Grazia e furore

Film 2011 | Documentario 65 min.

Anno2011
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata65 minuti
Regia diHeidi Rizzo
MYmonetro 2,92 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Heidi Rizzo. Un film Genere Documentario - Italia, 2011, durata 65 minuti. - MYmonetro 2,92 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 23 novembre 2011

Un pugile e la sua ragazza ballerina, tra la Puglia e la Thailandia, una connessione forte tra boxe e danza.

Consigliato sì!
2,92/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA
PUBBLICO 3,33
CONSIGLIATO SÌ
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Un esordio eccellente in cui lo sguardo si fa pensiero e movimento.
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 23 novembre 2011
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 23 novembre 2011

Gianluca Siciliani è un atleta che pratica, assieme al gemello Fabio, il Muay Thai, antica arte marziale thailandese con un forte seguito di appassionati nel Paese d'origine. Lo seguiamo nella sua prima esperienza in Thailandia (da cui esce sconfitto) sotto la guida di un maestro che ha fatto della pratica dello sport la propria professione. Di Gianluca conosciamo anche la vita familiare e la moglie, apprezzata ballerina classica e ora insegnante a giovani allieve. Assistiamo ai suoi allenamenti fino al ritorno (questa volta vittorioso) al combattimento in Thailandia. Il documentario di Heidi Rizzo, prodotto da Edoardo Winspeare ha due anime che faticano ad integrarsi. Tutte le riprese che riguardano la pratica sportiva e ciò che le sta intorno (preparazione, allenamenti, backstage) sono ripresi con un'assoluta aderenza visuale a quanto viene mostrato. I gesti e le parole trasmettono il senso di un'arte marziale che non ha al proprio centro solo la forza fisica ma una complessa disciplina interiore. La durezza dell'attacco e la morbidezza della difesa (come insegna il maestro thailandese) divengono parte integrante delle riprese. Si può tranquillamente affermare che, su questo versante, siamo di fronte ad un esordio eccellente in cui lo sguardo si fa pensiero e movimento. Dove il documentario cede è però nella descrizione della quotidianità della vita di Gianluca. I dialoghi in cucina, la serata con gli amici, l'inserimento dell'attività tersicorea della moglie suonano in maniera stonata. Si sente cioè che la presenza della macchina da presa condiziona i soggetti che vengono inquadrati. L'apice si tocca nello scambio di ricordi tra i due gemelli che sfiora la messa in scena alla Grande Fratello. È come se alla verità e al sudore della lotta si volesse aggiungere un'altra verità. Che sicuramente c'è ma che qui risulta falsa.

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