| Titolo originale | La tresse |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Canada, Italia, Belgio |
| Durata | 121 minuti |
| Regia di | Laetitia Colombani |
| Attori | Kim Raver, Fotinì Peluso, Mia Maelzer, Avi Nash, Manuela Ventura Francesco Marinelli, Sarah Abbott, Ilaria Cangialosi, Marcel Jeannin, Guendalina Losito, Bonnie Mak, Mimmo Mancini, Damon Runyan, Celeste Savino, Matthew Alan Taylor, Kenny Wong, Lydia Zadel, Lucia Zotti. |
| Uscita | giovedì 20 giugno 2024 |
| Distribuzione | Indigo Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,31 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 14 giugno 2024
Tre donne si ribellano alla sorte che è stata loro assegnata e decidono di lottare, tessendo inconsapevolmente una rete di speranza e solidarietà. In Italia al Box Office La treccia ha incassato 73,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Niyamatabad, India del nord. Una donna Tamil vive con la figlia e il marito ai margini della società, relegata al ruolo di intoccabile buona solo per pulire i bagni dei bramini. Quando la figlia, che lei ha mandato a scuola pagando profumatamente, viene percossa dall'insegnante bramino che vuole farle spazzare il pavimento della classe, la donna decide di fuggire al sud insieme alla bambina, lasciandosi dietro il marito pavido e indeciso. Monopoli. Giulia è figlia di un piccolo imprenditore pugliese che scolorisce e tinge quei capelli naturali che diventeranno parrucche. Ma il padre ha un incidente e la figlia viene informata dei suoi molti debiti.
Nel frattempo Giulia si innamora di un cooperante sikh, ignorando la corte serrata del figlio della famiglia ricca del paese. Montreal, Canada. Sarah Cohen è un'avvocatessa affermata con due divorzi alle spalle e tre figli da due padri diversi. Pur essendo molto devota al lavoro non dimentica di dare attenzioni ai ragazzi e cerca di essere perfetta in ogni situazione. Ma una malattia la coglierà alla sprovvista e metterà una seria ipoteca sul suo futuro.
La treccia, una coproduzione italo-belga in cui Indigo Film è responsabile della parte italiana, attraversa tre Paesi e le vite di tre donne coraggiose (la dedica finale è proprio al coraggio muliebre), collegandole solo alla fine tramite una parte del corpo femminile che spesso le rappresenta, ovvero i capelli: messi a rischio da un'industrializzazione selvaggia, o da cure mediche invasive, o dalla devozione alla religione.
La regista francese Laetitia Colombani, che si ritaglia un breve cammeo nei panni dell'insegnante della figlia maggiore di Sarah, dedica uno stile diverso a ciascun episodio con l'aiuto del direttore della fotografia Ronald Plante, ricreando credibilmente il sovraffollamento afoso dell'India, la luminosità mediterranea della Puglia e la fredda luce asettica degli ambienti di lavoro canadesi.
La trama non è sempre condivisibile: in particolare il comportamento di Sarah è difficile da comprendere, se non nell'ottica di una donna che ha sempre ritenuto di dover pensare a tutto da sola, nascondendo sentimenti e fragilità. Ma l'idea di unire tre storie al femminile all'insegna del riscatto e della forza d'animo è interessante, e impreziosita in particolare da due interpretazioni: una collaterale, ovvero quella di Manuela Ventura nei panni della madre di Giulia, e una centralissima, ovvero quella di Kim Raver (nota al pubblico televisivo come la dottoressa Teddy Altman di Grey's Anatomy e come Audrey Raines nella serie 24), intensissima nel ruolo dell'avvocatessa Sarah.
Le musiche di Ludovico Einaudi sottolineano (in modo talvolta un po' invadente) la drammaticità delle svolte narrative, e la scrittura di Sarah Kaminsky, che ha basato la sceneggiatura sul romanzo "La tresse" scritto dalla stessa regista Laetitia Colombani, a volte sfiora la retorica ma riesce ad evitare di caderci dentro, grazie all'asciuttezza della regia e alla bravura delle interpreti. La treccia illumina una condizione femminile complicata a qualunque latitudine, soprattutto laddove la disparità fra uomini e donne coinvolge (e travolge) tanto l'ambiente di lavoro quanto quello sociale e famigliare.
Titolo centrato per tre storie che hanno come elemento comune il coraggio delle donne che sa trasformare il dolore in opportunità per il futuro, alimentata da speranza e fiducia nella vita. Film in cui la profondità dei personaggi è raccontata in modo fluido attraverso una regia sapiente.
