| Anno | 2010 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia, Germania, Svizzera |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Michelangelo Frammartino |
| Uscita | venerdì 28 maggio 2010 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 3,31 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 23 settembre 2013
Un vecchio pastore ammalato conduce con fatica le sue capre al pascolo sui monti della Calabria. Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, Il film ha ottenuto 3 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Le quattro volte ha incassato 85,7 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Un vecchio pastore ammalato conduce con fatica le sue capre al pascolo sui monti della Calabria. La cura che ogni sera beve è data da della terra argillosa che una donna gli consegna nella sacrestia della chiesa dopo averla benedetta e incartata in una striscia di giornale. Una capretta nasce e con fatica muove i suoi primi passi nella vita. Una sacra rappresentazione della Passione di Cristo percorre la via centrale del paese; Un albero della cuccagna viene issato. Il tempo scorre.
Michelangelo Frammartino, a sette anni di distanza da Il dono , torna a leggere e a proporci il volto antico della Calabria. Lo fa con il pudore di uno sguardo che osserva una realtà in parte senza tempo con il desiderio non di proporla retoricamente come modello ma con la voglia di preservare una memoria che rischia di scomparire. L'anziano pastore che si cura con una pozione di terra benedetta la tosse che gli devasta i polmoni non è presentato come un pazzo ignorante. Lo seguiamo invece con affetto condividendone le fatiche quotidiane.
È un cinema sicuramente debitore nei confronti di Piavoli quello di Frammartino soprattutto quando si immerge nella Natura ancora incontaminata dei monti calabri. Sembra quindi quasi di compiere un sacrilegio quando, dinanzi a tanta pulizia e profondità estetica e a una così alta sensibilità di osservazione nasce un quesito. Ci si chiede cioè se in questo mondo arcaico la modernità si sia fermata ai mezzi di trasporto e se, olmianamente, il tempo si sia fermato non consentendo l'arrivo non diciamo di Internet ma del più accessibile dei media: la televisione.
Un pastore malato (Fuda) probabilmente ai polmoni accetta da una sacrestana un "antico rimedio" che cura le malattie con la terra raccolta nella chiesa. Alla morte del pastore, le pecore che l'uomo accudiva saranno seguite da altri che perderanno l'agnello staccatosi dal branco poco dopo la sua nascita (ripresa in diretta). L'abete su cui l'agnello si nasconderà dopo [...] Vai alla recensione »
Michelangelo Frammartino ci regala un'acuta riflessione che si addentra nella gestazione e nei significati della sua seconda creatura cinematografica, Le quattro volte. A sette anni da Il dono, apprezzato documentario anch'esso legato all'anima profonda della Calabria, che Frammartino porta radicata profondamente dentro sé, Le quattro volte offre una visione poetica sui cicli della vita e della natura, si addentra nelle tradizioni che si tramandano uguali a se stesse negli anni, in un luogo senza tempo come un paesino calabrese abbarbicato su alte colline che scrutano lo Ionio da lontano.
«Una visione lirica dei cicli della vita e della natura, delle tradizioni dimenticate di un luogo senza tempo». Un film senza parole con rumori, ispirato, pare, alla scuola pitagorica secondo cui l’essere umano vive quattro vite ed ha quattro componenti (minerale lo scheletro, vegetale la linfa del sangue, animale il movimento e la coscienza del mondo esterno, razionale).