The Unknown Known

Film 2013 | Documentario, 105 min.

Anno2013
GenereDocumentario,
ProduzioneUSA
Durata105 minuti
Regia diErrol Morris
Uscitagiovedì 16 gennaio 2014
TagDa vedere 2013
DistribuzioneI Wonder Pictures
MYmonetro 3,08 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Errol Morris. Un film Da vedere 2013 Genere Documentario, - USA, 2013, durata 105 minuti. Uscita cinema giovedì 16 gennaio 2014 distribuito da I Wonder Pictures. - MYmonetro 3,08 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 20 febbraio 2014

Dopo Robert McNamara, oggetto di analisi in The Fog of War, Errol Morris intervista Donald Rumsfeld. Al Box Office Usa The Unknown Known ha incassato nelle prime 11 settimane di programmazione 276 mila dollari e 64,9 mila dollari nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,08/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA 3,06
PUBBLICO 2,92
CONSIGLIATO SÌ
Botta e risposta tra Errol Morris e Donald Rumsfeld sui misteri della guerra in Iraq e non solo.
Recensione di Emanuele Sacchi
giovedì 5 settembre 2013
Recensione di Emanuele Sacchi
giovedì 5 settembre 2013

Donald Rumsfeld risponde alle domande di Errol Morris sui punti più ambigui e spinosi della sua parabola governativa, a partire dal suo ruolo nell'amministrazione Nixon per arrivare alle sue dimissioni dopo gli insuccessi della guerra in Iraq. Figlio del successo incredibile di pubblico e critica di Fog of War, Errol Morris ci riprova con un altro obiettivo che appartenga al cuore strategico-istituzionale del lato più aggressivo e patriottico degli Stati Uniti d'America: Donald Rumsfeld, incaricato alla Difesa durante l'amministrazione George W. Bush e artefice della guerra in Iraq. Un'occasione per un terzo grado spietato che metta in difficoltà la vecchia volpe repubblicana e insieme gli consenta di raccontare la sua versione dei fatti.
È certamente opinabile porre la questione sul piano del confronto/competizione tra Errol Morris e Donald Rumsfeld e giudicare se la palla è dentro o fuori e, di conseguenza, a chi assegnare il punto. Ma la tentazione di farlo cresce, proprio per come Morris ha costruito l'architettura di The Unknown Known e ne ha gestito lo sviluppo. L'immagine ricorrente attorno a cui ruota The Unknown Known è quella, scontata e ai limiti del dozzinale, di una miriade di memos - Rumsfeld ne ha scritti più di 20000 durante l'amministrazione Bush - visti come innumerevoli fiocchi di neve in una bolla, in un'(in)consapevole riconoscimento delle doti di politico dell'oggetto dell'inchiesta-Morris. Rumsfeld non cede di un passo, non ammette di aver commesso errori, ha sempre una giustificazione pronta o un gioco di parole per salvarsi in calcio d'angolo. È stato così al tempo del Watergate, da cui - in un misto di fortunata coincidenza e di diabolica astuzia - è uscito indenne, è così oggi, persino messo di fronte alle aberrazioni di Abu Ghraib. Rivisitare per immagini - in una delle sezioni migliori del film di Morris, in cui emerge chiaramente la perizia del documentarista nella scelta di montaggio - la storia di Rumsfeld - che, nonostante la ben nota tendenza alle lotte intestine del partito repubblicano, riesce a scalare gerarchie durante i cambi della guardia presidenziali tra Ford e Reagan - aiuta a comprenderne la psicologia e a rivelarne un lato nascosto, assai più astuto e contraddittorio rispetto allo stereotipo guerrafondaio che lo accompagnava. Il che suscita dubbi sulle ragioni che hanno portato Morris alla scelta di girare The Unknown Known e di girarlo così, quasi come un atto dovuto per tornare sulla "nebbia della guerra", nel contesto di un tema ampiamente sviscerato come quello della crisi irachena, o delle armi di distruzione di massa mai trovate e probabilmente inventate, o delle sevizie nelle prigioni di Abu Ghraib.
Niente di nuovo da recepire su un piano strettamente informativo e una probabile stanchezza generale riguardo all'argomento Iraq contribuiscono ulteriormente a spostare il baricentro dell'attenzione dall'inchiesta a Donald Rumsfeld uomo, politico e showman mancato. È lui a rubare la scena a Morris, a schivare e parare i colpi del regista-intervistatore, a mostrare quell'imperturbabile maschera di ipocrisia e quel ghigno mefistofelico che gli permettono di uscire con il minor danno possibile da ogni confronto dialettico. Questione di "known knowns" e "unknown knowns", secondo le contorsioni retoriche del cosiddetto "Rumspeak", tristemente noto durante le conferenze stampa sulla guerra in Iraq e in fondo nuovamente vincente in quello che sembrava il confronto più arduo.

