|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento martedì 24 gennaio 2017
Un gruppo di terroristi viene messo sotto attacco. Fino a quando una bambina si trova sul loro percorso. In Italia al Box Office Il diritto di uccidere ha incassato 238 mila euro .
Il diritto di uccidere è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Il colonnello Powell guida a distanza una squadra di militari antiterrorismo nella cattura, in territorio kenyano, di una cittadina inglese che ha rinnegato il proprio Paese per il fondamentalismo islamico di Al Shaabab. Quando l'esercito, servendosi di droni, scopre la verità sui piani dei terroristi l'urgenza di fermarli con ogni mezzo diviene una priorità. Ma nei piani alti nessuno vuole prendersi la responsabilità di un attacco letale e dei suoi danni collaterali.
Quasi una rappresentazione teatrale, in cui su un tema destinato a dividere vengono esposti i diversi punti di vista. I tre poteri dello stato - militare, giuridico e politico - si trovano a dover prendere una decisione in nome del male minore. Qualcuno innocente, in ogni caso, si farà male. Hood non fa sconti, esibendo cadaveri tra le macerie senza morbosità, ma con il piglio verista di chi vuole ricostruire con la massima fedeltà una vicenda esemplare. Sulla guerra che è e sulla guerra che sarà, soprattutto.
Se Michael Bay ha scelto di concentrarsi sull'eroismo dei riservisti e sugli errori dei burocrati e Andrew Niccol sul dramma umano di chi gioca al videogame della guerra uccidendo esseri umani in carne e ossa, a Gavin Hood interessa il dilemma morale. È cinema antico il suo, che della contemporaneità utilizza la moltiplicazione degli schermi e dei dispositivi o la prospettiva del drone; il resto è classicità pura, affidata a due interpreti straordinari. Helen Mirren sceglie il cuore in inverno del colonnello Powell, consapevole della crudeltà di alcune scelte ma dedita esclusivamente al raggiungimento del proprio obiettivo. Alan Rickman, invece, nella sua ultima interpretazione, regala al generale Benson un assaggio della sua inconfondibile ironia british.
Senza negare mai la propria funzione di film che si presta all'apertura di un dibattito, il regista riesce umilmente a rinverdire i fasti di una forma di cinema troppo spesso trascurata. L'anacronistico film-caso di studio, figlio de La parola ai giurati di Sidney Lumet o, per restare in tema bellico, di Orizzonti di gloria di Kubrick, si riconfigura come dialogo socratico: una meticolosa ricostruzione dei fatti destinata a toccare dei nervi - politici, comportamentali, etici - scoperti e a rendere problematica una presa di posizione chiara che prescinda dalle ragioni dell'"altra parte". E il fatto che la sensazione di imperdonabile indecisione di fronte al dubbio morale che attanaglia sia ribaltata dallo schermo allo spettatore è fortemente voluto. Elementi che, uniti alle interpretazioni inevitabilmente impeccabili di Rickman e Helen Mirren, elevano Il diritto di uccidere al di sopra dell'aurea mediocritas in cui rischia, colpevolmente, di finire relegato. Peccato solo per un epilogo che mostra ciò che è superfluo mostrare, sbilanciando irreparabilmente l'equilibrio dialogico fin lì esemplare.
Dalla war room dell'impero del bene, a migliaia di km dal teatro di guerra, si sta conducendo un'operazione ad alta intensità tecnologica che dovrebbe portare all'arresto di una pericolossisima cellula terroristica. Tutto precipita appena si realizza che la cellula sta per essere operativa............Il film ad alta tensione e molto ben costruito da Gavin Hood (regista non nuovo ad operazioni di questo [...] Vai alla recensione »
Quante volte abbiamo dichiarato di voler essere una mosca per poter volare vicino a nostri conoscenti e guardare ciò che fanno gli altri o ascoltare quel che dicono di noi? Con le nuove tecnologie è possibile. Lo dimostra Il diritto di uccidere di Gavin Hood, dove - tra i molti dispositivi visivi in grado di osservare gli avvenimenti in un dato luogo - c'è anche un calabrone meccanico dotato di micro-telecamera che spia da punti di vista imprendibili e quasi onnicomprensivi la riunione segreta di alcuni jihadisti. È solo una delle strategie di visione proposte dal film, insieme alla vista dal drone, quella proveniente da un altro insetto artificiale, e da altri mezzi, poi rimandati in simultanea su diversi schermi digitali in differenti parti del mondo, collegate tra di loro attraverso una conference call dove si decide la sopravvivenza o meno dei bersagli e delle vittime collaterali.
Non è certo la prima volta che il cinema fa suoi alcuni strumenti di rappresentazione della realtà in uso all'armamentario bellico, anzi alcune serie televisive (come 24) e alcuni franchise cinematografici (le avventure di Jason Bourne) ne hanno fatto un territorio di sperimentazione linguistica e di rinnovamento del linguaggio del cinema d'azione.
Tuttavia, in Il diritto di uccidere di azione ce n'è poca e, come è stato giustamente sottolineato, il nocciolo drammaturgico del film è claustrofobico, quasi teatrale. Le immagini di quello che potrebbe avvenire e di quello che continua a non avvenire creano una tensione formidabile, di cui Hood è perfettamente consapevole, tanto da limitarsi a usare il potenziale estetico delle immagini "senza autore" di droni e occhi meccanici, e mantenendo la regia a livelli minimali di intervento.
Il film del sudafricano Gavin Hood si destreggia benissimo nell'evitare il rischio che può correre un racconto che parla di guerra attuale, terrorismo, tecnologia militare e bellica. il punto narrativo, e di necessaria ricaduta anche etico, ruota intorno all'uso dei droni e dunque intorno allo stridente contrasto tra l'illusione di poter condurre una guerra "pulita", "chirurgica" e "intelligente" e [...] Vai alla recensione »