Sorprendente e inconfondibile voce del cinema e della televisione contemporanei, Emerald Fennell è un'artista capace di muoversi con naturalezza tra recitazione, scrittura e regia, trasformando ogni progetto in una ragnatela di tensione, ironia e inquietudine ben calibrate anche nell'eccesso. Formata nei drammi in costume e rivelatasi al grande pubblico con ruoli iconici, la Fennell ha rapidamente dimostrato di possedere un immaginario autoriale feroce e lucidissimo. La sua poetica si nutre di un'ossessione raffinatissima per i contrasti: l'erotismo nella morte, l'oscurità nella luce, il glamour nella violenza sotterranea, l'eleganza formale nella crudeltà delle dinamiche sociali.
Dopo aver ridefinito il thriller contemporaneo con Una donna promettente, intrecciando vendetta, trauma e humour nero in un'opera che le è valsa l'Oscar per la sceneggiatura originale e che l'ha consacrata come una regista capace di parlare del presente con precisione chirurgica, in Saltburn ha spinto ancora oltre il suo sguardo provocatorio, esplorando desiderio, privilegio e ossessione attraverso un'estetica sensuale e disturbante. Nessuno direbbe mai che dietro la sua giunonica ed eterea eleganza britannica si nasconde un'autrice che non teme di affrontare tabù, di smontare miti culturali e di raccontare il potere, soprattutto quello che si esercita nei silenzi, nelle omissioni, nelle relazioni sbilanciate.
Che lavori per la BBC, per Netflix o per il cinema, in una crescente influenza nell'industria, Fennell si conferma una creatrice-distruttrice delle regole letterarie e cinematografiche, che riscrive, sovverte e incendia. Forza autoriale della sua generazione, porta con sé una firma riconoscibile, dove i tratti curvi che compongono il suo nome sono segni di storie che seducono e appassionano e di personaggi femminili complessi e taglienti, spinti oltre l'estremo morale dal suo raro coraggio narrativo.
Studi
Nata a Londra nel 1985 dal noto designer di gioielli Theo Fennell e dalla scrittrice e sceneggiatrice Louise Fennell, Emerald Fennell cresce nell'alta società britannica assieme alla sorella, la futura stilista di moda Coco Fennell. Studentessa del prestigioso Marlborough College, frequentato da figure come Catherine Middleton, studia poi inglese a Greyfriars, dove recita in opere teatrali universitarie e viene notata da Lindy King, talent scout della United Agents.
Debutto in tv
A soli vent'anni appare così in un episodio del crime drama Trial & Retribution, passando poi a New Tricks - Nuove tracce per vecchie volpi, Any Human Heart e al film tv Molly Cooper - Omicidio sul fronte. Dal 2013 al 2017 entra nel cast di L'amore e la vita - Call the Midwife, nel ruolo di Patsy Mount, un'infermiera e ostetrica del Nonnatus House con un passato doloroso che emerge lentamente nel corso delle stagioni.
Camilla Parker Bowles in The Crown
Dopo essere apparsa in Victoria (2017), tra il 2019 e il 2020 viene candidata agli Emmy come miglior attrice non protagonista in una serie drammatica grazie al ruolo di Camilla Parker Bowles in The Crown. Molto apprezzata dalla critica per essere riuscita a trasformare un personaggio spesso ridotto a caricatura in una figura sorprendentemente tridimensionale, complessa e umanissima, in un contesto dove ogni ruolo è carico di aspettative e pregiudizi culturali, la Fennell ha scelto una strada diversa. Invece di imitare Camilla, ne ha colto l'essenza emotiva, restituendo una donna ironica, vulnerabile, intelligente e profondamente consapevole del proprio ruolo all'interno di una dinamica sentimentale impossibile.
La sua capacità di rendere Camilla empatica senza assolverla, la finezza con cui ha mostrato il suo rapporto con Carlo come qualcosa di autentico e doloroso e il modo in cui ha incarnato la "normalità" di una donna che non appartiene davvero alla famiglia reale ma ne viene risucchiata, ha portato sullo schermo un equilibrio drammatico raro che, in un panorama televisivo americano molto sensibile alle interpretazioni sfumate e anti-manichee, ha colpito nel segno. Non una villain, non la nemica di Lady Diana, ma una persona come lei, fatta di desideri e fragilità.
Il debutto al cinema come attrice
Il debutto cinematografico avviene invece nel 2010, quando Bernard Rose la sceglie per Mr. Nice. Verrà poi diretta in piccole parti da Rodrigo García (Albert Nobbs, 2011), Joe Wright (Anna Karenina, Pan - Viaggio sull'isola che non c'è), Tom Hooper (The Danish Girl, 2015). Poi, dopo Vita & Virginia (2018), entrerà a far parte del nutrito cast di Barbie (2023) diretta da Greta Gerwig.