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Errol Morris vs Rumsfeld.
Recensione di Dario Zonta

Distribuito dalla I Wonder Pictures (che da qualche mese sta facendo un lavoro egregio e meritorio nel diffondere il cinema documentario nelle sale cinematografiche), arriva in Italia l'ultimo film di uno dei più importanti documentaristi americani, Errol Morris, già premio Oscar per The Fog of War, ritratto del famigerato Robert McNamara. Il nuovo film di Morris, The Unknown Known, presentato in Concorso all'ultimo Festival di Venezia, prosegue in un ideale percorso di ritratti di uomini di potere americani che hanno segnato la Storia, non solo americana. Come Robert McNamara, anche Donald Rumsfeld è stato al centro delle leve del potere in un momento critico della politica estera degli Stati Uniti, e come il suo illustre predecessore, ha legato il suo nome a una guerra e a una strategia fallimentare, parliamo ovviamente della guerra in Iraq di Bush figlio, pervasa dalla famosa bugia sull'esistenza delle armi di distruzione di massa nascoste in qualche sito dal regime di Saddam. I due ritratti sono in qualche modo speculari, ma con qualche importante differenza. La prima è che Rumsfeld ha accettato di rilasciare l'intervista sapendo di parlare a un regista premio Oscar che è quasi riuscito a far capitolare il vecchio McNamara. Questa consapevolezza (quella del potere del documentario nel rilevare le persone) rappresenta la vertigine su cui si fonda questo straordinario duello tra Morris e Rumsfeld. Filmare il nemico è una delle prerogative del cinema documentario e Morris è tra i registi che più di ogni altro è riuscito a trasformare questa prerogativa in vero cinema (basta sfogliare la sua filmografia per capire di cosa stiamo parlando). Chi è e che cosa è il nemico? La risposta a questa domanda è rappresentata dal film stesso. Chiare e definite sono le posizioni iniziali, tutta da scoprire è la partita a scacchi. Apertura e riposta, mossa e contromossa, avanzamento e ripiegamento. E così, a furia di «giocare» e girare, può capitare che anche il più solido e consapevole dei testimoni, com'è Rusmfeld, possa cadere in errore, e non c'è niente di più spietato di una macchina da presa per cogliere anche la più piccola indecisione. I 100 e passa minuti del film, oltre ad essere un buon ripasso della recente storia americana, è anche un affascinante e sottile duello parallelo che forse non avrà vinti e vincitori, se non l'avverarsi della magia del cinema, anche quando è di parola. C'è un film di finzione, Frost vs Nixon, che recentemente ha saputo rendere il senso del «filmare il nemico», e non a caso si tratta della ricostruzione di una storica intervista televisiva in cui Nixon consegna al giornalista Frost la verità sul suo mandato.
Da L'Unità, 23 gennaio 2014

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 4 settembre 2013
marcovpoz

Il film si inserisce nel filone dei film-documentario anglosassoni. Uno sguardo "inside"  sulla personalità di Rumsfeld, che in qualche modo mi ricorda (per le arguzie e i frizzi) una sorta di Andreotti americano. Vengono affrontati, con un tempo forse eccessivo, i retroscena sui temi scottanti nei quali si è trovata coinvolta l'amministrazione Usa (Sadda, guerra Irak, [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Stenio Solinas
Il Giornale

Per capire che cosa potrebbe accadere in Siria, The Unknown Known, il documentario, in concorso, di Errol Morris, già premio Oscar per il suo The Fog of War, e che ha per protagonista Donald Rurnsfeld, già consigliere di quattro presidenti degli Stati Uniti, già due volte segretario alla Difesa, è un buon punto di partenza. Perché Rumsfeld, uno dei grandi architetti della guerra in Iraq, incarna sì [...] Vai alla recensione »

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