| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, Horror, Thriller, |
| Produzione | Gran Bretagna, USA |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Severin Fiala, Veronika Franz |
| Attori | Riley Keough, Jaeden Martell, Lia McHugh, Alicia Silverstone, Richard Armitage Katelyn Wells, Lola Reid, Danny Keough, Philippe Ménard, Jarred Atkin, Wally the Dog. |
| Uscita | giovedì 16 gennaio 2020 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,86 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 14 gennaio 2020
Richard, dopo il suicidio della moglie, decide di trascorrere le vacanze di Natale nel suo chalet di montagna con i due bambini e la nuova giovanissima compagna. In Italia al Box Office The Lodge ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 343 mila euro e 215 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Mia e Aiden sono fratello e sorella, lei poco più di una bambina, lui un adolescente, e da poco hanno perso la madre. Da sei mesi vivono con il padre Richard, il quale vorrebbe che i figli conoscessero meglio la nuova fidanzata Grace, di diversi anni più giovane e con alle spalle un passato traumatico. Per Natale Richard organizza una vacanza in una casa isolata nei boschi, ma viene richiamato in città da un impegno: rimasti soli, Mia, Aiden e Grace sono costretti a passare il tempo insieme, circondati dalla neve e dentro una casa caricha di misteri e tensione.
La coppia di registi di Goodnight Mommy ritorna con un nuovo thriller-horror che indaga ancora una volta il rapporto fra follia e orrore nello spazio astratto di un'abitazione, trasformata nell'immagine architettonicamente definita dell'aldilà.
Il film precedente degli austriaci Veronica Franza e Severin Fiala, Goodnight Mommy, metteva a confronto una madre e un figlio (o meglio, i figli...) nello spazio moderno di una grande villa, facendo dialogare l'horror con i temi dell'altro, del doppio e del trauma. The Lodge, produzione americano-inglese girata in Quebec e scritta dai registi con Sergio Casci, riprende i medesimi elementi del primo film, inserendoli in un contesto maggiormente realistico e in una trama meno indecifrabile.
Anche in The Lodge l'accento è posto sul rapporto fra i personaggi e lo spazio circostante, sia naturale sia domestico: ma invece di lavorare sul fuoricampo, sul non-detto e sulla rappresentazione dell'invisibile, Franza e Fiala, affrancandosi dall'influenza del cinema d'autore e abbracciando il genere, puntano su un doppio registro di rappresentazione.
Fin dalla prima scena, The Lodge presenta due mondi paralleli e comunicanti: la realtà delle case raffigurate (l'abitazione borghese della madre, la villa modernista del padre, lo chalet rustico nel bosco - tutte trasformate nella proiezione di stati d'animo ed emozioni) e la sua ripetizione nelle case di bambola con cui giocano i protagonisti Aiden e Mia.
Inevitabilmente, nel corso del film le due dimensioni arrivano a confondersi, precipitando i personaggi in un universo dalle coordinate spazio-temporali ambigue: la dimensione dello chalet isolato nella foresta è onirica o reale? Lo stadio occupato a un certo punto dai tre protagonisti del film è un passaggio tra la vita e la morte, o semplicemente l'espressione dei traumi di Grace (Riley Keough), in maniera non dissimile da Madre! di Aronofsky?
In The Lodge la sospensione delle atmosfere, per quanto carica di inquietudine nella prima parte del film, non è accompagnata da una trama altrettanto sfumata. Al contrario, a partire dalla scena della morte di Laura (Alicia Silverstone), la madre di Aiden e Mia, i due registi affrontano l'orrore in maniera diretta, seguendone i segni e sottolineandone i simboli: il passato di Grace è mostrato in un video girato soggettiva scovato su internet; il fanatismo alla base del trauma della donna è ripreso dalle immagini presenti nello chalet (ad esempio, L'Annunciata di Antonello da Messina); il vuoto spaventoso in cui lo chalet viene a trovarsi all'improvviso, dopo un risveglio di Grace, è ricondotto dal montaggio all'assenza di vita di una casa di bambole, che riproduce in piccolo la realtà del film.
