| Titolo originale | Les pires |
| Titolo internazionale | The Worst Ones |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Lise Akoka, Romane Gueret |
| Attori | Johan Heldenbergh, Dominique Frot, François Creton, Angélique Gernez, Matthias Jacquin Esther Archambault, Loïc Pech, Timéo Mahaut, Carima Amarouche, Mallory Wanecques. |
| Uscita | mercoledì 1 maggio 2024 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Arthouse |
| MYmonetro | 3,15 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 29 aprile 2024
Quattro adolescenti vengono scelti per essere i protagonisti di un film. Il film ha ottenuto 2 candidature a Cesar, 1 candidatura a Lumiere Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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A Boulogne-sur-mer, nel nord della Francia, nel quartiere popolare Picasso, una serie di gigantesche torri residenziali costruite in un paesaggio desolato, un regista gira un film con la sua troupe. Protagonisti sono quattro ragazzi e ragazze della zona, Lily, Ryan, Maylis e Jessy, scelti al termine di un lungo lavoro di casting: sono "i peggiori" del quartiere, les pires, e hanno attirato l'attenzione del regista proprio per via delle loro storie, dei loro volti, dei loro modi di fare rabbiosi, espressivi, a volte violenti, altre volte dolcissimi e geniali. Come costruire una relazione con ciascuno di essi? Come filmarli? Come girare un film con e su di loro senza scadere nel mero sfruttamento di esistenza ai limiti?
Nato da un'esperienza vissuta dalle due registe, un film che espone senza paura le proprie contraddizioni interne, cercando nello scontro fra le sue svariate anime un'impossibile sintesi fra vita e finzione.
Le questioni poste da Les pires, con il suo racconto di cinema nel cinema, le sue domande sui confini tra osservazione e sfruttamento, vita e recitazione, sono così tante e così ampie da mettere a nudo un falso problema. Non si tratta ovviamente di onestà intellettuale o di malcelate intenzioni: le registe Lise Akoka e Romane Gueret conoscono i luoghi e le persone che filmano, li hanno avvicinati con attenzione, grazie a un lungo lavoro di casting, e la trattano con consapevolezza e ironia (vedere ad esempio la scena in cui il regista, interpretato dall'attore Johan Heldenbergh, guarda meravigliato lo squallido muro scrostato di un edificio e chiede a uno dei ragazzini di farsi filmare mentre gli passa davanti in bicicletta...).
Non serve però essere spettatori smaliziati per rendersi conto che le domande del film non possono avere né risposta né aprirsi a una possibile sintesi. E non basta svelare il dispositivo per cancellare l'imprigionamento dei soggetti nella cornice visiva e narrativa del cinema. Les pires - che a Cannes ha vinto la sezione Un certain regard - è l'ennesimo racconto della vita nelle banlieu francesi, pienamente consapevole di essere l'ennesimo racconto della vita nelle banlieu francesi... Come in loop che apre e chiude il gioco della realtà e della finzione, il film non fa che ripetere scena dopo scena le proprie contraddizioni interne, rigenerando i suoi stessi problemi e i suoi conseguenti tentativi di porvi rimedio.
E questo perché il problema, come sappiamo, non sono né la banlieu (sulla costa atlantica, in paesaggi da film di Dumont, come a Parigi), né la capacità delle due registe di fare cinema (cosa che sanno fare bene, condensando l'energia dei luoghi e delle vite che riprendono nei primi piani dei bravissimi interpreti), ma la natura stessa del cinema, e prima ancora del linguaggio.
Solo Godard, in un film che parlava delle periferie di Parigi degli anni '60, Due o tre cose che so di lei, ha saputo cogliere l'impasse al cuore della questione: «Il linguaggio, in quanto tale», diceva, «non è sufficiente a determinare l'immagine con precisione». E dunque come cogliere la vita con il cinema? «Come rendere conto degli eventi?», si chiedeva. Quali parole usare? «E sono proprio queste parole e queste immagini che bisogna usare? Sono le uniche? Non ce ne sono altre? Parlo troppo forte? Guardo da troppo lontano o da troppo vicino?» Godard esprimeva i propri dubbi, ma non li mostrava; mentre parlava, mostrava altro, scardinava la funzione logica del racconto, i suoi punti fermi, facendo del film un terreno di scontro tra forze disarmoniche.
In Les Pires, invece, il racconto della povertà e dell'inedia di un gruppo di ragazzi e ragazze, e insieme il racconto delle riprese di un film su di essi, le forze si equivalgono, la finzione si sovrappone alla realtà senza metterla in discussione e il film diventa uno dei tanti possibili sul disagio di una parte di società francese e sullo smarrimento delle sue autrici. A suo modo è una dichiarazione politica, ma anche un discorso con tante, troppe sfaccettature.
«Il nostro intento era quello di immergerci completamente nelle vite di questi ragazzi evitando di essere troppo concettuali», hanno detto Lise Akoka e Romane Gueret. A volte, però, essere concettuali è l'unica risposta alla complessità delle cose.
A Boulogne-sur-Mer si gira un film sulla realtà del sobborgo Picasso: se il casting predilige le personalità più atipiche e problematiche, le associazioni locali si chiedono perché si scelgano "i peggiori". I ragazzi selezionati, infatti, rappresentano fondamentalmente se stessi, la messa in scena trasformandosi in un autoriflessivo spaccato del loro quotidiano.