Mio figlio

Film 2017 | Thriller +13 84 min.

Titolo originaleMon Garçon
Anno2017
GenereThriller
ProduzioneFrancia, Belgio
Durata84 minuti
Regia diChristian Carion
AttoriGuillaume Canet, Mélanie Laurent, Olivier de Benoist, Antoine Hamel, Mohamed Brikat .
Uscitagiovedì 27 settembre 2018
DistribuzioneNo.Mad Entertainment
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Christian Carion. Un film con Guillaume Canet, Mélanie Laurent, Olivier de Benoist, Antoine Hamel, Mohamed Brikat. Titolo originale: Mon Garçon. Genere Thriller - Francia, Belgio, 2017, durata 84 minuti. Uscita cinema giovedì 27 settembre 2018 distribuito da No.Mad Entertainment. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Julien torna alla casa della ex moglie, sulle Alpi, richiamato dalla notizia della sparizione di suo figlio di sette anni. Mentre la polizia non ha appigli, l'uomo si mette da solo sulle tracce dei rapitori.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Guillaume Canet regge sulle spalle un thriller alpino girato in sei giorni che materializza sogni e incubi di un genitore.
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 30 ottobre 2017
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 30 ottobre 2017

Julien e Marie hanno divorziato da qualche tempo, e in questo pesa il fatto che lui fosse sempre lontano per lavoro e lei non potesse contare su di lui, né come marito né come padre di Mathys, che ora ha sette anni. La notizia della sparizione del bambino, durante la notte, dalla tenda dove dormiva insieme ai compagni di un campo invernale, richiama però immeditamente Julien sulle Alpi. E per ritrovare suo figlio, l'uomo si mostra disposto a tutto.

Dopo tre film in costume, Christian Carion assembla un vecchio progetto e una nuova modalità produttiva: un film in francese, contemporaneo, girato quasi in tempo reale.

A Guillaume Canet, suo fidato collaboratore, ha chiesto di stare al gioco: girare in sei giorni senza aver letto la sceneggiatura, per cercare di restituire nel modo più veritiero possibile il percorso del suo personaggio, scoprendo gli eventi insieme a lui. In questa ricerca, il protagonista finisce per trovare anche ciò di cui né lui né noi sospettavamo l'esistenza, vale a dire un lato oscuro di sé, un ambiguo miscuglio di coraggio, paranoia e violenza. Guillame Canet si muove dentro un ambiente poco illuminato senza sapere se da lì a un attimo sbucherà qualcuno da dietro un angolo per fargli del male, e il risultato è una performance tesa, che regge il film quasi esclusivamente sulle proprie spalle.

Di storie come queste, basate sul medesimo spunto narrativo, al cinema ne abbiamo viste tante, in molte varianti. Le differenziano tra loro i dettagli, gli ostacoli sulla strada dell'eroe, la caratterizzazione dei mostri di turno, oltre che, naturalmente, la recitazione e la regia. Il film di Carion fa una scelta diversa, quasi opposta: rinunciare ai dettagli e alle invenzioni di sceneggiatura per seguire invece il canovaccio più archetipico. C'è una caccia e ci sono dei cacciatori (letteralmente), una tenda indiana e un padre "cowboy", e un nuovo compagno della madre, tra il folle e l'idiota.

È difficile, con questi elementi, vedere in Mon Garçon l'apologo dell'uomo qualunque che, in balìa di autorità lente e incapaci, si fa giustizia da solo: questo c'è, è il livello evenemenziale, ma è più forte, nel quadro d'insieme, la materializzazione (non a caso ellittica e spesso fortunata) del sogno/incubo di ogni genitore.

Le domande che restano insolute, in definitiva, più che ad un'insufficienza della scrittura, si possono probabilmente imputare al metodo, con il protagonista in perenne improvvisazione, e della sceneggiatura documentano, se mai, l'ingenuità sentimentale che, in fin dei conti, è un peccato minore.

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martedì 18 settembre 2018
 

Julien e Marie hanno divorziato da qualche tempo, e in questo pesa il fatto che lui fosse sempre lontano per lavoro e lei non potesse contare su di lui, né come marito né come padre di Mathys, che ora ha sette anni.

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