| Anno | 2015 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Silvio Muccino |
| Attori | Silvio Muccino, Nicole Grimaudo, Maurizio Mattioli, Carla Signoris, Luca Ward Carlo Valli, Paola Tiziana Cruciani, Gianni Ferreri, Yuri Napoli, Federica Sarno, Lucrezia Lattanzio, Pietro Crozza, Annamaria Giromella, Aurora Cancian, Vitalba Andrea, Giorgia Cardaci, Elda Alvigini, Bebo Storti, Claudio Alfonsi, Andrea Fazio, Filippo Giusti, William Imola, Tatiana Luter, Margherita Mannino. |
| Uscita | giovedì 26 febbraio 2015 |
| Distribuzione | Medusa |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,54 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento sabato 20 giugno 2015
Dopo quattro anni, Silvio Muccino torna a dirigere e interpretare la nuova commedia scritta con Carla Vangelista. In Italia al Box Office Le leggi del desiderio ha incassato 572 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Giovanni è un life coach di successo, giudicato alternativamente profeta o ciarlatano, pagliaccio o portento. L’ultima iniziativa mediatica che lo vede protagonista è un concorso televisivo in cui tre persone verranno selezionate ai casting per diventare sue cavie: in sei mesi Giovanni porterà ognuno di loro a conseguire i successi che desiderano. I tre selezionati sono un sessantenne disoccupato in cerca di impiego, una cinquantenne segretaria in Vaticano con la passione per la scrittura di romanzi soft porn, e una trentenne editor e amante del suo capo, che guarda caso è anche lo sponsor del concorso.
Alla sua terza prova registica, Silvio Muccino dirige con maggiore scioltezza i suoi attori, tutti e tre centrati nei ruoli dei concorrenti, scegliendo di rimanere a margine anche come interprete nei panni di Giovanni, con una generosità quasi eccessiva, perché ha evidentemente raggiunto una maturità diversa anche come attore, che si esprime soprattutto nello sguardo vulnerabile e malinconico. Alla disinvoltura della regia, molto agile e fluida, non corrisponde però altrettanta scioltezza narrativa: la sceneggiatura presenta svariate incoerenze (due esempi: come mai l'amante della trentenne non obietta al fatto che sia stata scelta proprio lei da Giovanni? Come mai il datore di lavoro del sessantenne, che l’ha scelto per il suo essere una brava persona, si rivela un piazzista senza scrupoli?) e una compulsione a “chiudere” ogni arco narrativo in modo retorico e sdolcinato. Così la caratterizzazione dei tre concorrenti, il cui identikit è di per sè interessante e consente riflessioni sulle maschere della contemporaneità, sconfina nella prevedibilità e nello stereotipo, nonostante l’abilità recitativa di Maurizio Mattioli, Carla Signoris e Nicole Grimaudo.
Le leggi del desiderio si mantiene all’altezza professionale di molte commedie americane contemporanee per ritmo e confezione patinata, ma manca di quel sottotesto e quel non detto che sono la forza del cinema europeo. Anche i dialoghi, spesso accattivanti, si concludono troppo spesso con una frase fatta o una chiosa edificante, quando invece il montaggio (di Luigi Mearelli) ha la saggezza di tagliare sempre un attimo prima, di finire in levare, come è tipico del jazz, che costituisce la colonna sonora del film.
A Muccino vanno riconosciuti il coraggio di tentare nuove strade, una regia più inventiva e movimentata (complice anche la fotografia di Federico Schlatter) e una maggiore profondità personale. L’anello debole della catena resta la sceneggiatura, che scivola nella mediocrità proprio nei momenti in cui dovrebbe spiccare il volo.
Più la vita scorre e più ci si rende conto che davvero tutto è relativo. Persone che gridano allo scandalo altre invece che sono rimaste favorevolmente impressionate. Bene, Io sono stato combattuto fino all'ultimo nell'andar vedere questo film, complici le cattive recensioni ed anche un pò di mio pregiudizio. Alla fine mi sono affidato al mio intuito ed ho fatto ccentro.
La libertà innanzitutto. Di Silvio Muccino nell'esprimere le proprie ambizioni. Di chi gli dà fiducia finanziandolo. Degli spettatori che gli attribuiscono consensi. Come dimostrato dalle precedenti regie: Un altro mondo e Parlami d'amore nate come questa dall'incontro con la scrittrice Carla Vangelista. Silvio è Giovanni Canton, "trainer motivazionale" che, spalleggiato dall'editore Paolo Rubens (Luca [...] Vai alla recensione »