Tre donne, tre luoghi diversi. Niyamatabad nell’India del Nord, Monopoli in Italia e Montréal in Canada. Al centro del primo episodio c’è Smita, una giovane donna indiana che cerca di dare alla figlia un futuro migliore e fugge con lei verso il sud del paese. Nel secondo la protagonista è Giulia che lavora nella fabbrica di parrucche a conduzione familiare e che scopre, dopo un grave incidente che ha immobilizzato il padre in ospedale, che l’azienda è sul lastrico. Nel terzo episodio, Sarah è un avvocato di successo madre di tre figli che scopre di avere un tumore al seno proprio quando sta per essere promossa alla direzione dello studio. In La treccia, diretto dalla regista francese Laetitia Colombani che ha adattato il suo romanzo omonimo del 2017, la musica di Ludovico Einaudi accompagna l’inizio dei tre episodi. Le note del piano sottolineano subito i risvegli di Sinta, Giulia e Sarah.
È una musica che sembra cercare quasi una propria intimità con le tre protagoniste, che non prevale mai sugli ambienti ma che interagisce anche con i rumori di fondo, come per esempio le voci della famiglia della ragazza pugliese a colazione, il suono delle campane, il rumore della vespa o la sveglia dell’avvocato canadese. Ha un andamento lento e il tono di una melodia sentimentale che apre le vicende e poi diventa un leitmotiv ricorrente, quasi una sceneggiatura parallela, dove le note di Einaudi si sovrappongono alla scrittura. Esplora i moti interiori delle tre donne, le loro paure (Sinta che cammina per strada e poi si nasconde, Sarah che scoppia a piangere dopo la telefonata col padre) o anche i primi accenni di desiderio, come il primo sguardo tra Giulia e il ragazzo sikh mentre viene portato via dai carabinieri. Il compositore e pianista torinese ha sempre lasciato un’impronta fortemente riconoscibile sia nelle collaborazioni con registi italiani come Giuseppe Piccioni (Luce dei miei occhi, Fuori dal mondo), Sergio Rubini (Il grande spirito (guarda la video recensione)) e Roberto Andò (Sotto falso nome) sia in quelle con i cineasti internazionali come Chloé Zhao (Nomadland), Olivier Nakache ed Èric Toledano (Quasi amici), Florian Zeller (The Father. Nulla è come sembra) e Hirokazu Kore-eda (Il terzo omicidio). Anche in La treccia il suo stile è immediatamente identificabile e la sua colonna sonora entra subito in testa. Il motivo ricorrente può essere accennato oppure prolungato e mette in rilievo alcune delle scene più drammatiche in cui Giulia è in ospedale vicino al padre mentre è ricoverato in terapia intensiva o Sarah che è in macchina dopo aver salutato e i suoi figli e sta affrontando da sola i propri demoni.
Se avete voglia di un film che vi faccia viaggiare, riflettere e motivare, La treccia di Laetitia Colombani è quello che fa per voi. Racconta l’avventura di tre donne diverse per età, provenienza, cultura e stili di vita. Vivono in tre paesi diversi, India, Italia e Canada. Le loro storie sembrano lontanissime tra loro, eppure, verso la fine del film, capiremo cosa le tiene indissolubilmente intrecciate.
Smita, Giulia e Sarah, interpretate rispettivamente da Kim Raver, Fotinì Peluso, Mia Maelzer, sono tre personaggi indomiti, ribelli, decise a lottare contro la condizione ingiusta in cui si trovano. Non accettano passivamente il loro destino, non vivono pacificamente la situazione in cui si trovano e non si arrendono al fatto che le cose siano “sempre andate così”.
