Bella Ciao - Per la libertà

Film 2022 | Documentario,

Regia di Giulia Giapponesi. Un film Da vedere 2022 Genere Documentario, 2022, Uscita cinema lunedì 11 aprile 2022 distribuito da I Wonder Pictures. - MYmonetro 3,57 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 11 aprile 2022

La canzone più famosa nel mondo diventa un documentario diretto da Giulia Giapponesi

Consigliato sì!
3,57/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,21
PUBBLICO 4,00
CONSIGLIATO SÌ
Un'indagine sulla canzone simbolo della Resistenza attenta e con una fondamentale connotazione femminile.
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 26 marzo 2022
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 26 marzo 2022

"Bella ciao" è un canto dalle origini mai nettamente chiarite che è divenuto patrimonio mondiale dei movimenti che, nelle più diverse situazioni, lottano contro regimi che sopprimono o vorrebbero sopprimere le libertà fondamentali. Questo documentario ne porta alla luce alcune delle meno note approfondendo le motivazioni che hanno portato all'adozione del canto che in Italia si tende a configurare come l'emblema della resistenza al nazifascismo.

È interessante notare come, nell'arco di pochi mesi, abbiano fatto la loro apparizione sugli schermi ben due documentari dedicati a questa canzone (il precedente è Bella ciao di Andrea Vogt). È il segno della necessità, in un'epoca in cui le proposte musicali provengono da ogni parte, di conoscere sempre meglio ciò che sta alle fondamenta del nostro vivere comune. "Bella ciao" ha trovato il suo posto in questo ambito a livello globale.

Giulia Giapponesi propone un percorso che si trasforma in una presa di coscienza con una fondamentale connotazione femminile. Troppo spesso (si potrebbe dire quasi sempre) l'articolo 'i' precede il vocabolo 'partigiani' quasi che le donne non abbiano preso parte alla Resistenza in Italia. La regista non si attarda in polemiche passatiste. Fa una cosa molto più utile: fa parlare donne che all'epoca c'erano ma, soprattutto, ci permette di conoscere giovani donne nostre contemporanee che per e con quella canzone hanno lottato o lottano. È il caso di una politica turca che per "Bella ciao" è finita sul banco degli imputati o di una combattente curda che ci mostra come quel canto faccia parte del patrimonio della lotta per la libertà di quel popolo.

Ci sono anche (e sono degne di rilievo) le ricostruzioni e anche le diatribe sulle origini della sua melodia e sul fatto che sia stata o meno cantata effettivamente durante la lotta partigiana. Il senso profondo sta però altrove. Lo si può ritrovare a tutte le latitudini grazie alla straordinaria capacità di penetrare nella memoria collettiva, di essere imparato rapidamente, di consentire una partecipazione collettiva e di prestarsi ad adattamenti alle lotte di liberazione dai più differenti avversari.

Mentre lo si guarda e si ascoltano le testimonianze più diverse (si va da Vinicio Capossela a Moni Ovadia passando per i Modena City Ramblers senza dimenticare musicologi e testimoni del tempo) viene quasi istintivo chiedersi se in questi giorni che vedono la parola guerra associata alla parola invasione non ci sia stato chi, in terra di Ucraina, abbia pensato di ricorrere a quelle note per esprimere la propria ribellione alla violazione di ogni regola avendo l'obiettivo di procedere ad un'annessione più o meno esplicita. È accaduto ma in un contesto che sembra lasciare più di una perplessità sulle intenzioni di base.

Sta di fatto però che nella storia della musica e del canto sono davvero poche le composizioni originate dalla cultura popolare ad avere avuto una diffusione così ampia e partecipata. Che sia stata un canto kletzmer o delle mondine, che abbia avuto una versione al femminile oppure quella che tutti conoscono, "Bella ciao" è un classico che non smette di parlare alle teste e ai cuori adattandosi al sentire delle culture più differenti. Ricordarlo e farlo ricordare è un compito che Giulia Giapponesi si è meritoriamente assunta.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 24 aprile 2022
Antonio Miredi

Presentato al Bif&st, uscito per pochi giorni nelle sale cinematografiche e passato in televisione dalla Rai nei giorni a ridosso del 25 Aprile, Bella Ciao, per  libertà è un appassionato e appassionante viaggio nel tempo e nello spazio delle geografie umane, di Giulia Giapponesi, nel provare a trovare un filo per raccontare la genesi oscura della canzone oggi più cantata al mondo.

