| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Steve Saint Leger, Antonio Le Fosse, Nicola Sorcinelli |
| Attori | Michela De Rossi, Ivana Lotito, Matilda Anna Ingrid Lutz, Marlon Joubert Orlando Cinque, Federico Ielapi, Ernesto D'Argenio, Lorenzo de Moor, Nando Paone, Alessio Praticò, Giuseppe Lo Piccolo, Josafat Vagni, Leon de La Vallée, Gianmarco Vettori, Simone Corbisiero, Pietro Micci, Giulio Beranek, Astrid Casali, Simone Proietti. |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 20 maggio 2024
Nel XIX secolo, quando le terre meridionali dell'Italia sono territorio di banditi, Filomena fugge dalla sua vita agiata ma triste per condurre una rischiosa caccia al tesoro.
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CONSIGLIATO NÌ
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Sud Italia, 1862. Il regno di Vittorio Emanuele II esercita il controllo sul Meridione dopo la proclamazione dello Stato italiano unitario. La giovane popolana Filomena De Marco, sposata a un ricco possidente che la maltratta, uccide il marito durante un violento litigio e scappa, imbattendosi in un gruppo di briganti a cui decide di unirsi. Il cacciatore di taglie Giuseppe Schiavone detto Sparviero è alla ricerca dell'oro del Sud, nascosto tempo addietro da un generale di Garibaldi.
Le loro strade si incroceranno in una caccia al tesoro che coinvolgerà anche la brigantessa Michelina De Cesare con la sua banda, e lo spietato generale Fumel, a capo delle truppe piemontesi e deciso a sopprimere i movimenti del brigantaggio.
Al netto delle licenze storiche, la serie vanta una buona cura formale ma manca di un'identità ben definita; e la ricerca del tesoro non coinvolge come potrebbe.
Creata dal collettivo GRAMS (Re Salvador, Eleonora Trucchi, Giacomo Mazzariol, Marco Raspanti e Antonio Le Fosse, anche regista con Steve Saint Leger e Nicola Sorcinelli), la serie trae ispirazione da alcuni personaggi realmente esistiti - Filomena, Sparviero, la banda dei Monaco, la brigantessa Michelina De Cesare, il colonello Pietro Fumel - per sviluppare una sorta di controstoria dal punto di vista degli sconfitti. Giuseppe Schiavone viene in effetti presentato come un fuorilegge che in precedenza ha combattuto per Garibaldi, salvo poi restare deluso dalle promesse tradite dopo l'unità d'Italia. L'intero fenomeno del brigantaggio viene romanticizzato sino ad essere ridotto ad eroica ribellione contro i soprusi dei governanti piemontesi. Una narrazione nella quale emergono con forza le figure femminili, da Filomena a Ciccilla (che guida la banda dei Monaco assieme al marito Pietro) fino alla misteriosa Michelina, "la donna che libererà il Sud" secondo una profezia diffusa.
Il problema di Briganti non è comunque l'inesattezza storica o il revisionismo post-unitario. La ricostruzione di fantasia è accettabile in quanto funzionale al racconto, ed è anzi coraggioso il tentativo di percorrere il sentiero del period drama ambientando una storia dai tratti western nel Mezzogiorno in un momento fondante della nostra nazione.
Anche la cura formale, dalla fotografia ai costumi, è all'altezza delle migliori produzioni Netflix, come la scelta del cast, tra cui brilla il volto cinematografico di Marlon Joubert (già fattosi notare in È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino), che nel ruolo dello Sparviero strizza l'occhio al Biondo di Clint Eastwood nella trilogia del dollaro di Sergio Leone.
Ciò che non va nella serie è l'assenza di un'identità ben definita. Mancano la tensione e l'interesse per la ricerca dell'oro, e dall'altro lato una riflessione più ampia e approfondita sullo stato italiano nascente. La scrittura non riesce a rendere davvero avvincente lo sviluppo della trama, e nemmeno i protagonisti e i legami che si instaurano tra loro. Il colpo di scena finale, con l'apparizione di due nuovi personaggi, rimanda a una eventuale seconda stagione - in base alle valutazioni che farà Netflix - nella quale provare a rilanciare le ambizioni del progetto, a patto di imboccare una direzione più precisa e senza cedimenti alla retorica (una frase come "non è per l'oro, ma per la libertà!" i personaggi dei western di Leone non l'avrebbero mai cantata).
Una una serie Netflix su un argomento che oggi si direbbe divisivo: la versione degli sconfitti nella guerra per l'unitá d' Italia e nella successiva repressione per la " pacificazione " del paese ossia l'imposizione, giusta o sbagliata che fosse, della visione " piemontese" dello Stato. Un sovrano che si proclama Re d' Italia ma impone lo statuto del Piemonte [...] Vai alla recensione »
Non è ottimo ma è un buon telefilm, belli i costumi e in parte bravi gli attori che non conoscevo, grazie ai sottotitoli ho potuto capire quando parlavano nel loro dialetto, da vedere ma se avete qualcosa di meglio da fare ... fatelo.