Il film indaga una delle figure più affascinanti e complesse dell'intero secolo scorso, colei che la stessa fotografa berlinese Marianne Breslauer descrisse come "la più bella creatura mai incontrata".
La "generazione perduta" degli anni '30 in Svizzera ha avuto il suo simbolo in Annemarie Schwarzenbach: scrittrice di talento, fotografa, lesbica, dipendente da morfina ed altre svariate droghe, giramondo, con ammaliante fascino androgino e - con grande disappunto della sua tirannica madre filo-nazista - anche anti-fascista. Dal 1942, anno in cui morì ancora giovanissima, la sua storia viene dimenticata fino a quando, a metà degli anni '80, i suoi libri iniziano ad essere ripubblicati e la sua biografia ricostruita. Oggi, nella Citè, sedici giovani attori partecipano ad un provino per interpretare la brillante e affascinante figura della romanziera svizzera.