In the Name of

Film 2013 | Drammatico

Titolo originaleW imi?…
Anno2013
GenereDrammatico
ProduzionePolonia
Regia diMalgorzata Szumowska
AttoriAndrzej Chyra, Mateusz Kosciukieiwcz .
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Malgorzata Szumowska. Un film con Andrzej Chyra, Mateusz Kosciukieiwcz. Titolo originale: W imi?…. Genere Drammatico - Polonia, 2013, Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Padre Adam gestisce una piccola parrocchia in mezzo al nulla. La popolazione lo ammira per la sua vitalità ma, quando un giovane taciturno entra nella sua vita, il prete deve fare i conti con un passato doloroso.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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Cinema
Trailer
Un film destinato a provocare discussioni e forse scandalo..
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 8 febbraio 2013
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 8 febbraio 2013

Padre Adam è il sacerdote attorno a cui ruota un piccolo centro di recupero di giovani disadattati situato in campagna. Il suo lavoro con i giovani è molto apprezzato dalla comunità e le sue messe sono affollate. Però nel momento in cui un giovane del luogo si unisce al gruppo, Adam sente riemergere in sé un'omosessualità che ha cercato di negare anche a se stesso. Questa volta però sarà molto più difficile sfuggire al desiderio.
Film destinato a creare discussione se non scandalo questo In the Name of. Perché tocca un tema delicato come quello della sessualità dei sacerdoti cattolici e vi inserisce per di più quello dell'omosessualità nonché il rapporto tra un adulto e un giovane. Malgoska Szumowska affronta l'argomento prendendo posizione a favore del sacerdote visto come essere umano che non riesce a negare la propria sessualità così come la Chiesa vorrebbe che facesse. Padre Adam (nome non scelto a caso) sa come tenere insieme i ragazzi difficili che gli vengono affidati ma non riesce a controllare il tormento interiore che segretamente (per chi lo osserva nella sua quotidiana funzione) lo dilania. Confinato in un luogo privo di qualsiasi attrattiva e fatto oggetto delle attenzioni della moglie del suo più stretto collaboratore, il sacerdote tiene in camera il quadro con le scale di Escher. Quelle scale che si intrecciano senza portare da nessuna parte. È così che Adam sembra percepire la propria vita interiore anche se è consapevole (e lo comunica agli altri) che all'interno di ognuno vi sia una scintilla di luce in cui Dio lavora. Il suo compito di operatore sociale ottiene risultati ma è il suo io a vivere dilaniato. L'incontro con il giovane che ne attira l'attenzione con un primo gesto di generosità lo spinge pian piano ad accettare l'amore che prova pagandone le conseguenze.
Fin qui il film offre alcuni spunti di indagine sociologica che vanno anche oltre il tema principale. Si pensi ad esempio al termine 'ebreo' ripetuto come offesa nella Polonia odierna in cui sembrano non essere del tutto scomparse le radici dell'antisemitismo. Il problema nasce però da un finale (che non riveliamo) grazie al quale l'attenzione nei confronti dei personaggi sembra trasformarsi non in un processo di liberazione ma in una sterile, quanto generica, polemica nei confronti dell'humus culturale in cui si muoverebbe la Chiesa.

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