FOCUS
FOCUS
lunedì 11 aprile 2022
Simone Emiliani

Una canzone antifascista, un grido di libertà, una ballata. Cantata in tutto il mondo e in tutte le lingue, da Parigi a Bogotà, Minsk, Mumbai, Tel Aviv, Khartoum, Genova, Hong Kong, Istanbul. Bella ciao viene raccontata come il personaggio di un biopic.

All’inizio c’è Vinicio Capossela che nella prima immagine si toglie gli occhiali e guarda in macchina e parla di Bella Ciao come di un salvavita che scatta ogni volta che veniamo privati da qualsiasi forma di libertà e già mostra come questo brano sia diventato un patrimonio sia della Storia sia della musica. Da inno dei partigiani ha acquistato un’enorme popolarità anche tra il pubblico più giovane grazie alla serie Netflix La casa di carta.

La regista Giulia Giapponesi, che aveva già affrontato il tema della denatalità nel corto Il fagotto e raccontato il modo di fare pittura dei Carracci (i fratelli Annibale e Agostino e il cugino Ludovico) nel doc d’arte Carracci, la rivoluzione silenziosa, ripercorre la storia di questo. Una delle tappe fondamentali della sua popolarità è al Festival dei due Mondi di Spoleto del 1964 con lo spettacolo-scandalo che poi ha avuto un enorme successo in giro per l’Italia.

Il documentario Bella Ciao sottolinea come questa canzone è fuori dal tempo e non ha età. Tra le diverse testimonianze ci sono quelle di Moni Ovadia, la portavoce della comunità curda a Milano Hazal Koyuncuer, il creatore dei contenuti per i social iracheno Mahammed Osamah Hameed, l’ex-professore universitario e storico Marcello Flores d’Arcais e il professore di materie letterarie e cantautore Carlo Pestelli. E poi ci sono Floriana Putaturo, che era una ragazzina quando l’ha cantata durante i 23 giorni della liberazione di Alba e ha ancora nitidi quei ricordi e i partigiani Aimaro Isola e Giacomo Scaramuzza.

Ma emergono anche le parole di Stefano Bellotti detto Cisco, l’ex-cantante dei Modena City Ramblers che con il suo gruppo l’ha cantata durante il concerto del Primo Maggio a Roma del 2002 anche se gli era stato chiesto di non eseguirla e di Banü Ozdemir che fa parte del partito di opposizione turco CHP che è stata arrestata dopo aver condiviso su twitter cinque video sulle immagini delle moschee che a Smirne hanno trasmesso una loro versione di Bella Ciao invece della preghiera durante il Ramadan.

C’è poi l’incertezza sulla nascita; non si conosce infatti chi l’ha scritta e musicata. C’è chi ha rintracciato le origini in alcune note di Koilen, un brano di Mischka Ziganoff del 1919 o in un canto normanno del ‘500. In più emerge anche una diatriba storica. C’è l’avvocato e appassionato di Storia Luigi Morrone che sostiene, in base alla sue ricerche, che Bella Ciao non è stata mai cantata dai partigiani durante la Resistenza e a sostegno della sua tesi cita Giorgio Bocca e Giampaolo Pansa. Di parere del tutto opposto è invece lo storico Cesare Bermani che si affida a eventi accaduti tra il 1944 e il 1946 e sottolinea come una “vera ricerca sulle fonti scritte non è mai stata fatta”.

Forse è proprio in questo mistero il segreto del suo successo. Negli anni è stata cantata dai volontari durante i soccorsi dopo l’alluvione di Firenze del 1966 assieme a Yellow Submarine dei Beatles. E poi da Giovanna Daffini, esponente di spicco del Nuovo Canzoniere Italiano, Yves Montand, Milva, Goran Bregovic, Manu Chao e i Quilapayún, gli stessi di El pueblo unido jamás será vencido.

