| Titolo originale | Undine |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania, Francia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Christian Petzold |
| Attori | Paula Beer, Franz Rogowski, Maryam Zaree, Jacob Matschenz, Gloria Endres de Oliveira Rafael Stachowiak. |
| Uscita | giovedì 24 settembre 2020 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Europictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,46 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 agosto 2020
Una ragazza riflette sull'uccidere o meno il suo ragazzo che l'ha lasciata. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai European Film Awards, In Italia al Box Office Undine - Un amore per sempre ha incassato 123 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Undine lavora come storica presso il Märkisches Museum di Berlino: il suo compito è spiegare ai visitatori i plastici che raffigurano la città nei suoi progressivi stadi evolutivi. Undine è appena stata lasciata da Johannes, nonostante lui abbia giurato di amarla per sempre. All'improvviso, però, nel bar del museo compare il sommozzatore Christoph, ed è amore a prima vista. Undine ricostruisce la sua vita come Berlino ha ricostruito molteplici volte sé stessa, ma una sera Christoph la chiama infuriato perché si sente tradito da lei, dal momento che non gli mai rivelato l'esistenza di Johannes. Come farà Undine a ricucire con Cristoph? E riuscirà a vendicarsi di Johannes, come aveva promesso prima di essere abbandonata?
Il tedesco Petzold rielabora alla sua maniera la figura mitologica dell'ondina, creatura marina del folklore europeo, con una storia d'amore e vendetta che si sviluppa nel corpo fisico di Berlino, tra architettura e cinema.
Costruire una città significa pensare alla vita delle persone in termini di spazio: quale la ragione di una costruzione, quale la sua storia, quale la sua destinazione. Allo stesso modo, fare cinema è come allestire uno spazio: creare personaggi all'interno di un ambiente, dare a ciascun di essi un passato, un pensiero, raccontare lo sviluppo di una o più relazioni. Le storie d'amore, poi, sono come città stratificate, ricordi sovrapposti, corpi intrecciati, sentimenti vecchi ed emozioni nuove. Undine, lo straordinario film di Christian Petzold presentato in concorso alla 70esima Berlinale, è una storia d'amore dentro una città, Berlino, e la sua geografia carica di storia.
Punto di partenza è il Märkisches Museum, il museo dove la protagonista Undine - interpretata da Paula Beer - spiega i grandi plastici della città, in cui il colore degli edifici cambia a seconda dell'epoca d'appartenenza e in cui passato, presente e futuro convivono. In questo luogo, e nel bar adiacente la struttura, un amore finisce, un altro sboccia, una maledizione viene lanciata e dal plastico si passa alla messinscena realistica della storia come in un zoom di Google Maps. Il cinema, in fondo, non ha una forma definita; il cinema è semplicemente vita nello spazio.
Petzold lavora per piccoli ma continui rimandi interni; ricostruendo un mito, racconta alla maniera del mito. Gli eventi del film riecheggiano modelli ancestrali (un acquario si spezza e nell'inondazione d'acqua la protagonista incontra la sua natura marina); le azioni e le inquadrature rimano fra loro (rotture di oggetti, ripetizioni di situazioni, i corpi ripresi di Paul Beer e Franz Rogowski ripresi frontalmente e poi di spalle); il piccolo contiene il grande, e viceversa (un sommozzatore giocattolo e un sommozzatore vero, il plastico di una città, la città stessa e il racconto della sua evoluzione).
Undine ha una struttura perfettamente congegnata, come i plastici che il regista filma da vicino. La superficie delle sue immagini, dei corpi e degli elementi naturali che raffigura, contiene la forza degli eventi: la terra trattiene l'acqua (che però può esplodere, soffocare, accogliere nel suo abbraccio), «un palazzo del XXI secolo che ancora non esiste», come dice la protagonista a proposito dell'Humboldt Forum, progetto museale che avrà sede nel ricostruito Palazzo di Berlino, «sarà la replica di uno del XVIII, perché nulla evolve». Per questo motivo il film può apparire oscuro, forse freddo, eppure nella sua progressione quasi cantilenante è emotivamente potentissimo, ermetico da comprendere, emozionante da vedere. Petzold racconta fedelmente la maledizione del Sonno dell'Ondina, leggenda in cui la creatura marina si vendica del cavaliere che non ha saputo amarla, ma prosegue oltre con il suo racconto.
