Sea-watch 3

Film 2019 | Documentario

Titolo originaleSea-Watch 3
Anno2019
GenereDocumentario
ProduzioneGermania
Regia diJonas Schreijäg, Nadia Kailouli
TagDa vedere 2019
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Jonas Schreijäg, Nadia Kailouli. Un film Da vedere 2019 Titolo originale: Sea-Watch 3. Genere Documentario - Germania, 2019, Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Un reportage su quanto accaduto alla nave che ha portato in salvo ipiù di 50 profughi.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Trailer
Documentario lucido e teso sul destino dei migranti. Un eccellente equilibrio del racconto svela il conflitto tra etica e politica.
Recensione di Ilaria Ravarino
giovedì 7 novembre 2019
Recensione di Ilaria Ravarino
giovedì 7 novembre 2019

Racconto delle concitate settimane del giugno 2019, quando la nave umanitaria Sea Watch 3 raccolse in mare 53 persone, tra cui minori e donne incinte, e rimase per 17 giorni al largo di Lampedusa. In cerca di un porto sicuro dove attraccare, la nave fu bloccata dalla burocrazia italiana, dall'ostilità del Ministro degli Interni Matteo Salvini e dall'inerzia dell'Europa.

Secco, tecnico, "praktisch", come direbbero i tedeschi. Nessun fronzolo, nessun orpello, nessun cedimento al melò o alla retorica.

Il documentario di Jonas Schreijäg e Nadia Kailouli, reporter della tv pubblica tedesca a bordo della nave SeaWatch 3, è il racconto razionale di un fatto irrazionale, capitato in mezzo al mare e cresciuto, ingrossato, montato fino a travolgere come uno tsunami l'Europa.
Un film che alla poesia preferisce la prosa, puntando a informare su una serie sempre più grottesca di eventi su cui la politica italiana ha speso molte parole - e quella europea forse troppo poche.

Non potrebbe essere dunque più diverso l'approccio di Schreijäg e Kailouli da quello di Gianfranco Rosi, autore di un altro documentario sulla situazione dei migranti, Fuocoammare, che insieme a Seawatch 3 compone un dittico indispensabile, se non illuminante, sulla "Fortezza Europa" e sulla sua presunta espugnabilità. Da una parte Rosi e il racconto di ciò che accade quando i migranti sbarcano in Italia, dall'altra Schreijäg e Kailouli e la narrazione del limbo delle acque di mezzo, quando chi migra non è né in patria né in salvo.

Da una parte la morte, la sofferenza, il dolore, corpi avvolti dalle coperte termiche dorate. Dall'altra la rabbia, la speranza, la vita, quella che tende la mano da gommone a gommone, che gattona sul ponte, che pretende una sola promessa - non tornare mai più dall'inferno da cui proviene. Diverso il tempo e la forma dei racconti, identico per Rosi, Schreijäg e Kailouli l'innesco della volontà creativa: la reazione all'immaginario dell'immigrazione costruito dai media, in Italia (migranti come sinonimo di sofferenza e invasione) e in Germania (Flüchtlinge sinonimo di rabbia ed eversione).

Nato in tempi non sospetti per documentare il lavoro della ONG, di fronte al precipitare degli eventi il film prende una posizione chiara, continuando a raccontare il punto di vista dei volontari e permettendo allo spettatore di partecipare alla routine dell'equipaggio - composta, fondamentalmente, da un'unica, indispensabile azione: scrutare il mare.

Eccellente l'equilibrio del racconto, che pur dichiarando da che parte stare non cede alla tentazione di santificare l'equipaggio - le uniche interviste nel film sono quelle ai migranti - né di personalizzare l'azione del Capitano Carola Rackete, dotata di sufficiente carisma per emergere come personaggio solo con la forza resiliente dei suoi "Okey" di fronte all'ostinazione della politica italiana. Incarnata dagli ufficiali della guardia costiera e di finanza che salgono a bordo con ordini, messaggi e moduli, la burocrazia del nostro paese (e in senso lato quella europea) emerge come un apparato stantio, fermo al secolo scorso e fortemente compromesso con il potere. Un ostacolo alla messa a punto di nuove regole e una forza caotica in grado di confondere e cancellare quelle esistenti, il cui rispetto dovrebbe essere garantito: "Le regole ci sarebbero - sospira un volontario sulla nave - ma la verità è che a nessuno frega nulla di rispettarle".

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 8 novembre 2019
Gianni Quilici

Mentre vedevo Sea Watch 3, al Festival dei Popoli, avrei desiderato, in certe sequenze, che ci fossero state in contrasto le parole e la faccia inflessibile e menzognera, insolente e oltraggiosa di Salvini trattare le Ong come “un’organizzazione illegale e fuorilegge ”, che fa “sbarco di immigrati illegali da una nave illegale”, “pirata”, “ fuorilegge” sottolineando che i suoi appartenenti sarebbero [...] Vai alla recensione »

NEWS
[LINK] FESTIVAL
giovedì 7 novembre 2019
Ilaria Ravarino

Un eccellente equilibrio del racconto svela il conflitto tra etica e politica. Film di apertura del Festival dei Popoli 2019.  Vai all'articolo »

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