Bhutto

Film 2010 | Documentario, 111 min.

Regia di Duane Baughman, Johnny O'Hara. Un film con Tariq Ali, Reza Aslan, Diana Aveni, Benazir Bhutto, Fatima Bhutto, Sanam Bhutto. Cast completo Genere Documentario, - USA, Pakistan, Gran Bretagna, 2010, durata 111 minuti. Uscita cinema venerdì 5 novembre 2010 distribuito da Mikado Film. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Benazir Bhutto è oggi considerata il simbolo della libertà e della democrazia contro la dittatura ed il fondamentalismo. In Italia al Box Office Bhutto ha incassato 3,8 mila euro .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,00
CONSIGLIATO NÌ
Un prodotto di giornalismo impeccabile, descrittivo, buono ma neutro.
Recensione di Luca Marra
lunedì 1 novembre 2010
Recensione di Luca Marra
lunedì 1 novembre 2010

Benazir è un nome che significa "senza paragoni", "unica". Speciale era Benazir Bhutto, la leader pakistana morta in un attentato nel dicembre 2007. A lei, alla sua vita, e alla sua dinastia è dedicato Bhutto, il documentario di Duane Baughman e Johnny O'Hara sulla prima donna a essere eletta primo ministro in un paese musulmano, colei che ha cambiato il Pakistan, e il mondo.
Il rapporto col padre Sulfikar, coi fratelli, la carriera politica, i suoi lutti, le sue lotte. Sono i binari su cui viaggia la pellicola, percorsi che si scambiano e si intrecciano per restituire la complessità di una figura tanto coraggiosa, carismatica, forte.
Con una veste grafica e un ritmo che superano il rischio della pesantezza e dell'elegia, facile per la materia storica, Bhutto poggia su fonti originali e importanti: le testimonianze audio della stessa Benazir, le interviste al marito Asif Ali Zardari, ai figli, sorelle, Condolezza Rice, a Mark Siegel, suo speechwriter e produttore fra gli altri del documentario, e a ulteriori grandi testimoni, contributi strutturati con robustissimo contradditorio. Un film che si preoccupa troppo di essere rigoroso tanto che, cinematograficamente e narrativamente, non aggiunge nulla alla storia di una dinastia così affascinante da stare in piedi da sola. Non prende una direzione, né un'identità, un punto di vista sulla vicenda: un prodotto di giornalismo impeccabile, descrittivo, buono ma neutro. Che non affonda nelle profondità di una vicenda così grande.
Cinema oppure tv, qualunque sia il canale, Bhutto ha comunque la priorità della diffusione per far conoscere la storia di colei che soprannominarono la "Kennedy del Pakistan". Benazir significa "senza paragone", "unica". Sola è rimasta la Bhutto nel suo potere e nel suo coraggio. Una solitudine che affianca parecchi martiri per un mondo migliore. Una solitudine da numeri uno, perché al cinema si parla spesso di vendette, sanguinolente o psicologiche ma poco di una donna che aveva capito che "la democrazia è la miglior vendetta".

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Benazir Bhutto, nata nel 1953 a Karachi, città e porto del Pakistan sulla costa del mar Arabico, fu assassinata il 27-12-2007 a Rawalpindi. Nel 1988 fu la prima donna (e l'unica finora) eletta capo del governo in un paese musulmano. Si rievoca la sua vita, ripercorrendo la storia del Pakistan dal 1947, quando il Nordovest del subcontinente indiano divenne autonomo, al 1973, quando il padre Zulfiqar Ali Bhutto, fondatore del PPP (Partito del popolo pakistano), fu eletto primo ministro per essere arrestato, 15 mesi dopo, insieme alla figlia 24enne, in seguito a un colpo di Stato. Nel 1984 Benazir, scarcerata, esce dal Pakistan, diventa capo del PPP, e nel 1988 vince le elezioni. Destituita per corruzione, viene rieletta, rimane in carica sino al 1996, è ancora accusata. Rientra nel 2007, si ricandida e muore in un attentato. La sua vita ha sullo sfondo la questione petrolifera, la guerra civile in Afghanistan, l'intervento militare dell'URSS, l'aiuto degli USA con armi e dollari a sostegno di mujaheddin e talebani che, sconfitti i sovietici, dopo il 1989 combattono gli Stati Uniti. Tutt'altro che agiografico. Di Benazir Bhutto esce un ritratto drammaticamente ambivalente: da una parte la capacità di "mettere in movimento le masse", promettendo speranza e democrazia, e il coraggio di affrontare nemici esterni e interni; dall'altra le riserve e i dubbi su una politica all'insegna del fine che giustifica i mezzi (corruzione compresa).

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 8 novembre 2010
renato volpone

E' un documentario molto bello e coinvolgente che racconta, attraverso la saga della famiglia Bhutto, la storia del Pakistan. Il film è costruito molto bene senza mai annoiare. Unico difetto i sottotitoli a volte scompaiono un po' velocemente e per leggerli si perde la parte scritta relativa alla presentazione dei personaggi e altre informazioni. Sicuramente si esce con la voglia di approfondire la [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Dal Festival di Roma arriva nelle (purtroppo poche) sale un documentario che celebra non solo la figura di una donna coraggiosa fino alla morte ma anche una dinastia, quella dei Bhutto, paragonabile, quanto a tragedie, ai Kennedy. Una famiglia che ha attraversato buona parte della storia del Pakistan, le cui tappe fondamentali ripercorre la pellicola di Duane Baughman e Johnny O'Hara, i due registi [...] Vai alla recensione »

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