A mancare a The Lodge non è la tensione degli spazi - spesso carichi di un pericolo strisciante, grazie ai movimenti geometrici della macchina da presa e alla luce opaca del direttore della fotografia Thimios Bakatakis, abituale collaboratore di Lanthimos - ma è la profondità delle relazioni psicologiche fra i personaggi. L'orrore in cui Aiden, Mia e Grace si ritrovano (con buona pace della credibilità di una storia in cui un padre lascia i figli nelle mani di una sopravvissuta a un suicidio di massa, per di più sotto psicofarmaci) ha diverse spiegazioni, potrebbe essere frutto dalla follia della giovane donna, dalla rabbia dei due ragazzi o dallo spirito di vendetta della loro madre. L'abbondanza di possibili spiegazioni, però, invece di arricchire la trama finisce per appesantirla.
Ed è proprio nell'uso del genere horror, essenziale nella prima parte, eccessivo nella seconda, che i due registi falliscono in parte l'obiettivo di girare il loro primo film oltreoceano, abili nell'acquisire una maestria tecnica solida e invisibile, ma incapaci di rinunciare all'idea di essere anche, e ancora, degli autori.
Ma bisognava proprio andare a finire in una remotissima villa fatta di ombre inquietanti e capace solo di scricchiolare in modo sinistro, in mezzo ai boschi, con la neve e il ghiaccio intorno per una natura dura e crudele? È quello che probabilmente si chiedono la giovane Grace e i figli del suo nuovo compagno in The Lodge il nuovo horror firmato dalla coppia di registi austriaci di Goodnight Mommy, Severin Fiala e Veronika Franz.
Nel cast del film ritroviamo quell'Alica Silverstone tutto sommato sparita dai radar ma che in molti ricordano non solo per i video degli Aerosmith ma anche per la sua versione di Batgirl in tuta al latex in un per altro dimenticabile Batman & Robin con George Clooney.
I piccoli Aidan e Mia, rispettivamente Jaeden Martell e Lia McHugh si finiscono abbandonati dal padre, l'attore Richard Armitage, in un remoto chalet tra i boschi di montagna insieme alla nuova e molto giovane fidanzata del genitore, Grace (Riley Keough). La ragazza ha però un passato di traumi e necessita di medicine stabilizzanti per riuscire a non essere sopraffatta dai suoi incubi. Purtroppo la situazione precipita con la partenza del fidanzato e futuro marito tra richiami religiosi, sinistre presenze e il ricordo della vera madre dei ragazzi. Senza contare che la natura presenta il suo conto con una nevicata che mette a rischio la sopravvivenza di tutti.
Il film fatto di situazioni emotive riesce a tendere al limite alcuni cliché sfruttando la bravura degli attori e spostando continuamente l'attenzione alla ricerca perpetua della tensione. Il risultato è un thriller horror dove è difficile capire chi si nasconda nell'ombra.
Da notare la partecipazione oltre che della Silverstone, di Armitage che in molti ricordano nel ruolo di Thorin Scudodiquercia nella trilogia dedicata a Lo Hobbit di Peter Jackson. Mentre Jaeden Martell si è fatto notare nel primo episodio cinematografico di It dove impersona uno dei personaggi cardine, Bill Denbrough. Pure Lia McHugh è abituata alle tematiche horror avendo preso parte alla serie antologica Into the Dark. Anche se il curriculum più "spaventoso" di tutto il cast lo ha forse Riley Keough, la sorella di Lisa Marie Presley infatti ha preso parte a numerosi film pensati per suscitare un sano terrore (da Hold the Dark a Under the Silver Lake fino a La casa di Jack.
Severin Faila e Vernoika Franz, in questo"THe Lodge"(2019, scritto dai registi con Sergio Casci)è il tipico esempio di un horror rigorosamente in interni(baita superaaredata quanto inquietante, in zona montuosa"rgiorosamente"imprecisata, molto distante dalla città), dove la capacitò tecnico-registica è notevole(gli autori hanno altre esperienze registicvo-auto [...] Vai alla recensione »
Ci si approccia all'horror sempre con una miscela conflittuale di paura e speranza, ogni qualvolta ne esca in sala uno con fondate speranze di dare una decisa sterzata a un genere che, visto l'elevato numero di uscite, perlopiù mediocri, rischia sempre la stagnazione. Ari Aster e Jordan Peele sono i nomi del futuro su cui puntare, forti di uno score di due su due, che non sono proprio numeri da NBA, [...] Vai alla recensione »