Il fiume ha sempre ragione

Film 2016 | Documentario +13 72 min.

Anno2016
GenereDocumentario
ProduzioneItalia, Svizzera
Durata72 minuti
Regia diSilvio Soldini
Uscitagiovedì 8 settembre 2016
TagDa vedere 2016
DistribuzioneI Wonder Pictures
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,50 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Silvio Soldini. Un film Da vedere 2016 Genere Documentario - Italia, Svizzera, 2016, durata 72 minuti. Uscita cinema giovedì 8 settembre 2016 distribuito da I Wonder Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,50 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ritratto di Alberto Casiraghy e Josef Weiss, tra Italia e svizzera, artisti unici nel mondo della parola scritta.

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Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Un film dove la manualità e la tipografia vengono esaltate come forme d'arte che ci riportano all'essenzialità delle parole e dei pensieri.
Recensione di Tommaso Moscati
Recensione di Tommaso Moscati

Alberto Casiraghy e Josef Weiss non sono due artisti nel senso che comunemente intendiamo. La loro arte è quella della tipografia. Arte che a dispetto dei tempi continuano a intendere e a esercitare come pratica della manualità, come lavoro artigianale. Casiraghy è un uomo di poesia, aneddoti e aforismi (uno dei quali ha dato proprio il titolo al film). La sua casa dice molto di lui: è piena di foto, disegni, memorabilia, statuette, cimeli vari, ma soprattutto tanti tanti libri e lettere manoscritte. Oggetti carichi di significato, ognuno con una propria storia. Molti artisti, disegnatori e poeti si fermano nella sua bottega a Osnago e insieme a lui stampano le loro opere per mezzo del suo gioiellino, la sua reliquia sacra: una stampante meccanica a caratteri mobili. Josef è grafico e restauratore di libri. Il suo atelier a Mendrisio in Svizzera nel Canton Ticino viene definito da Casiraghy, con l'acume che lo contraddistingue, un "convento laico", a sancire l'aura di sacralità che avvolge il lavoro dell'artigiano. La dedizione e la poesia con cui praticano la loro arte è ciò che accomuna queste due adorabili figure.
Silvio Soldini, autore con un'esperienza consolidata nel cinema documentaristico che ha avuto inizio nel 1986 con Voci celate, realizza un ritratto di due figure dei nostri giorni che consapevolmente hanno deciso di non smettere di praticare la stampa e la grafica contro le logiche moderne che allontanano sempre di più dall'apporto umano. L'arte manuale è invece viva, vissuta, autentica, e proprio per questo talvolta anche piacevolmente fallace.
Il regista milanese osserva i due poeti della tipografia in silenzio, seguendoli nella loro quotidianità. Con la stessa cura con cui Josef piega carta e cartoncino per riaccomodare un libro, taglia e cuce le carte e rifinisce i colori per la stampa, Soldini intesse un racconto fatto di dettagli e attenzione al particolare, esaltando la poesia della manualità ad esempio stringendo sulle mani operose di Josef ("anche un panettiere può essere un poeta"). La colonna sonora è affidata ai micro rumori ambientali, ai fruscii dei polpastrelli che scorrono sulla carta mentre viene piegata, stesa, fin accudita, e dai rumori sferraglianti, ma mai troppo invasivi, della macchina a caratteri mobili. Il documentario alterna in maniera molto armonica e complementare le sequenze nelle botteghe dei due tipografi. Così il regista struttura il film come il piegarsi di un foglio di carta che man mano mostra prima un lato poi l'altro.
È un film dove la manualità e la tipografia vengono esaltate come forme d'arte, che ci riportano contemporaneamente all'essenzialità delle parole e di conseguenza all'essenzialità dei pensieri. In questo senso, il documentario riesce nell'intento di ridare dignità alle lettere e riconcilia il singolo carattere alla propria storia, che risale all'invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg nella prima metà del 1400. L'attenzione per il carattere, per il dettaglio ha a che fare con la formulazione del pensiero, delle massime, degli aforismi, delle poesie in cui, si sa, la posizione delle parole, delle sillabe, così come delle lettere non è casuale, ma è alla base dell'atto artistico-creativo. In fondo, anche lo stesso racconto audiovisivo si compone di un montaggio di tanti piccoli elementi visuali e sonori: i fotogrammi che si susseguono e si organizzano dando luogo al film stesso.

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IL FIUME HA SEMPRE RAGIONE
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 13 settembre 2016
vanessa zarastro

Il film Il fiume ha sempre ragione è un delizioso documentario un po’ anacronistico che costituisce un elogio alle arti “utili” - come si chiamavano una volta - cioè alle arti applicate. È anche un’apologia della creatività artigiana che ancora si ritrova in alcuni appassionati e ostinati personaggi che la praticano.

martedì 7 marzo 2017
MAURIDAL

  Non si tratta dei due  più noti falsari Totò e Peppino, ma di due veramente onesti e per di più poetici artigiani dell’arte tipografica e della legatoria, due vecchi signori Alberto e Josef che oltre a stampare le loro ed altrui composizioni poetiche e letterarie,  creano dei veri libri d’arte fatti a mano, in poche copie come oggetti preziosi, prima [...] Vai alla recensione »

domenica 11 settembre 2016
Icilio

Un film di buon artigianato come lo è l'argomento del film. Le buone cose di una volta vissute da due persone interessanti che si raccontano davanti alla cinepresa. Un po' goffo in diverse parti il tentativo di rendere spontanee conversazioni tra persone un po' impacciate e anche un po' inadatte a recitare. La scena finale sul lago risente anche della distanza di vedute tra i due protagonisti, con [...] Vai alla recensione »

domenica 11 settembre 2016
Icilio

Un film di buon artigianato come lo è l'argomento del film. Le buone cose di una volta vissute da due persone interessanti che si raccontano davanti alla cinepresa. Un po' goffo in diverse parti il tentativo di rendere spontanee conversazioni tra persone un po' impacciate e anche un po' inadatte a recitare. La scena finale sul lago risente anche della distanza di vedute tra i due protagonisti, con [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Alberto Casiraghy in provincia di Lecco dì qua, e Josef Weiss nel Canton Ticino poco lontano di là dal confine, inseguono la stessa idea. Hanno tenuto o riportato in vita l'arte antica della tipografia per amore e rispetto delle parole. Sono editori, stampatori, grafici, restauratori, illustratori, aforisti e poeti. Cultori della perfezione. Artigiani e artisti.

Claudio Trionfera
Panorama

Varrebbe la pena di farci un manifesto. Di quei documenti un po' all'antica con le firme di adesioni scritte a penna, soppiantati oggi da fiumane di hashtag. Perché Il fiume ha sempre ragione di Silvio Soldini, a metà strada tra il documentario e la recita dal vero, va oltre le storie incrociate dei due artigiani che ne sono protagonisti, Alberto Casiraghy e Josef Weiss.

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