Barrage

Film 2017 | Drammatico +13 112 min.

Titolo originaleBarrage
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneLussemburgo
Durata112 minuti
Regia diLaura Schroeder
AttoriLolita Chammah, Themis Pauwels, Isabelle Huppert, Elsa Houben .
DistribuzioneMovies Inspired
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Laura Schroeder. Un film con Lolita Chammah, Themis Pauwels, Isabelle Huppert, Elsa Houben. Titolo originale: Barrage. Genere Drammatico - Lussemburgo, 2017, durata 112 minuti. distribuito da Movies Inspired. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Catherine non ha mai fatto la madre e sua figlia Alba, ora adolescente, è cresciuta con la nonna. Dopo anni di assenza la donna si presenta, ma Alba è fredda e distante e la madre farà di tutto per avvicinarla.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Dramma psicologico sulla relazione (tossica) tra madre-figlia.
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 26 novembre 2017
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 26 novembre 2017

Catherine, giovane donna confusa, ritorna a Lussemburgo per riunirsi a sua figlia Alba, affidata dieci anni prima a sua madre Élisabeth. Ostinata a recuperare la relazione filiale, Catherine deve fare i conti con una bambina e una nonna fortemente unite e affatto disposte a restituirle il suo posto nell'equazione familiare. Con un colpo di testa, la donna imbarca Alba in un'avventura lacustre, lontana dal suo mondo e dalla presenza ingombrante di Élizabeth. Costretta suo malgrado alla convivenza, Alba si ritrova faccia a faccia con una madre estranea che forza la loro relazione e perde sovente le staffe. In soccorso allo chalet di famiglia arriva presto la nonna, altrettanto risoluta a riprendersi la nipote e a farne una campionessa di tennis. La forzata réunion risveglia il rimosso e apre (forse) al futuro.

Dramma psicologico sulla relazione (tossica) tra madre-figlia, Barrage è interpretato da due attrici ugualmente madre e figlia, Isabelle Huppert e Lolita Chammah, allacciate nella finzione dalla giovane Thémis Pauwels.

Tre generazioni, tre ruoli, tre campi di forza che producono energia a polarità contraria. Nonna, mamma e figlia non formano mai un triangolo, ciascuna segue la sua traiettoria, influenzata dalla forza di attrazione o di repulsione, di seduzione o di costrizione delle altre. E il film nasce proprio dall'interferenza tra queste forze in movimento. Élisabeth aveva riposto le sue speranze su Catherine bambina fino a costringerla al ruolo che l'ha fatta fuggire, impedendole di ricoprire il suo ruolo di madre. Chaterine, instabile, capricciosa e insondabilmente triste, non è mai diventata la campionessa di tennis che sognava sua madre ma non è nemmeno riuscita ad essere quello che lei desiderava per se stessa. Alba, figlia di una madre assente, aspira invece a punti di riferimento autorevoli e legittimi.

Nessuna ha totalmente ragione, tutte ne hanno almeno un po'. Laura Schroeder non le giudica mai e lo script non assegna nessuna funzione o statuto morale. Élisabeth, Chaterine, Alba non parlano molto, più volentieri agiscono, abitano il silenzio che dispiega e riconfigura i rapporti di conflitto o di connivenza, le infinite relazioni che le uniscono e le oppongono. Laura Schroeder, giovane autrice alla sua seconda prova, apre in quella quiete uno spazio interlocutorio per lo spettatore capace di ri-pensare e di ri-sentire sentimenti saturi (la dittatura dell'ordine familiare, il sacrosanto individualismo). Quello spazio si fa luogo fisico, di avventura e di rischio, altrove dove Catherine trattiene Alba e dove Élisabeth le ritrova. Resistenti dentro un formato 4:3, il bosco, il lago, il fiume diventano anche loro forze attive, risorse narrative dalla potenza ambivalente.

E poi ci sono le attrici. C'è qualcosa di miracoloso nella versatilità aperta di Thémis Pauwels, nella sua capacità di incarnare la sottomissione e la rivolta, l'affermazione di sé e l'accondiscendenza alle regole. Isabelle Huppert è Isabelle Huppert. Non è tautologia, è elogio e non se ne può trovare migliore. Al centro del quadro, stretto su di lei come una gabbia, c'è l'iridescenza delle pulsioni, delle fobie e dei desideri di Catherine, interpretata da Lolita Chammah, capace di convertire il temperamento a fior di pelle in un'inesauribile risorsa comica. Tagliata su misura per la sua natura inquieta di femme-enfant, Catherine è assente a se stessa ma piena di una follia dolce a cui replica quella più dura della madre.
Via privilegiata verso l'irrazionale e quella condanna ancestrale che è la maternità, la follia resta tuttavia disinnescata e latente. Senza decidersi mai a farla esplodere, la regista finisce per contenerla dietro la barriera del titolo e dentro una storia semplice che manca il (grande) bersaglio. Catherine non sarà mai una vera madre perché non ha mai smesso di essere la figlia di una madre. Fino a quando le donne non avranno che i ruoli di madre e di figlia da scambiarsi, non saranno mai evidentemente libere da se stesse.

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