| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Sofia Coppola |
| Attori | Stephen Dorff, Elle Fanning, Chris Pontius, Simona Ventura, Nino Frassica, Philip Pavel Laura Chiatti, Jo Champa, Michelle Monaghan, Benicio Del Toro, Angela Lindvall, Laura Ramsey, Valeria Marini, Rich Delia, Alexandra Williams, Brian Gattas, Julia Melim, Alexander Nevsky, Kristina Shannon, Karissa Shannon, Caitlin Keats, Paul Vasquez, Paul Greene, Susanna Musotto. |
| Uscita | venerdì 3 settembre 2010 |
| Distribuzione | Medusa |
| MYmonetro | 2,96 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 15 aprile 2020
Un impegnatissimo attore di Hollywood ri-esamina la sua vita dopo una visita a sorpresa fatta dalla figlia di undici anni. Il film è stato premiato a Venezia, ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Somewhere ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 2 milioni di euro e 475 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Johnny Marco vive in un appartamento dell'hotel Chateau Marmont. Tra spettacoli erotici di dubbia eleganza e avventure amorose brevi e disimpegnate, trascorre le giornate in un'apatia ovattata e silenziosamente distruttiva. L'inaspettata permanenza della figlia Cleo impone un cambiamento nel ritmo quotidiano dell'attore. Videogiochi, nuotate, esposizioni al sole e un'incursione alla serata dei Telegatti italiani riempiono le giornate dei due famigliari. L'equilibrio apparente dura fino alla partenza di Cleo per il campeggio. E il ritorno alla vita di Johnny.
Dopo il pernottamento a Tokyo di Lost in Translation, Sofia Coppola sposta l'attenzione su un altro hotel, il famoso Chateau Marmont, residenza alternativa di molte star hollywoodiane. Siamo a Los Angeles, in un posto riconoscibile e leggendario, ma i luoghi del film (stanze, piscine, studi televisivi) sono fondamentalmente 'non luoghi', ambienti senza radici, che, allo stesso tempo, assumono il ruolo di deposito di emozioni forti ma taciute. Le abitudini edoniste del protagonista assicurano l'illusione del successo ma sono così portate all'estremo da trasformare l'eccitazione in indifferenza. Lo sguardo sottile della regista (anche sceneggiatrice del film) ci introduce al personaggio con delicata tenerezza. Non condanna la sua pacata amoralità né giudica l'impacciata ricerca di incontri sessuali; preferisce invece svelare la sostanziale cifra di quei comportamenti, drammaticamente sconsolati e privi di vitalità. Lo stile di ripresa, fatto di lunghi silenzi, inquadrature ferme (dove spesso è uno zoom lentamente graduato ad avvicinarsi al soggetto) e piani-sequenza densi di suggestioni, mettono in luce le contraddizioni esistenziali di Johnny. La regista mostra gli opposti in gioco con un senso dell'ironia seduttivo. L'arrivo discreto della figlia scombina questo piano narrativo e diventa lei la responsabile della riconquista emotiva del padre. È la piccola Cleo il personaggio attivo che 'pattina' con grazia sulla strada sottosopra del genitore.
Il circuito chiuso della scena iniziale, dove una Ferrari corre in moto perpetuo, è la rappresentazione visiva dell'aridità umana dell'attore. La scarsità di parole dei dialoghi bilancia la ruvidità del rombo del motore o del chiasso delle festicciole private, per dire che l'affetto, per manifestarsi, non ha bisogno di fare rumore. Il cinema della Coppola, ancora una volta, predilige l'omissione alle dichiarazioni esplicite e in questa rarefatta rinascita del rapporto tra padre e figlia chiede agli attori una gestualità posatissima ma, al tempo stesso, ricca di microespressioni che svelano l'amarezza interiore. Il trash abbonda (l'Italia televisiva è un paese dal quale scappare di corsa) e si insinua nelle camere d'albergo come nell'intimità delle persone, ma rimane, in questo caso, a coprire il ruolo di comparsa. Come Benicio Del Toro in ascensore o Laura Chiatti a Milano. Figuranti di uno spettacolo che va in scena da 'qualche parte', ovunque e in nessun luogo.
Il film si apre con una lunga sequenza con la macchina da presa ferma che riprende una Ferrari compiere dei giri su un circuito. Già da qui è facile intuire che le aspettative per questo film (alte per quanto mi riguarda) finiranno per essere deluse. Non discuto la professionalità degli attori (in primis Stephen Dorff e Elle Fanning) perché il doppiaggio me ne preclude [...] Vai alla recensione »
La conferenza stampa di Sofia Coppola ("Somewhere", in concorso) viene aperta da Giampaolo Letta, di Medusa. E subito si teme la replica di Venezia 2009, quando Carlo Rossella rubò la scena a Giuseppe Tornatore per decantare la bellezza di "Baarìa" (c'eravamo, e per la cronaca Tornatore aveva la faccia di uno che voleva sprofondare). Per fortuna Letta è assai più laconico, e dà una sacrosanta informazione [...] Vai alla recensione »