A partire da Smita, la cui storia è talmente forte e incisiva da aver meritato un film a parte. E’ una “intoccabile” indiana che non accetta che sua figlia sia tenuta a condurre la stessa vita di stenti e di diritti calpestati. Rinuncia a farsi una lastra ai polmoni per pagare affinché sua figlia possa andare a scuola, si infuria quando la vede tornare picchiata e sconvolta, così partirà e si metterà contro tutto e tutti pur di garantirle un futuro migliore. La regia non edulcora nulla, seguiamo con empatica preoccupazione le disavventure di questa donna che come ogni madre spera il meglio per sua figlia, dove per meglio si intende semplicemente una vita dignitosa. Le capiterà di tutto, ma il suo coraggio e il suo spirito indomito non l’abbandoneranno mai. Altrettanto determinata e volitiva, ma con molti più diritti, è l’instancabile Giulia, che lavora nell’azienda di famiglia dove si realizzano parrucche, azienda che scopre essere in procinto di fallire quando suo padre viene ricoverato. La preoccupazione per la salute del padre si mescola a quella per il fallimento dell’azienda e nel frattempo incontrerà un ragazzo indiano che scoprirà saggio e determinato come lei, e dovrà decidere se sottostare o meno alla proposta di un matrimonio combinato per risollevare le sorti economiche della famiglia. Più drammatica è la vicenda di Sarah, avvocato di successo che in nome della carriera ha trascurato tutto il resto, il matrimonio, il tempo con le figlie, la salute. Uno svenimento dopo la promessa di una promozione apre una voragine, la malattia è qualcosa che non avverte e non dà scampo, impone di fermarsi e curarsi.
Da questa tragedia Sarah imparerà che esiste un tempo altro e una rete di affetti vera, lontana dalle false promesse di chi ti lavora accanto senza mai “vederti” veramente.
L’intreccio delle tre storie è la peculiarità del film, suo pregio e difetto al tempo stesso. E’ chiara l’intenzione di far comprendere al pubblico come nessuna vita sia slegata dalle altre, tutte sono combinate nel sistema imperfetto del mondo, dove ogni azione compiuta inconsapevolmente ne agevola o complica un’altra dall’altra parte del globo. Tuttavia si tratta di storie dense, profonde, drammatiche, ognuna delle quali avrebbe meritato ancora più spazio e approfondimento a sé. Resta l’affresco di un femminile indomito, deciso a lottare e non arrendersi mai. Resta la sensazione che ci sia una parte del mondo sproporzionatamente più fortunata dell’altra, e che tutto ciò che discrimina e suddivide per classi sociali, religiose o di reddito sia quanto di più lontano dall’idea stessa di umanità. Resta un film non privo di difetti, e tuttavia capace di far riflettere e far allargare lo sguardo, con il pensiero che mentre lo guardiamo un numero indefinito di donne sta tentando di ribellarsi al proprio destino.
Tre storie di donne, tre storie di coraggio. Tre storie in tre continenti diversi. Tre destini che si sfiorano, che si toccano, nel passaggio di una treccia di capelli neri da un continente all’altro, da una vita all’altra, da una donna all’altra. Tre storie legate da quell’imponderabile “effetto farfalla”: quella legge della fisica che dice che il battito d’ali di una farfalla a Pechino può scatenare un uragano a New York.
Si toccano, le tre storie di donne in fuga raccontate da Laetitia Colombani ne La treccia, il film – in uscita in Italia il 20 giugno – che Laetitia ha tratto dal suo romanzo. Romanzo che, in Francia, è stato un caso editoriale, con oltre 5 milioni di copie vendute, e che ha trascinato il successo del film: 9 milioni di euro incassati.
Tre storie parallele, abbiamo detto. Tre donne in fuga dalle oppressioni, dalle umiliazioni. Chi a piedi nudi, chi in tailleur e tacchi, chi in sandali e jeans stropicciati fra le pietre dorate della Puglia. In India, nelle regioni più povere dell’Uttar Pradesh, fra i dalit, i paria, gli “intoccabili”, in un Canada ultramoderno e performativo, in un’Italia di piccola imprenditoria familiare. Dell’episodio girato in Italia protagonista è Fotinì Peluso, venticinque anni, già attrice per Francesco Bruni in Cosa sarà e vincitrice, quest’anno, del David di Donatello per i giovani attori.
Il film, girato in francese, in italiano e in hindi, è punteggiato dalle musiche di Ludovico Einaudi, che con il cinema francese ha una lunga e felice consuetudine. L’autrice del libro, e regista del film, Laetitia Colombani, ha 48 anni, è nata a Bordeaux, centro del sud-ovest francese a forte vocazione culturale. A lei rivolgiamo alcune domande.
Tre storie al femminile tra India, Italia e Canada riflettono le disgrazie di tre donne, destinate a incrociarsi come in una treccia fatta di lacrime, speranze, lavoro e amore. L'autrice del romanzo è la regista, brava a intrecciare storie e personaggi dando coesione a un'opera che rischiava di tripartirsi. La tradizione francese non smentisce la capacità di raccontare la quotidianità più semplice. [...] Vai alla recensione »