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lunedì 24 settembre 2018

Gian Maria Volonté

Data nascita: 9 Aprile 1933 (Ariete), Milano (Italia)
Data morte: 6 Dicembre 1994 (61 anni), Florina (Grecia)

La Stampa

Lietta Tornabuoni

Grandissimo attore, ha recitato le maschere del potere e dell'impotenza d'Italia, i protagonisti della violenza, della mitezza paziente e delle zone torbide d'ambiguità, il bene, il male, la reticenza: come i veri grandi, la cui ambizione eroica e impossibile è sempre quella di rappresentare tutto. Uomo coraggioso e morale, ha fatto le sue scelte con coerenza senza rinunce nei momenti difficili, senza compromessi né viltà. È stato il più ideologico degli attori italiani: non per passione d'ideologia o perché fosse di sinistra o partecipasse a manifestazioni o si esibisse nel teatro di strada, ma perché ha voluto, cercato e spesso avuto ruoli forti significativi, personaggi da vivere e far vivere, non da indossare come vestiti. [...] »

Il Messaggero

Leonardo Jattarelli

Volontè, il “pensattore”. L’uomo del sociale, l’attivista politico prima che l’interprete. Il volto serio e non serioso prima che la maschera. Quel volto di chi coscientemente decide di stare dietro un obiettivo o su un palcoscenico «per una scelta esistenziale: ”no” alle forze conservatrici, sì alle filosofie progressiste». Il ribelle a modo suo, eternamente schivo, l’anticonformista a costo di tutto, l’intellettuale per il quale ogni cosa è politica «e il cinema apolitico è solo un’invenzione del cattivo giornalismo». Gian Maria Volontè, il 6 dicembre del ’94 a 61 anni moriva a Florina, in Grecia, sul set de Lo sguardo di Ulisse di Theo Anghelopoulos. E oggi, a dieci anni dalla sua scomparsa, oggi che non solo il mondo del cinema ma anche tv e istituzioni universitarie gli tributano il giusto omaggio, ci manca forse più di qualsiasi altro grande attore italiano che dal dopoguerra abbia attraversato una porzione di storia del nostro Paese. [...] »

Il Manifesto

Roberto Silvestri

Vale la pena rischiare di morire girando un film? E se ti dirige Angelopoulos? Gian Maria Volonté morì proprio sul set, durissimo, faticosissimo, di Lo sguardo di Ulisse, nel `94. A 10 anni di distanza il monopolio satellitare Sky e il comune di Roma (più Fandango, Ambra Jovinelli, Csc, Achivio audiovisivo del movimento operaio e teatro Ateneo) dedicano al più ribelle e mai riconciliato dei grandi attori italiani del cinema, non solo italiano, una serie di omaggi. Martedì alle 19.50 Sky Cinema Classics presenta Indagine su un cittadino di nome Volonté, documentario inedito di Andrea Bettinetti, con una sua rara intervista tv, dell'ottobre '92, al programma uruguayano Hablamos. [...] »

Il mattino

Marco Ciriello

Un pazzo con mille voci dentro. Gran bella faccia: sguardo malinconico, zigomi alti, corpo greco. Estremo, testardo, libero. Gian Maria Volonté, attore schizofrenico, un pendolo fra storia e coscienza italiana, sempre pronto a mutare, disposto a saltare da un capo all’altro dell’animo umano, a destreggiarsi, confrontarsi, calarsi in personaggi meravigliosi, dubbi, eccentrici, miseri. Maestro e ribelle. Capo e cane sciolto. Camaleontico sullo schermo, cocciuto, fermo sostenitore della sinistra nella realtà. Mettendo in fila i suoi personaggi si potrebbe tratteggiare una diversa storia d’Italia, vista attraverso l’interiorità del nostro carattere. Lui ha saputo scegliere e mettere a nudo - portandolo sullo schermo - il meglio e il peggio del nostro animo, quello espresso da una minoranza schizzata verso i poli dell’eccelso e del male: prendete i due Moro, quello sciasciano - una maschera del potere - in Todo modo di Elio Petri e quello del sequestro ne Il caso Moro - statista, vittima, grande uomo, delicato e spirituale - di Giuseppe Ferrara. [...] »

Film TV

Aldo Fittante

Gian Maria Volonté aveva il volto scavato dal talento. Era un curioso, voleva sapere tutto. Ciò che stava davanti e ciò che rimaneva nascosto dietro, quello che si poteva dire e j mille misteri di un paese che non lo ha mai amato come meritava e che lui stesso contestava e rimetteva in discussione con la sua arte, ma anche con la sua militanza politica. È stato un caso unico, un caso raro. E infatti è stato il Caso Mattei e il Caso Moro, ha ridipinto le manie, i tic, i vezzi, le oscurità del potere dei più importanti personaggi dei dopoguerra, dai citati industriali e statisti (il leader della Dc addirittura due volte) ai direttori di giornale (seppur non citati espressamente, “era” Ottone in Sbatti il mostro in prima pagina ed “era” Scalfari in Tre colonne in cronaca), dai mafiosiillustri (Lucky Luciano) ai criminali che colpirono l’immaginario popolare (il CavaIlero di Banditi a Milano). [...] »

Serena d’Arbela

Prima parte
Gian Maria Volonté, grande attore del cinema italiano, è scomparso improvvisamente, in Grecia, mentre stava girando Lo sguardo di Ulisse di Theo Anghelopoulos. La sua morte suscita il rammarico di tutti coloro che hanno a cuore il film d’impegno e di significato civile. E ricordandolo non si potrà tacere una riflessione sull’ottusità di chi soprattutto negli anni Ottanta non ha voluto offrirgli occasioni adeguate. Gian Maria Volonté è stato per il nostro schermo ben più di un attore; è stato una fonte e un testimone dei travagli degli anni dal ‘60 in poi delle aspirazioni sociali, e delle loro radici, delle trame sotterranee che hanno solcato e solcano la vita politica nazionale e internazionale. [...] »

Serena d’Arbela

Seconda parte
Ricordiamo Emilio protagonista di Il sospetto di Maselli (1974), l’operaio comunista fuoriuscito in Francia, rientrato clandestinamente in Italia per ricostituire il centro del partito decimato dagli arresti. Volonté entra nella parte di quest’uomo chiuso che, caduto in disgrazia presso i compagni per le sue simpatie trozkiste, vuole riconquistarne la fiducia. Immagine riuscita di un militante dei difficili anni ‘30 che si è dato alla causa fino in fondo sfidando i tranelli della polizia fascista in un terreno infido dove chiunque può trasformarsi in un delatore. E nello stesso tempo ritratto evocato-re di un clima politico eccezionale in cui all’interno del movimento operaio affiorano episodi foschi. [...] »

Sergio Donati

Il film Il mostro fu offerto a Volontè, che era allora, nei primi anni '70, il massimo. A Gianmaria piacque moltissimo quel “dietro le quinte” di un giornalismo cinico e cialtrone, ma in quel momento si sentiva troppo “impegnato” per girare un semplice “film noir”. E mi convinse a rielaborare lo stesso tema sull'attualità più bruciante di quei giorni: nacque così Sbatti il mostro in prima pagina, che dopo varie vicissitudini finì diretto (e politicamente esasperato e stravolto fino alla pallosa predicazione) da Marco Bellocchio.
Il precedente “mostro” rimase in giro per scrivanie di distributori e produttori finché qualche anno dopo fece innamorare quello splendido regista che era Luigi Zampa. [...] »



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