| Titolo originale | Une histoire d'amour et de désir |
| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Leyla Bouzid |
| Attori | Sami Outalbali, Zbeida Belhajamor, Diong-Kéba Tacu, Aurelia Petit, Mahia Zrouki Bellamine Abdelmalek, Mathilde La Musse, Sofia Lesaffre, Khemissa Zarouel, Baptiste Carrion-Weiss. |
| Uscita | venerdì 25 marzo 2022 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | Cineclub Internazionale |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,04 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 23 marzo 2022
Ahmed si innamora di Farah scoprendo insieme a lei un corpus di letteratura araba erotica. Benché sconvolto da questo desiderio, cerca in tutti i modi di resistere. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, 3 candidature a Lumiere Awards, In Italia al Box Office Una storia d'amore e di desiderio ha incassato 13,1 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Farah e Ahmed si incontrano nelle aule della facoltà di Letteratura alla Sorbona, durante il primo anno di studi: lei è tunisina, parla arabo e ha una gran voglia di conoscere Parigi; lui è figlio di immigrati algerini che non hanno voluto insegnargli il francese, è nato e cresciuto nelle banlieu parigine ma non ha mai visitato il centro città. L'attrazione fisica fra i due è immediata e innegabile, ma mentre Farah non ha problemi ad accoglierla e desidera darle seguito concreto, Ahmed "si rifiuta di vivere il suo amore in modo carnale", come scriveva uno degli autori arabi che i due ragazzi stanno studiando sui banchi di scuola.
È proprio la parola poetica la terza protagonista di Una storia d'amore e desiderio, ed è attraverso la parola che due ragazzi di origine nordafricana scoprono che la loro cultura un tempo accoglieva la sensualità maschile e femminile e non condannava la ricerca del piacere o dell'ebbrezza, compresa quella dopo un bicchiere di vino.
Ma mentre Farah, proveniente da una città di mentalità più aperta come Tunisi e da uno strato sociale economicamente più avanzato, è felice di quella scoperta, Ahmed, di famiglia modesta (il padre era un giornalista in Algeria e in Francia si ritrova "una nullità, un disoccupato in più") e circondato da coetanei conservatori, prova un rifiuto che ha anche che fare con una scarsa dimestichezza con la propria sessualità.
La regista tunisina Leyla Bouzid, che ha studiato Letteratura alla Sorbona e cinema alla FEMIS, compie una scelta visiva molto interessante fin dalla primissima inquadratura: filmare il corpo di Ahmed facendo di lui un oggetto del desiderio, attraverso uno sguardo simile a quello con cui il cinema ha esplorato da sempre il corpo femminile. Addirittura nei suoi sogni è il ragazzo stesso a viversi come oggetto sessuale, arrivando a visualizzare una mano femminile che traccia segni grafici sul suo corpo nudo: e il potere perturbante di una grafia (benché qui non religiosa) su una nudità è stato ampiamente dimostrato da film come Submission.
Per contro, la percezione della realtà passa attraverso lo sguardo di Ahmed, con frequenti primi piani e fuori fuoco che sottolineano l'attenzione (in) soggettiva attribuita dal ragazzo alle sue circostanze, ovvero ciò che lui sceglie di vedere o di "bloccare" alla vista (sua e nostra). I movimenti di macchina della regista sono fluidi e armoniosi, pur mantenendosi dentro un perimetro classico, per non dire convenzionale, e accompagnano il racconto con grazia e sensualità.
Più che una storia d'amore, il film di Bouzid è la storia della presa di coscienza della propria sessualità da parte di un maschio che non vuole darle spazio, e che invece la regia "sessualizza" alla stessa maniera dei personaggi femminili del passato. Per contro a non solo a Farah, ma anche a Dalila, la sorella di Ahmed, o a Léa, una compagna di università francese - la regista riconosce una padronanza sul proprio corpo che le le inserisce in una modernità non sempre semplice, ma guidata da un principio di autodeterminazione.
Una storia d'amore e desiderio è un racconto imbevuto di tensione sessuale, aumentata da quel diniego e quella ritrosia che un tempo, anche cinematograficamente, erano esclusivo appannaggio femminile, e che invece qui fanno capo ad un giovane uomo al picco della propria "riproduttività". Lo sguardo in camera finale dell'ottimo interprete Sami Outbali ammette la sua oggettivizzazione, allo stesso tempo rivendicando il proprio diritto a riconoscersi motore della storia: come hanno fatto tante protagoniste femminili, una per tutte la Séverine di Bella di giorno, sfidando la loro condizione filmica "passiva".
Ahmed (Sami Outalbali) è uno studente di diciotto anni con la passione per le letterature comparate. Figlio di esuli algerini, il ragazzo impara presto a mantenersi in equilibrio fra la desolata Banlieue della sua infanzia e Parigi, sorta d'inafferrabile Eden in cui ogni giovane ambisce a perdersi. Il ragazzo conduce effettivamente due vite: la prima di esse si svolge all'interno del proprio feudo [...] Vai alla recensione »