Oltre alle testimonianze serrate che hanno il ritmo del cinema processuale, Bella Ciao è a tutti gli effetti un documentario militante e alterna presente e passato con immagini d’archivio che mostrano come questa canzone sia universale così come il suo linguaggio. Si può cantare battendo le mani o anche da chi non conosce le parole o l’italiano. Il documentario mostra quindi che l’aspetto musicale è solo una delle sue tantissime identità. Non è solo una canzone. È un volto, un gesto, una festa collettiva.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 12 aprile 2022
Vania Amitrano
Ciak

Bella ciao, il documentario di Giulia Giapponesi, che celebra la storia dell'omonimo brano popolare, noto ormai in tutto il mondo, giunge con un tempismo opportuno, seppure tristemente tragico. Presentato in anteprima al Bif&st - Bari International Film&Tv Festival, Bella ciao è in sala dall'11 al 13 con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection e vedrà un passaggio su Rai 3 il 22 aprile.

lunedì 11 aprile 2022
Maria Lucia Tangorra
Cineclandestino

«L'idea alla base del film nasce dalla necessità di ristabilire il percorso biografico di "Bella Ciao" alla luce del suo essere diventata canzone internazionale. Una necessità che diventa più urgente in questo momento storico di passaggio, dove la Memoria della Seconda Guerra Mondiale - raccontata dalla viva voce di chi ha vissuto l'occupazione nazifascista - lascia il passo alla Storia, intesa come [...] Vai alla recensione »

lunedì 11 aprile 2022
Lorenzo Levach
Sentieri Selvaggi

Cominciare col parlare della fama e dell'importanza che, dalla sua nascita sino ai giorni nostri, ha ottenuto "Bella Ciao" sarebbe ovvio. Perché sappiamo perfettamente che è diventata il simbolo della lotta contro la repressione delle democrazie e della libertà dell'uomo, capace di estendere il suo profondo significato liberale in tutti i paesi del mondo, in special modo in quelli da anni oppressi. Bella [...] Vai alla recensione »

domenica 10 aprile 2022
Graziarosa Villani
Asbury Movies

Un film per una canzone. Questa volta il rapporto si è invertito: non è la musica che fa da cornice al film ma è la musica stessa che diventa protagonista di un lavoro cinematografico. E Bella Ciao certo se lo merita. A realizzare un lavoro attorno a questo inno della Resistenza italiano la regista Giulia Giapponesi nel docufilm Bella Ciao - Per la libertà, nelle sale italiane il'11, 12 e 13 aprile, [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 aprile 2022
Alessandra De Luca
Avvenire

È una delle canzoni italiane più famose al mondo, divenuta simbolo della lotta partigiana al fascismo, voce delle mondine con la schiena spezzata dalla fatica, inno delle nuove generazioni che scendono nelle piazze di tutto il mondo per invocare la libertà, colonna sonora di una celebre serie, La casa di carta. La potenza evocativa di Bella Ciao non si arresta trasformando quelle note nel patrimonio [...] Vai alla recensione »

martedì 5 aprile 2022
Mariuccia Ciotta
Film TV

Risuonava dai balconi, filo sonoro per cucire lo spazio vuoto nei giorni del lockdown, eco lontana e perduta nel tempo, senza autore, di nessuno e di tutti. Bella ciao non è solo un canto di libertà, ma un grido di resistenza attraverso geografie ed epoche, come documenta l'opera prima di Giulia Giapponesi, una carrellata di voci dal mondo, introdotte da Vinicio Capossela.

NEWS
VIDEO
mercoledì 6 aprile 2022
 

Il racconto di un canto inarrestabile. Dall'11 al 13 aprile al cinema. Guarda la clip »

TRAILER
mercoledì 30 marzo 2022
 

I misteri, la genesi e la storia della canzone della Resistenza, che riappare ovunque si combatta contro l’ingiustizia. L'11, 12 e 13 aprile al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
venerdì 18 marzo 2022
 

La canzone più famosa nel mondo, diventa un documentario diretto da Giulia Giapponesi. Vai all'articolo »

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