Nina

Film 2013 | Drammatico 84 min.

Regia di Elisa Fuksas. Un film con Diane Fleri, Luca Marinelli, Ernesto Mahieux, Luigi Catani, Marina Rocco. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2013, durata 84 minuti. Uscita cinema giovedì 18 aprile 2013 distribuito da Fandango. - MYmonetro 2,77 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Consigliato sì!
2,77/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,05
CONSIGLIATO SÌ
Elisa Fuksas al suo esordio nel lungometraggio si rivela troppo attenta alla forma e all'immagine filmica, meno alla spontaneità della creazione.
Recensione di Paola Casella
martedì 16 aprile 2013
Recensione di Paola Casella
martedì 16 aprile 2013

Nella calura estiva di una Roma desertificata una serie di figure appaiono e scompaiono ad intermittenza intorno a Nina, trentenne che divide le sue giornate agostane fra le lezioni di scrittura cinese e di musica lirica, alternando il ruolo di studentessa a quello di insegnante, e la cura del piccolo zoo domestico lasciato in città dai genitori di un amico: il cane Omero, il porcellino d'India Armando, i pesci di un acquario dal ronzio incessante.
Le giornate di Nina sono cariche di desideri e di domande al cielo, e vuote di punti di riferimento stabili: non ha un lavoro e non sa che cosa vuole diventare da grande, prova tutto il giorno a fare qualcosa senza mai riuscirci fino in fondo. La sua condizione di vita sospesa trova il palcoscenico perfetto nelle quinte metafisiche del quartiere Eur, il tono surreale delle sue giornate è riecheggiato all'infinito dalle ambientazioni alla De Chirico e punteggiato da occasionali evocazioni felliniane, vedi la coppia di suore che scivola via senza lasciare traccia.
Purtroppo anche il lungometraggio di esordio di Elisa Fuksas, figlia dell'architetto Massimiliano (doveroso specificarlo, visto quanto l'impianto visivo del film è influenzato dalla costruzione urbanistica), scivola in superficie senza andare in profondità, collezionando immagini di grande cura compositiva ma di scarsa risonanza interiore.
L'originalità della regia consiste soprattutto nella temerarietà che spinge i personaggi di Nina a confrontarsi con i margini dell'inquadratura, rapportandosi allo spazio orizzontale come ai confini di una scatola magica. Anche nell'uso consapevole delle luci (mai scontato nel cinema contemporaneo italiano) Fuksas rivela una ricerca espressiva non causale. Ma l'eccessiva attenzione alle forme, alle linee, all'edificazione di ogni singolo frame si trasforma presto in un'ossessione estetizzante sempre più desaturata di significato.
La ricerca esistenziale di Nina assume i non-colori e i decadentismi dell'ennui borghese, effetto cinematograficamente accentuato dai tanti riferimenti ai film anni Sessanta e alle ambientazioni anni Settanta (vedi gli arredi della casa in cui la giovane donna fa da animal sitter), provocando in chi guarda più irritazione che identificazione, soprattutto se chi guarda appartiene alla generazione precaria che ricorre a mille lavoretti per arrivare con fatica e umiliazione a fine mese, non per passare le giornate a rimpinzarsi di dolci costosi e a seguire lezioni (immaginiamo altrettanto costose) di cultura cinese.
Anche la collocazione al di fuori del tempo, ma fortemente sottesa di riferimenti alla Roma antica (i palazzi dell'Eur, già usati a questo scopo da Julie Taymor nel suo Titus, ma anche le tunichette di Nina in stile peplum), appare più come uno scollamento dal reale che come un'allegoria dell'immobilismo contemporaneo, proprio perché è una fuga resa possibile dal privilegio, invece che dettata dalla necessità.
Ed è la secondarietà di una necessità narrativa, subordinata a quella estetica, il tallone d'Achille di Nina. I dialoghi, volutamente straniati e stranianti, si riducono spesso ad enunciazioni programmatiche non dissimili dalla frase che la protagonista trova nel suo biscotto della fortuna, gli accadimenti sono rarefatti fino all'inazione, i rapporti fra i personaggi finiscono per risolversi in atti di onanismo con al centro il narcisismo naif della protagonista, che crea e allontana i ruoli di contorno a seconda del proprio capriccio.
Le qualità di Fuksas, che ha l'età e la preparazione per imparare dalle critiche, sono il rigore, il gusto, la precisione, l'autodisciplina, la capacità di confrontarsi con lo spazio filmico, la curiosità nei confronti di un mezzo del quale percepisce le potenzialità senza lasciarsene intimidire. Come le suggerisce il divertente sinologo napoletano interpretato da Ernesto Mahieux con il tocco di ironia che giova all'intera storia, la regista deve però "ricordarsi di respirare", sapendo che al controllo ferreo dell'immagine deve corrispondere la spontaneità della creazione. Non è un caso, del resto, se Fellini, fra i palazzi dell'Eur, faceva esplodere la sensualità incontrollata e incensurabile di Anita Ekberg, limitandosi a ri-prenderla.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 22 aprile 2013
Flyanto

