| Anno | 2023 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Alessandro Siani |
| Attori | Alessandro Siani, Max Tortora, Matilde Gioli, Maria Di Biase, Yari Gugliucci Cecilia Dazzi, Germano Lanzoni, Miloud Mourad Benamara, Stella Pecollo, Gianni Fantoni. |
| Uscita | martedì 14 febbraio 2023 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 1,95 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 5 febbraio 2023
Lorenzo ha un'agenzia molto particolare: offre amici a noleggio. Quando sarà lui ad aver bisogno di un amico tutto si scompiglierà e la vita di Lorenzo cambierà definitivamente. In Italia al Box Office Tramite Amicizia ha incassato 3 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Lorenzo (Alessandro Siani) è il proprietario di un'agenzia, "Tramite amicizia", in cui si offre come amico a noleggio. Affabile, premuroso, gentile, è l'amico perfetto... Questa volta però a chiedergli aiuto sono i suoi stessi familiari, dipendenti di una fabbrica di dolci che il proprietario, Alberto Dessè (Max Tortora), sentendosi estremamente solo, vuole vendere mettendo dunque a rischio centinaia di posti lavoro. Lorenzo dovrà quindi lanciarsi nella missione (im)possibile di diventare suo amico per cercare di convincerlo a cambiare idea.
Alessandro Siani tocca i temi dell'amicizia, del lavoro che non c'è e della solitudine postcovid attraverso una comicità trattenuta, fin troppo pensata e mediata. Convincente prova dei molti caratteristi.
La buona notizia è che il cinema italiano è vivo grazie all'apporto dei tanti attori cosiddetti caratteristi. Un po' come ne Il grande giorno di Massimo Venier con Aldo, Giovanni e Giacomo e, appunto, in Tramite amicizia dove troviamo un corollario di comprimari perfetti che sostiene tutto il film. A parte le prove dei coprotagonisti, Max Tortora e Matilde Gioli, e quella un po' acerba della influencer Valeria Angione (più navigato il collega Claudio Colica), convincono le altre caratterizzazioni femminili di Debora Villa, Teresa Del Vecchio e di Maria Di Biase che riesce sempre a dare il giusto tocco surreale ai suoi personaggi. Per finire con quella sontuosa di Pippo Santonastaso (ed è bello che qualcuno si ricordi di chi ha contribuito a innovare il cabaret e la tv italiana) che però gira un po' a vuoto in un ruolo debole.
Mentre l'arrivo nel film del francese Bruno Gouery (Emily in Paris, White Lotus...) appare incongruo come la lunga sequenza della rapina in autogrill di cui è protagonista, una sorta di film (cortometraggio) nel film, dove appare anche fuori tono e fuori luogo il commissario interpretato dal survoltato Germano Lanzoni, noto per Il Milanese Imbruttito e forse presente anch'egli qui con l'obiettivo di 'de-territorializzare' la comicità partenopeocentrica di Siani.
E poi c'è, appunto, Alessandro Siani. Perché Tramite amicizia "è", come sempre, Alessandro Siani che ha scritto il film, dal titolo per la verità un po' ermetico e poco immediato, con il fido Gianluca Ansanelli e la collaborazione - immaginiamo per i dialoghi più legati all'attualità - di Fabrizio Testini (storico autore di Ficarra e Picone) sostituto di Tito Buffulini presente nei precedenti film del comico napoletano (Si accettano miracoli e Chi ha incastrato Babbo Natale).
La scommessa però è molto più azzardata che in passato perché, fin dai primi istanti, la messa in scena lavora su uno dei tabù del cinema, ossia lo sguardo in macchina con Siani che ci racconta la storia del suo personaggio e della sua agenzia di amicizia in prestito. Qui siamo oltre la rottura di qualsiasi fantasmatica quarta parete perché Siani ammicca e cerca disperatamente la complicità dello spettatore che speriamo - e lo scriviamo sinceramente - gliela concederà.
Ma certo il gioco di rimandi si fa addirittura pericolosissimo quando diventa anche oltremodo autoironico come nella sequenza (anche questa molto lunga) nella casa d'aste in cui il personaggio di Siani fa una battuta quasi imbarazzante a quello di Tortora la cui espressione del volto potrebbe riflettere quella di molti spettatori lungo tutto il film.
Siamo ovviamente d'accordo sul fatto che la comicità non sia un meccanismo univoco che possa andare bene sempre per tutti però è la costruzione dell'intero film, con le battute fin troppo pensate, con una comicità trattenuta, rallentata nei tempi comici in maniera quasi estenuata tanto da non sorprendere quasi mai perché, nel frattempo, già ci si immagina il finale dello sketch o il risvolto della battuta, a togliere qualsiasi spontaneità che Siani ha sicuramente avuto in altri suoi lavori in cui la solida esperienza a contatto diretto con il pubblico, quindi senza mediazioni, si faceva sentire di più. A farne le spese sono soprattutto i momenti in tandem Siani/Tortora in cui non è chiaro chi sia la spalla dell'altro.
C'è la speranza, sempre frustrata durante il film, di essere sorpresi da un guizzo, da un affondo comico, magari dall'idea di portare alle estreme conseguenze una situazione potenzialmente esplosiva, come nella sequenza in cui il personaggio di Max Tortora va a Parigi a trovare la sua ex fiamma che s'è data al poliamore. A interpretarla c'è Cecilia Dazzi un po' spaesata per via di un personaggio appiccicato in una storia che a un certo punto ha già virato sull'on the road che quasi mai è una via di fuga riuscita delle commedia italiane contemporanee.
Potremmo sorvolare sul tono macchiettistico della 'comune' francese ritratta in maniera fin troppo stereotipata, se non fosse che il tono favolistico pervade tutto il film che però, trattando anche temi importanti, sociali e umani, come quello della perdita del lavoro, che - ricordiamolo - è un dramma alla pari peraltro della solitudine al centro della sceneggiatura, finisce per sminuirne il senso. Togliendo alla commedia italiana il lato agro che dà dignità a quello dolce soprattutto quando contribuisce a smontare l'apparente felicità della nostra società.
Mi viene da chiedermi cosa pensino regista e attori quando rivedono questo film. È un qualcosa di veramente imbarazzante. Un'offesa per il cinema italiano. A siani dovrebbe essere proibito di fare qualsiasi film dopo una prova come questa. Per forza il cinema non si riprende. Uno spettacolo penoso dove la risata è la grande assente.
Commediola modesta, così fasulla da risultare disarmante: l'esilità del soggetto e il dilettantismo della sceneggiatura ricordano i musicarelli anni Sessanta, solo che qui non canta nessuno. Lo spunto è quello del tentativo dell'intraprendente Siani di confortare con l'amicizia l'imprenditore depresso Tortora, deciso a vendere la sua azienda licenziando tutti gli operai.