| Anno | 2010 |
| Genere | Sentimentale, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Federico Moccia |
| Attori | Francesca Antonelli, Francesco Apolloni, Michelle Carpente, Beatrice Valente Covino, Cecilia Dazzi Francesca Ferrazzo, Rossella Infanti, Cristiano Lucarelli (I), Ignazio Oliva, Pino Quartullo, Andrea Montovoli, Francesco Arca, Maria Rita Fenzato, Lara Basso, Beatrice Valente, Michela Carpente, Luca Angeletti, Michela Quattrociocche, Raoul Bova, Kiara Tomaselli. |
| Uscita | venerdì 12 febbraio 2010 |
| Distribuzione | Medusa |
| MYmonetro | 1,66 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 18 gennaio 2011
Seguito del famoso film Scusa ma ti chiamo amore In Italia al Box Office Scusa ma ti voglio sposare ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 6,8 milioni di euro e 2,9 milioni di euro nel primo weekend.
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Niki e Alex stanno felicemente insieme nonostante la differenza d'età; lei frequenta l'università, lui è un pubblicitario di successo. Mentre i suoi amici disintegrano la loro vita amorosa col tradimento o con l'indifferenza, Alex si convince a chiedere Niki in sposa, durante un weekend a Parigi. Entusiasta, la ragazza finisce però nelle grinfie delle future cognate, che le rubano i preparativi. Delusa e stressata, Niki lascia Alex e va in vacanza ad Ibiza con Guido, un coetaneo che la corteggia.
Anche sorvolando alla massima velocità sul deserto del plot, in Scusa ma ti voglio sposare, scritto e diretto da Federico Moccia sull'onda del successo di Scusa ma ti chiamo amore, resta comunque arduo scorgere un'oasi dove trovar conforto all'arsura. Appurato che Raul Bova può fare la commedia romantica, manca ancora all'appello il secondo termine dell'affermazione: un copione, un'idea, un sentimento.
Il sequel alza lo sguardo dal mondo dei diari scolastici su quello dei quarantenni per i quali il bello del matrimonio è condividere un brodino caldo e un bel film e non c'è miglior regalo di compleanno o di Natale di una prostituta di colore; dove le ragazze hanno lingue che sembrano "sciarpette de Fendi", i libri di poesia non hanno un titolo e o si trasgredisce o si è delle mummie, o il punk o il clavicembalo. Certo Niki e Alex sono pensati per fare la differenza, camaleonti in grado di non sfigurare in nessun dove, di colorarsi di (finta) eleganza nel castello dei genitori di lui, di cuore-sole-amore sulla spiaggia e soprattutto di nulla, a contatto col nulla. Eppure sono proprio loro gli alfieri del vero cattivo gusto del film, quelli che sfuggono all'alibi dell'esagerazione o della semplificazione richieste dalla commedia, e ci stordiscono con un video amatoriale da Parigi che è un'arma di distruzione di massa.
Per scelta o per forza di cose, l'uso che Moccia fa del linguaggio audiovisivo è prescolare: quando si vede un cane parte la canzone del cane, quando lei dice "è finita" la colonna sonora ripete "è finita...", quando piove la musica intona "piove..."; e la sofisticheria è quella di affidare la battuta che dà il titolo al film ad una scritta al neon. È quasi un'autodenuncia di impronunciabilità, così come sono dei boomerang i mille momenti in cui i personaggi sbottano in un "che palle!".
Fungono da cinture di sicurezza, che attutiscono l'impatto, i bravi Cecilia Dazzi e Pino Quartullo e la bella Beatrice Valente Covino nei panni di Olly, una delle amiche della protagonista la cui storia è esilissima ma almeno non è quella di una ragazzina incinta. Quella tocca all'altra amica.
Molto ma molto peggio del primo!!!!!Se già Scusa ma ti chiamo amore non era bello, questo è a dir poco orrendo!!!!Non solo la storia è di una banalità senza limiti, ma anche e soprattutto gli attori sono coloro che riescono a rovinare il film......soprattutto la Quattrociocche e le altre attrici che interpretano le sue amiche recitano in un modo che fa quasi ridere!!!!Io [...] Vai alla recensione »
Alex e Niki sono cresciuti. Ora lui sfiora i quarant’anni e lei ha raggiunto i venti, ma soprattutto è cresciuto il loro rapporto: nato da un incidente stradale, si è reso sicuro sulle proprie gambe, al punto che si dice pronto a salire i gradini dell’altare. È così? A pronunciarsi con un (fatidico) sì o un no, sarà il finale di Scusa ma ti voglio sposare, che nasce naturalmente dal successo di Scusa ma ti chiamo Amore, riproponendo la squadra vincente che vede Federico Moccia alla regia e lo stesso Moccia con Luca Infascelli e Chiara Barzini alla sceneggiatura.
Per farlo smettere l' unica sarebbe un sonoro insuccesso commerciale. Ma con la coscienza che c' è in giro (c' è, ma minoritaria) di che cosa era e dovrebbe essere il cinema c' è poco da contarci. Al confronto i film di Natale sono una benedizione. Appena sfornato Amore 14 riecco Moccia con il seguito di Scusa ma ti chiamo amore. Qualche spunto garbato c' è ma soffocato da uno tsunami di banalità che [...] Vai alla recensione »