| Titolo internazionale | A Woman's Life |
| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Charline Bourgeois-Tacquet |
| Attori | Yumi Narita, Marie-Christine Barrault, Charles Berling, Laurent Capelluto Léa Drucker, Mélanie Thierry. |
| MYmonetro | 2,79 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 14 maggio 2026
Un film che esplora il crollo delle certezze e il peso delle scelte di vita.
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CONSIGLIATO SÌ
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Gabrielle Conti ama il suo lavoro, ama suo marito e i figli di suo marito, perché lei ha scelto di non averne. Consacrata al lavoro, è chirurgo maxillo-facciale e chef de service in un ospedale pubblico. La maggior parte del tempo guarda la vita attraverso un microscopio operatorio, ma il suo intervento va oltre la superficie ristretta dei suoi pazienti. Infaticabile e ostinata, si prende cura della madre affetta da Alzheimer, si preoccupa dello stage del figliastro, avvia un programma di formazione a beneficio dei soldati e dei civili sfigurati dalla guerra in Ucraina, incontra una scrittrice che fa ricerche per un romanzo sul suo dipartimento. Con lei, improvvisamente, sente il bisogno di fermarsi, di andare altrove. Il tempo di riprendere fiato. Salire e ricadere, in piedi.
Dopo Gli amori di Anaïs, gioioso racconto di formazione accomodato nell'universo agiato e letterario di Saint-Germain-des-Prés, Charline Bourgeois-Tacquet, che ama (tanto) le attrici, disegna un altro ritratto femminile vivido e profondo.
Anaïs Demoustier, cede il posto a Léa Drucker che per le sue scelte e quella sua maniera competente di imporsi nel paesaggio cinematografico francese a un'età dove i ruoli sono rari per le attrici, contribuisce ad allargare il campo del possibile. Sperimentando questa volta uno stato di resa, di sensualità e di vulnerabilità, l'attrice incarna la vita di una donna senza farne mai un manifesto né una rivendicazione. Piena di intelligenza e di umanità, la sua eroina ha privilegiato la realizzazione professione e personale, non ha figli, ama quelli degli altri quanto quello che ha costruito e sta bene così.
È un corpo in movimento ma non alla maniera vertiginosa di Laure Calamy (Full Time - Al cento per cento). Gabrielle è al passo su tutti i fronti, gestisce disinvolta la pressione come il suo team, sempre in ritardo sul tempo, e riflette tutta la sicurezza dell'esercizio. È una figura rara sullo schermo, centrata e rassicurante anche quando il suo ospedale cade a pezzi, il suo vice dà le dimissioni e la madre scivola nella demenza. Tra responsabilità assunte e azioni cumulative, diventa il soggetto di un romanzo. Libro galeotto e tutto da scrivere, che farà deragliare dolcemente la sua routine e il film.
Cambia registro, Charline Bourgeois-Tacquet, cambia stagione della vita ma prosegue la sua esplorazione del desiderio, del suo flusso e della sua espressione, in un'opera seconda che attribuisce un'importanza predominante alla dimensione intellettuale nelle relazioni intime. Spostando sentimentalmente la sua eroina da un contesto urbano a un paesaggio alpino, certificato dalla presenza di Erri De Luca, La vie d'une femme rallenta il ritmo e acquista leggerezza nella seconda parte, riflettendo nei luoghi l'incontro che si svolge tra Léa Drucker e Mélanie Thierry, nel ruolo di Frida, amante bruna e autrice del libro.
Le due donne sono attratte l'una dall'altra, una manifesta apertamente la sua attrazione, l'altra resiste appena e poi si abbandona al gioco del corteggiamento, che volge presto in sentimento, condiviso e poi disatteso. Ma poco importa, perché l'amore, incandescente come il cinema, anche quando è frustrante e fugace, arricchisce la vita.
soltanto un altro passaggio esistenziale per questa protagonista intrepida, (im)perfetta e in lotta permanente contro la propria caduta. Una protagonista che almeno in due occasioni significative dovrà giustificare la sua indipendenza, una difesa e un'illustrazione della donna senza figli, moglie e amante e professionista, agita da un appetito di vita e di felicità. Dotata di una complessità maggiore, suscita ammirazione e rende contagiosa la sua splendida umanità, scandita in capitoli che riprendono in ordine sparso una parola, un gesto o un progetto narrativo per de-programmarsi e de-programmare ogni cosa. Quasi una richiesta d'evasione dentro una vita intransigente come il film sullo stato di una società sotto pressione, con servizi pubblici che reggono (e riparano) grazie alla convinzione e all'energia di donne come Gabrielle.
Ritratto di donna in 11 capitoli: chirurga maxillofacciale sposata al mestiere, fieramente indipendente, Gabrielle vive i suoi legami - col marito, col collega insostituibile, con la madre smarrita nell'Alzheimer, con una donna che accende in lei la passione - come felici accidenti sulla strada dritta e frenetica di una vita da professionista, entusiasta anche quando esausta.