La candidatura agli Emmy e ai Golden Globe per Killing Eve
Inaspettatamente, nel 2019 passerà alla sceneggiatura, firmando sei episodi della seconda stagione di Killing Eve. Puntate accolte in maniera entusiasta dalla critica perché, come autrice televisiva, la Fennell dimostra di saper preservare l'identità brillante, imprevedibile e sensuale della serie, portandola però in una direzione ancora più audace e personale. Comprendendo perfettamente il cuore del progetto (il rapporto di attrazione, repulsione e dipendenza tra Eve e Villanelle), ha infatti intensificato la dinamica tra le protagoniste, rendendola più psicologica, più disturbante e più intima, senza mai perdere l'ironia tagliente che caratterizza la serie.
Lontana (ma non troppo) da Phoebe Waller-Bridge, equilibrando toni opposti, introducendo una struttura più serrata e dando a Villanelle alcune delle sue battute più memorabili (che hanno rafforzato il suo status di anti-eroina iconica), ha ampliato il mondo della serie senza disperderlo, approfondendo i personaggi secondari e rendendo più complesso il gioco di potere tra le varie fazioni. Il risultato è una stagione che non solo regge il confronto con la precedente, ma che per molti critici la supera in audacia e coerenza tonale, tanto da essere degna di una candidatura ai Golden Globe e agli Emmy.
Il cortometraggio
Nel 2018 la Fennell firma anche il cortometraggio Careful How You Go, che racconta micro-situazioni quotidiane in cui una donna manipola altre donne con una gentilezza inquietante, trasformando gesti banali in strumenti di controllo. Una scelta narrativa che ha colpito per la sua originalità: non il mostrare la violenza esplicita, ma la messa in scena della violenza sociale, quella che si consuma nei dettagli, nei sorrisi, nelle piccole umiliazioni che passano inosservate.
L'Oscar per la migliore sceneggiatura originale
L'Oscar per la migliore sceneggiatura originale arriva invece quando passa dietro la cinepresa come regista di Una donna promettente (2020), che racconta la storia di Cassie, una ragazza che di notte finge di essere ubriaca per smascherare uomini pronti ad approfittarsi di lei, mentre di giorno vive intrappolata nel trauma della sua migliore amica, vittima di una violenza mai riconosciuta. Quando un incontro del passato riemerge, Cassie decide di portare a termine un piano di giustizia personale che la conduce verso un finale tanto sconvolgente quanto inevitabile.
L'Academy premia la Fennell per aver sovvertito con intelligenza i codici del revenge movie, costruendo un racconto che sfugge a ogni aspettativa e costringe lo spettatore a rinegoziare continuamente la propria posizione morale. Alternando con precisione chirurgica toni da commedia romantica, thriller e dramma, pur mantenendo sempre un controllo totale del ritmo e del sottotesto, mentre al centro pone una protagonista femminile scomoda, contraddittoria, lontana da qualsiasi modello conciliatorio, ammalia il pubblico con la sua riflessione sul consenso e sulle dinamiche culturali che proteggono gli aggressori. Uno script che è un congegno di affilata vendetta, reso attraverso situazioni quotidiane e rapidi dialoghi, senza didascalismi né proclami, trasformando la normalità in un luogo di inquietudini.
L'ironia tagliente, la capacità di far convivere leggerezza e orrore e soprattutto un finale coraggioso, divisivo e indimenticabile hanno contribuito a far percepire la sceneggiatura come un'opera radicale e necessaria, riconoscendo una nuova voce autoriale, tanto da candidarla anche per il miglior film e la miglior regia, non solo agli Oscar, ma anche ai BAFTA.
Altri film
Si spingerà ben oltre con l'incredibile Saltburn (2023), che segue le vicende di Oliver Quick, uno studente solitario invitato dal carismatico e privilegiato Felix Catton a trascorrere l'estate nella sua immensa tenuta aristocratica. Quello che inizia come un sogno di inclusione si trasforma lentamente in un viaggio oscuro fatto di desiderio, ossessione e inganni di potere sempre più disturbanti. Diventato un piccolo cult grazie a maestose scene pop di seduzione sociale e psicologica, nonché a un'estetica ipnotica, barocca e sensuale, Saltburn ha catturato l'immaginario del pubblico, smontando il mito dell'aristocrazia britannica con ironia crudele e costruendo un thriller che oscilla tra il grottesco e il tragico senza mai perdere controllo.
Nel 2026 dirige anche la sua versione di Cime tempestose.
Librettista
Anche librettista, firma Cinderella (2021), un musical di Andrew Lloyd Webber.
Vita privata
Emerald Fennell è sposata con il regista e produttore Chris Vernon, dal quale ha avuto due figli.