 Film in cui si racconta di una giovane donna, di nome Nina, un pò stralunata, solitaria e sola che prende l'impegno nel corso dell'estate che trascorre a Roma di badare ad un grosso cane, di nome Omero, e di altri animali domestici proprietà di un suo caro amico. In seguito a ciò ella si trasferirà a casa dell'amico stesso che si trova nel quartiere EUR [...] Vai alla recensione »

sabato 20 aprile 2013
lincefrancy72

Opera prima di Elisa Fuksas, Nina, racconta l’estate solitaria di una ragazza di trent’anni che rimane in una Roma deserta, ospite a casa dei genitori di un suo caro amico  per prendersi cura del cane Omero, del porcellino d’India Armando e di un meraviglioso acquario di pesci. La sua estate trascorre prendendo lezioni di scrittura cinese dallo strano e bizzarro professore (Ernesto [...] Vai alla recensione »

giovedì 18 aprile 2013
renato volpone

Un delicato esercizio di stile, eleganza e raffinatezza, come ce ne sono pochi e come dovrebbero essercene molti. Un piacere per gli occhi e per le orecchie, ma anche per la memoria e il desiderio del palato. Una fotografia ricercata e superba accompagnata dalle splendide musiche di Mozart e non solo, un incanto da rivedere per gustarsi ogni momento di Nina e del suo magico mondo incantato.

giovedì 19 settembre 2013
pensierocivile

Nella nostra bella Italia di dinastie e casate può capitare che una trentenne laureata in architettura voglia fare cinema; a molti questo desiderio sarebbe negato, soprattutto con una sceneggiatura pietosa scritta di proprio pugno, una delle più colossali stronzate presuntuose e pretenziose degli ultimi tempi, ma se ti chiami Elisa Fuksas, figlia di tale papà, come si può [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 aprile 2013
pier71

Ecco a voi il film più goffo dell'intera annata! Era da Cemento Armato che non mi sentivo così a disagio. Purtroppo qui c'è presunzione. Ma nessuno lo vedrà, fine della storia. 

mercoledì 17 aprile 2013
Kronos

"... provocando in chi guarda più irritazione che identificazione, soprattutto se chi guarda appartiene alla generazione precaria che ricorre a mille lavoretti per arrivare con fatica e umiliazione a fine mese, non per passare le giornate a rimpinzarsi di dolci costosi e a seguire lezioni (immaginiamo altrettanto costose) di cultura cinese"   Tale affermazione [...] Vai alla recensione »

giovedì 8 agosto 2013
nicell

Si fanno film con troppa disinvoltura. Questo credo sia uno di quei film che meglio rappresentano il vuoto cosmico, il nulla.

domenica 12 maggio 2013
Ergobbier

Film decisamente vuoto

giovedì 17 luglio 2014
gumbus

Per creare un ponte tra architettura e cinema, tra città e vita, tra ideale e reale la Fuksas si serve di Nina, ovvero Diane Fleri eccellente, e riesce perfettamente nell'intento. Il risultato è un magnifico flusso vitale che non perde nessun elemento di una ricetta in apparenza semplice. Gli elementi sono una elegante appartamento all'Eur di Roma, vuota d'estate, un cane depresso, una ricerca intellettuale [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Estate, c'è chi parte, ma non Nina (lieri), che accetta di tenere il cane di un amico e si trasferisce all'Eur. Forse è un'oasi, perché spuntano i miraggi e i personaggi in cerca della sua "autorialità": un sinologo napoletano, un bambino custode, una "wannabe" cantante e, soprattutto, Fabrizio (Marinelli), un violoncellista con cui gioca a nascondino sentimentale.

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