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Ultimo aggiornamento lunedì 24 ottobre 2016
Il film, prodotto dalla Warner Bros, trasporta sul grande schermo il celebre personaggio ideato da Edgar Rice Burroughs. Il film ha ottenuto 2 candidature a Razzie Awards, In Italia al Box Office The Legend of Tarzan ha incassato 15,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Lord Greystoke vive a Londra, nell'elegante dimora di famiglia, con la moglie Jane. Quando il governo lo invita a tornare in Congo, rifiuta: Tarzan, dice, non c'è più. Il suo nome, ora, è John Clayton III. Saranno le pressioni dell'afroamericano George Washington Williams, deciso a provare la colpevolezza del Belgio in materia di schiavitù, e la richiesta di Jane, a farlo decidere per un ripensamento. In Africa, lo aspettano gli amici animali, ma anche vecchi e nuovi nemici.
Pallido, quasi lugubre, e però scattante all'occorenza e appassionato nel bacio sul collo: il Tarzan di Alexander Skarsgard si fa avanti come se provenisse direttamente dalla Bon Temps di True Blood. Sappiamo che gli abiti pluristratificati che lui e Margot Robbie indossano quando facciamo la loro conoscenza sono destinati a ridursi del 90%, ad un paio di pantaloncini strappati e poco più. La domanda, allora, è: come racconterà David Yates questa trasformazione? E la risposta passa dal sentiero recentemente battuto dal Libro della Giungla per approdare al superhero-movie.
Procede dunque parzialmente a rovescio, The Legend of Tarzan, non verso la civilizzazione dell'enfant sauvage cresciuto dalle scimmie ma verso un ritorno alla natura intesa come luogo di lealtà, di lotta senza trucchi, di fecondità. Il film, che in fin dei conti diverte e intrattiene quanto basta, o di poco sotto la soglia, soffre però anche di qualche malattia della pelle, ovvero di alcuni difetti visibili in superficie, tra i quali una computer grafica non eccellente (niente a che vedere con l'eleganza e la misura del film di Favreau, e con l'emozione che ne derivava), e una trasudante preoccupazione per il politicamente corretto, da cui la tematica anticolonialista e il radicamento nella verità storica dello scontro tra l'ex soldato della Guerra Civile G.W. Williams e Leopoldo II re del Belgio.
Al fondo, però, il Tarzan di Yates è anche una commedia del rimatrimonio e soprattutto un ritorno al primigenio carattere americanissimo del personaggio di E. R. Burroughs, concepito già in chiave pop, a metà tra il mito del Far West e quello di Superman, tra fumettone ecologista e impavido sprezzo del ridicolo.
Questo film è l'ennesimo tentativo Hollywoodiano di rivitalizzare vecchie icone e leggende del cinema o della letteratura, senza avere reali e buone idee per poterlo fare decentemente. Il film scorre molto lento, senza particolari guizzi e senza una vera nuova idea che lasci il segno. Il tutto infarcito a forza da numerosi flashback talvolta tediosi, talvolta confusionari, talvolta solo [...] Vai alla recensione »
Il prossimo 14 luglio arriverà nelle sale italiane The Legend of Tarzan, l'ennesimo titolo sulla saga dell'eroe che si deve alla penna di Edgar Rice Burroughs. A dare corpo e volto all'uomo scimmia è Alexander Skarsgard, figlio di Stellan, l'attore prediletto da Lars von Trier. Il regista è David Yates, britannico, che ha firmato quattro Harry Potter.
Tarzan è uno dei personaggi più frequentati dal cinema. È legittimo, fa parte della cerchia, ristretta e privilegiata, dei grandi codici offerti dalla letteratura, o dalla cultura popolare, e poi accolti dal cinema. Come Robin Hood e Zorro, che rappresentano la giustizia, la tutela del debole, la punizione del malvagio, sentimenti che fanno parte della vocazione di noi tutti.
Penso anche ai Tre moschettieri, l'espressione dell'avventura più bella e ingenua. E penso ad Anna Karenina, la donna che "va dove la porta il cuore" e ne paga un prezzo altissimo. Sono tutti personaggi, e simboli, ai quali il cinema, appunto, ha attinto a piene mani, e sempre con successo. Sono centinaia i titoli nei decenni, secondo le generazioni. E tutti accolti nel profondo, come un'antropologia evocata dalla memoria e dalla coscienza.
In arrivo il 14 luglio sugli schermi italiani questo nuovo Tarzan potrebbe anche chiamarsi Il ritorno di Tarzan, come il secondo romanzo che Edgar Rice Burroughs scrisse sul personaggio da lui inventato, perché pur narrandone le origini si concentra più che altro sul ritorno dell'uomo scimmia nella giungla dopo aver passato diversi anni nella civiltà, sposato con Jane. The legend of Tarzan, questo il vero titolo, dunque affronta l'effetto che la mitologia e il retaggio di Tarzan hanno su Tarzan stesso.
Diretto da David Yates, regista noto per aver condotto la nave Harry Potter per tutti gli ultimi capitoli della lunga saga (e prossimamente al comando della nuova storia di J.K. Rowling, Animali fantastici e dove trovarli), il film ha un cast di impressionanti fisique du role.
Innanzitutto il villain galantuomo per eccellenza del cinema americano degli ultimi anni, Christoph Waltz, poi Margot Robbie nei panni di Jane e Alexander Skarsgard, fino ad ora visto rapidamente in Melancholia e poi in War on everyone, in quelli di un Tarzan inizialmente civilizzato ma ben presto richiamato dalla foresta.
Abbiamo potuto dare un'occhiata a 20 minuti di film in anteprima, poco più di un pugno di scene slegate tra loro per farci un'idea di come sarà il film, e queste sono le 10 cose che abbiamo capito essere lecito aspettarsi.
Edgar Williams Borroughs faticava a sbarcare il lunario quando nel 1912 l'Àll-Story Magazine pubblicò la prima puntata del suo Tarzan, che significa «pelle bianca». Per quanto non originale, e già affrontata a più ispirati livelli da Rousseau e Kipling, l'idea su cui si fondava il personaggio (conta più l'ereditarietà o l'ambiente?) risultò vincente e fece la fortuna dell'autore, alimentando per oltre [...] Vai alla recensione »