Undine è la storia di un amore che finisce, rinasce, muore ancora e poi ricomincia, sempre uguale a sé stesso e sempre diverso. Il mito resta intatto come modello -
è uno sguardo a pelo d'acqua, un nome scritto sulla pietra, una città che rinasce dalle sue rovine - ma il cinema lo aggiorna, riportandolo dall'universale al particolare, dall'esistenza eterna alla vita mortale.
"L'amore è l'unica cosa che riusciamo a percepire che trascende le dimensioni di tempo e spazio", dice Amelia Brand in uno dei più profondi dialoghi sull'amore che il Cinema ci abbia regalato. E' la profondità, infatti, che dà senso alle cose, ai rapporti, alle parole, li rende capaci di rivelare la loro più intima essenza e, in tal modo, [...] Vai alla recensione »
Come scongiurare violenza e pandemia? Col conforto della magia. Christian Petzold rinnova il suo cinema e firma una favola per incantare di nuovo il mondo. Sotto il segno dell’acqua, Undine (guarda la video recensione) riprende il mito di Ondina, figura emblematica della mitologia greca che ha ispirato numerosi scrittori, da Friedrich de La Motte Fouqué (“Undine”) a Jean Giraudoux (“Ondine”), passando per Hans Christian Andersen (“La sirenetta”) e Oscar Wilde (“Il pescatore e la sua anima”).
Bella sorpresa e grande cambiamento per l’autore tedesco che sperimenta la materia fantastica. Una dimensione inedita al suo cinema, sempre ancorato alla realtà e alla Storia: il desiderio di libertà dei cittadini della Repubblica Democratica Tedesca (La scelta di Barbara), il trauma della deportazione (Il segreto del suo volto), il totalitarismo (La donna dello scrittore).
Petzold adatta con disinvoltura un racconto onirico, al limite col fantastico, ma fa della sua Ondina un personaggio la cui identità e attività affondano nella Germania contemporanea e nella relazione che il Paese intrattiene col suo passato. Ondina è la ‘custode’ del Märkisches Museum, la voce narrante delle architetture di Berlino tra nazismo, ripartizioni e riunificazioni.
Con un dottorato in Storia e la conoscenza approfondita dell’evoluzione urbana di una capitale costruita su una palude, la protagonista appassiona il suo uditorio e passa in rassegna i traumi della nazione. E su quel terreno impermeabile e livido, Christian Petzold tuffa un ‘palombaro’ e innesta una bella variazione sull’amore eterno. Un amore impossibile come quello dei berlinesi per la loro città, schiacciata sotto il peso di una storia tragica.
Ma il movimento amoroso, che investe il film come un’onda improvvisa, vuole trionfare sulla maledizione e la tragedia. A questo punto, al dramma sociale e allo studio neorealista, l’autore aggiunge il sovrannaturale, dispensando la poesia del meraviglioso sotto la superficie dell’acqua. Parafrasando Truffaut su Jean Vigo, Christian Petzold filma la prosa e trova la poesia, mescolando visioni surreali e contesto sociale.
Il romance sfiora il sublime, il sentimento amoroso, assoluto e irrazionale, aspira all’eternità, scontrandosi con le contingenze del tempo e la sua usura. Variazione contemporanea sul mito di Ondina, spirito acquatico che ama gli uomini ma è pronto ucciderli se lo ingannano, Undine alterna l’acqua all’architettura berlinese. E la relazione tiene, i berlinesi, come Ondina, mantengono con la propria città una relazione fusionale, quasi amnesica. Nessun artificio nella realizzazione ma una fede travolgente nella capacità dei piani di comunicare un’emozione, nel suggerire più di quello che è mostrato.
Amanti sotto il livello dell’acqua, Paula Beer e Franz Rogowski, già coppia febbrile in La donna dello scrittore, provano a realizzare il desiderio dei loro personaggi ma finiscono ghermiti dalla maledizione, dai miti che si incollano alla pelle e li trattengono violentemente sul fondo. Nell’abisso nero, Paula Beer è luminosa davanti al palombaro di Franz Rogowski, sommerso dall’amore mentre ‘salda’ una città sprofondata come in un’avventura di Jules Verne.
Amori acquatici. Amori liquidi. Amori subacquei. Come in L'atalante di Jean Vigo. O in La forma dell'acqua di Guillermo Del Toro. I protagonisti di Undine sembra vivano sulla terra solo in transito: in realtà tutto ciò che conta nella loro vita accade in acqua. Lei, con un nome che è quasi un destino, fa la guida al Markisches Museum di Berlino e illustra ai visitatori i plastici che raccontano lo [...] Vai alla recensione »