La crisi della classe media raccontata attraverso storie personali, interviste e approfondimenti di economisti e sociologi.
Il film indaga sull'identità dei nuovi poveri e sulle dinamiche che hanno portato alla recessione mondiale. La crisi della classe media è raccontata attraverso storie personali, interviste e approfondimenti di economisti e sociologi. Ma la parte più importante e incisiva del documentario è quella in cui vengono analizzate e spiegate le ragioni che hanno portato alla presente situazione, utilizzando i racconti dei "protagonisti della crisi" pedinati al fine di capire come e cosa è cambiato nella loro vita quotidiana, quali tecniche abbiano messo a punto per fronteggiare la nuova situazione.
La prima parte è dedicata allo spopolamento dei territori marginali a favore dei nuclei industriali cittadini, la miseria del mondo contadino, le sofferenze. La fabbrica come rappresentazione di una nuova vita. il boom economico come cesura con il passato di stenti. Nella seconda parte si rimette in discussione il benessere acquisito dall'industrializzazione, affrontando il limite ecologico che lega indissolubilmente l'uomo al suo "habitat".
Specializzato in ritratti documentari d'artisti, scrittori e cineasti, François Lévy-Kuentz si concentra sugli esponenti dell'espressionismo astratto americano, come Pollock, Rothko, de Kooning, che nella New York del secondo dopoguerra, nuovo cuore pulsante dell'arte mondiale, sentono che l'arte non può più essere la stessa e scelgono di rappresentare il mondo secondo i canoni rivoluzionari della pura astrazione.
Partendo dalla colonizzazione italiana e attraversando le varie dominazioni straniere, il film descrive la vita degli ebrei libici prima della loro dispersione; una vita vissuta assieme alla popolazione araba in una difficile coesistenza che nel dopoguerra spesso veniva interrotta da tumulti violenti carichi di odio verso gli ebrei.
Ad essere descritte dettagliatamente le settimane di angoscia e di violenza che gli ebrei subirono fino alla loro cacciata, così come avvenne per gli italiani cattolici tre anni dopo con l'avvento di Mu'ammar Gheddafi. Una storia molto italiana, spiegano Gabbai e Meghnagi, "che appartiene alla nostra memoria storica rievocata dalle testimonianze dirette e dai materiali d'archivio inediti dell'Istituto Luce".
Una lotta di genere e di dignità lavorativa nata dai bassifondi della società brasiliana.
Un gruppo di prostitute a Rio de Janeiro, che combatte per il riconoscimento dei diritti e per ridurre il pregiudizio nei propri confronti, crea una griffe che rapidamente invade le sfilate di moda brasiliane. Queste donne sono ora pronte a cavalcare le passerelle internazionali e a trasformarle in occasioni attraverso cui ottenere visibilità per la loro causa. La griffe allunga il passo oltreoceano, ottenendo tanto il supporto del Ministero della Salute brasiliano quanto l'approvazione, da parte dello stesso Governo, perché la prostituzione venga inserita tra i lavori ufficialmente riconosciuti dalla legge dello Stato.