Io, noi e Gaber

Film 2023 | Documentario, 135 min.

Anno2023
GenereDocumentario,
ProduzioneItalia
Durata135 minuti
Regia diRiccardo Milani
Uscitalunedì 6 novembre 2023
TagDa vedere 2023
DistribuzioneLucky Red
MYmonetro 3,74 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Riccardo Milani. Un film Da vedere 2023 Genere Documentario, - Italia, 2023, durata 135 minuti. Uscita cinema lunedì 6 novembre 2023 distribuito da Lucky Red. - MYmonetro 3,74 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento domenica 22 ottobre 2023

Un percorso lungo la vita e la carriera di Giorgio Gaber. Il film è stato premiato ai Nastri d'Argento, ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office Io, noi e Gaber ha incassato 611 mila euro .

Passaggio in TV
giovedì 26 marzo 2026 ore 20,29 su RAI5

Consigliato assolutamente sì!
3,74/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,46
PUBBLICO 4,25
CONSIGLIATO SÌ
Un film che entra a fondo nelle parole di Gaber e ci ricorda che ogni sua canzone trasformava la libertà in partecipazione.
Recensione di Paola Casella
domenica 22 ottobre 2023
Recensione di Paola Casella
domenica 22 ottobre 2023

Chi è stato Giorgio Gaber, per la musica italiana ma soprattutto per noi, che magari "non ci sentiamo italiani, ma per fortuna o purtroppo lo siamo"? È forse da questa domanda che è partito Riccardo Milani per raccontare uno dei cantautori più originali del nostro Paese, ma anche un teatrante, un filosofo, un pensatore politico e un "operatore culturale" nel senso più alto e nobile del termine.

A raccontarlo, oltre a decine di spezzoni delle sue apparizioni televisive e dei suoi spettacoli teatrali, e molteplici canzoni scritte e interpretate dal Signor G, sono tanti testimoni che l'hanno conosciuto e che a lui si sono ispirati: dalla figlia Dalia Gaberscick, al nipote Lorenzo Luporini e al suo prozio, lo storico paroliere Sandro Luporini (zio del marito di Gaberscick, Roberto) fino alla vedova Ombretta Colli, che non parla mai ma incarna il suo rimpianto. E poi Jovanotti, Ivano Fossati, Gianni Morandi, Paolo Jannacci, Gino e Michele, Fabio Fazio, Michele Serra, Mogol, Ricky Gianco, Claudio Bisio, persino un giovane attore come Francesco Centorame e figure politiche come Mario Capanna e Pier Luigi Bersani.

Gaber era "un intellettuale promiscuo", come lo descrive Serra, "raffinato e popolare, di popolo e di élite".

Passato dall'essere "il re del varietà popolare", che insieme ad altri tre "matti coraggiosi" - Mina, Jannacci, Celentano - aveva dato uno scossone al piccolo schermo, è poi diventato il re del teatro canzone, sempre entrando a gamba tesa negli ambiti popolare, sociale e politico.

Perché Gaber è stato immerso nel suo tempo sapendo sempre prevederne uno futuro, capace di "non farsi condizionare dalle ideologie", anche quelle che lui stesso aveva sposato, e di riconoscere "quando la merda è merda", a rischio di risultare scomodo, e di venire isolato. Un cercatore di verità con un rivelatore interno di bugie non silenziabile, e un grande musicista "che avrebbe potuto mettere in musica l'elenco del telefono", come sottolinea suo nipote.

Milani entra a fondo nell'utilizzo che faceva Gaber della parola, fondamentale quando "dentro c'è la nostra vita", e del suo "corpo scenico" che in teatro "sembrava posseduto", rendeva "la parola visibile" e si trasformava in "melodia cinetica".

Io, noi e Gaber ricorda che ogni sua canzone aveva "uno spazio di incidenza", cioè una volontà di intervenire sul reale trasformando la sua libertà in partecipazione, e che non aveva paura di entrare nel vivo del "mettere a fuoco la massificazione e proteggere l'autonomia di pensiero dal conformismo", come dice Serra, denunciando come mode certi atteggiamenti privi di autentica passione politica e definendo "polli di allevamento" i seguaci di movimenti ormai degenerati: lui, che avrebbe considerato una rivoluzione mangiarsi un'idea, e inseguiva la concretezza invece delle ideologie. Lui che, come dice Fossati, era fatto di nitidezza, di capacità di andare a fondo, di sostanza.

"La cosa meravigliosa è che si contraddice", afferma Francesco Centorame (parlando di Gaber al presente), e Milani racconta come abbia saputo cambiare nel tempo, poiché, come diceva Gaber stesso, "la verità ferma è misticismo, il movimento è la mia storia, non la staticità".

In effetti c'è sempre stato in lui qualcosa di imprendibile, mai pacificato o conciliante, ma anche tenace in termini di resistenza umana. Forse la durata del documentario è eccessiva rispetto alla capacità di ascolto del pubblico di oggi, ma non lo è rispetto alle molte dimensioni di Giorgio Gaber. E Milani ci invita implicitamente a fare come dice Paolo Jannacci: a tenercelo dentro l'anima, e non lasciarlo scappare via.

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Tutti i film da € 1 al mese

PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 31 gennaio 2024
JonnyLogan

Dalia, figlia di Giorgio Gaber, ci conduce nei luoghi frequentati dal padre. La vita domestica, la carriera iniziata come membro del clan di Adriano Celentano e a presenziare come intrattenitore musicale da prima serata in coppia con Mina. Fino alla scelta di abbandonare tutto, perché la vena anarchica che lo ha sempre contraddistinto doveva essere sfogata in altro modo e per fare questo [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 26 novembre 2023
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

«E tu mi vieni a dire sta sprofondando il mondo Ma io ti voglio dire che non è mai finita, che tutto quel che accade fa parte della vita». Così cantava Giorgio Gaber nel 2001. Le risentiamo, queste parole di Verso il terzo millennio, in Io, noi e Gaber (Italia, 2023, 135'). E tra lo sconforto per un mondo che muore e un invincibile amore per il mondo che viene sta il senso del film di Riccardo Milani, [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
venerdì 20 ottobre 2023
 

Il documentario scritto e diretto da Riccardo Milani. Dal 6 all'8 novembre al cinema. Guarda il trailer »

winner
miglior doc. - cinema del reale
Nastri d'Argento
2024
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