Titolo originale | Alberonostro |
Anno | 2018 |
Genere | Documentario |
Produzione | Italia |
Durata | 50 minuti |
Regia di | Federica Ravera |
Tag | Da vedere 2018 |
MYmonetro | 3,65 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 23 agosto 2019
CONSIGLIATO SÌ
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Nel quarantesimo anniversario dell'uscita nelle sale de L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi questo documentario raccoglie le testimonianze di molti di coloro che parteciparono alla sua realizzazione. Gli anniversari possono essere occasioni di circostanza in cui rievocare, spesso con accenti retorici, ciò che avvenne in un tempo che 'fu' del quale ci si preoccupa di dimenticarsi a rievocazione avvenuta. Oppure, come in questo caso, possono diventare una testimonianza sentita e misurata che non solo ricostruisce quanto accaduto grazie ai ricordi di chi vi ha preso parte ma stimola chi guarda e magari non conosce ad andare a vedere.
Perché è questo accade al termine della visione di Albero, nostro di Federica Ravera. Chi ricorda il film non ha un effetto deja vu ma viene stimolato a ripensarlo proprio grazie alle parole di chi ne ricostruisce le modalità di realizzazione.
Sia che si tratti del tenero ricordo di chi venne chiamato ad interpretarvi ruoli maggiori o minori e delle parole di chi vi partecipò come organizzatore generale (Alessandro Calosci che meriterebbe di avere un documentario su di sé considerando le innumerevoli collaborazioni organizzative ad opere del cinema italiano), come costumista, come responsabile del casting e in altre funzioni. Anche quando ci sono ricordi che un po' si contraddicono (carta velina ridotta in briciole o polistirolo per creare la neve?) Ravera li inserisce entrambi rafforzando così il concetto di artistica e geniale artigianalità che fu alla base di un film di un regista che sapeva essere professionale anche quando doveva 'inventare' una situazione o un'inquadratura (Olmi come Lelouch operatore con la macchina da presa spesso a spalla). Se Carlo Petrini e Franco Piavoli ci fanno riflettere sul valore di una lettura di una civiltà che il tempo presente vorrebbe cancellare dalla memoria collettiva è lo stesso Olmi ormai anziano che si rivela come testimone e non solo come ricostruttore di quei tempi rivelando anche alcune licenze espressive che si era ritenuto (a buon diritto) di concedersi. Ma sopra a tutto stanno le dichiarazioni in italiano o in dialetto di chi fu partecipe quasi inconsapevole all'epoca della realizzazione di un film destinato a rimanere nella Storia del cinema. Quella con la s maiuscola.