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Ultimo aggiornamento martedì 2 ottobre 2018
Nata nel corpo di uomo, Lara è una ragazza di quindici anni che sogna di diventare ballerina. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai European Film Awards, ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, ha ottenuto 1 candidatura a Goya, In Italia al Box Office Girl ha incassato 182 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Lara ha quindici anni e un sogno, diventare una ballerina professionista. Ci prova ogni giorno Lara, alla sbarra, in sala, davanti allo specchio, nascondendo al mondo il suo segreto. Lara vuole danzare come una ragazza ma è nata ragazzo e deve fare i conti con un corpo che non ama, trasfigurandolo attraverso la danza e trasformandolo con gli ormoni. Seguita da un padre amorevole e un’équipe di medici che l’accompagnano psicologicamente nel passaggio di genere, insegue sulle punte il giorno dell’emancipazione da un corpo che odia fino a spezzarlo.
Opera prima di Lukas Dhont, Girl è un crudo racconto di formazione che “mescola i sogni con gli ormoni”.
Come nella celebre canzone di Fabrizio De André (“Princesa”), come nella camera di Lara, ansiosa di diventare donna. Ma per quello ci vuole pazienza, le dice il padre in una delle repliche più belle del film di Lukas Dhont, che indaga l’attesa di una riattribuzione sessuale e sonda i movimenti intimi di un’adolescente irriducibile alla mercé della natura che sul suo conto si è davvero sbagliata.
E allora Lara la combatte coi mezzi che ha e con la pratica di una disciplina che può essere più tiranna del destino. Lara danza e impone al corpo un esercizio estenuante perché assomigli presto all’idea più vicina che ha di sé.
Coming of age che volge in coming of self, Girl è un film sull’impazienza della giovinezza, sulla sofferenza del corpo e sul percorso di un’anima per diventare se stessa. Nelle lunghe e straordinarie sequenze di danza, la protagonista prova con tenacia e altrettanto dolore a riprendere possesso del suo corpo, a domarlo, a correggerlo, a piegarlo alla sua volontà. Un corpo a misura del suo desiderio. Un corpo che chiede spazio a quel padre presente e accogliente che impara con lei a lasciarla andare, che si aggrappa emozionato gli ultimi bagliori della sua infanzia.
La metafora della danza, immediata e cinematografica, evoca dietro alle partiture coreografiche tutta la violenza di una società (e di una disciplina) che fa del canone classico la forma unica di bellezza.
Frontale ma pieno di pudore, Girl mostra cosa significa concretamente abitare un corpo altro. Le manifestazioni maschili di quel corpo sono insopportabili alla protagonista, che si scoccia il sesso tra le gambe quando danza e si piaga i piedi sulle punte. L’autolesionismo dei ballerini è un tema sovente abusato al cinema ma in Girl eccede l’aspetto psicologico e si fa condizione indispensabile della metamorfosi di Lara. Lei non ha scelto di soffrire ma deve andare fino in fondo alla sofferenza.
A interpretare Lara è Victor Polster, ballerino dell’accademia di Anversa e vera e propria epifania. Toccata dalla grazia e incalzata dalla macchina da presa, l’androginia esplicita del suo volto illumina il ritratto ‘incarnato’ di un adolescente transgender.
Film belga e in Belgio ambientato. Non potrebbe essere altrimenti per la maniera in cui è trattato il tema del cambio di sesso di un sedicenne: un modo pacato, ragionevole di condurre i dialoghi, come di accettazione di un evento della vita, è l'apertura mentale di un ambiente o della società. I dialoghi che più sorprendono sono quelli tra padre e figlio: nessuna [...] Vai alla recensione »
Il rapporto tra corpo umano e cinema rappresenta un universo seducente e ricchissimo. L'intera storia dei film potrebbe essere classificata a seconda di come i lungometraggi (di finzione e non) hanno raccontato caratteristiche anatomiche, culturali, sessuali ed etniche dei loro personaggi. E non è un caso che la cosiddetta scala dei piani e dei campi riguardi la vicinanza della macchina da presa dal corpo: solamente grazie al cinema abbiamo cominciato a pensare al volto umano come a un paesaggio, a un dettaglio anatomico come a un particolare esistenziale, alle spalle e al collo come a un modo di osservare l'essere umano. Nel caso di corpi in transizione, il cinema si trova ad affrontare temi delicati, che sfiorano sensibilità e suscettibilità particolari.
È notizia recente che Scarlett Johansson ha preferito abbandonare il progetto di Rub & Tug (storia di Dante 'Tex' Gill, nato donna e divenuto uomo), dopo le proteste della comunità LGBT che chiedeva di far interpretare il ruolo a un interprete transessuale.
Non sappiamo se Girl possa suscitare altrettanti dubbi, visto che un attore maschio interpreta la protagonista, che si trova imprigionata in caratteri sessuali mascolini mentre attende la transizione al femminile. Nel frattempo, si veste, si trucca e si acconcia come una ragazza, vivendo una vita quasi normale insieme alle compagne di scuola e di danza (solamente in una sequenza i genitali di Lara scatenano una situazione di imbarazzo e tensione).
È una storia molto fiamminga, se mai ne esiste una, tanto per dire difficilmente italiana, dell'Italia di adesso. Victor era un maschietto e adesso, adolescente, è diventato Lara: o meglio sta diventando Lara perché il suo corpo è ancora quello, in transizione, di un ragazzo. Non il suo viso di madonna, lunghi capelli biondi, carnagione diafana, occhi azzurri dolcissimi, non i suoi modi delicati, armoniosi, [...] Vai alla recensione »