| Titolo originale | Knowing |
| Anno | 2009 |
| Genere | Fantascienza, |
| Produzione | USA, Gran Bretagna |
| Durata | 121 minuti |
| Regia di | Alex Proyas |
| Attori | Nicolas Cage, Rose Byrne, Chandler Canterbury, Lara Robinson, Ben Mendelsohn, Terry Camilleri Adrienne Pickering, Liam Hemsworth, Danielle Carter, Nadia Townsend, Angie Diaz, Sally Anne Arnott, D.G. Maloney, Alan Hopgood, Joshua Long, Alethea McGrath, David Lennie, Tamara Donnellan, Travis Waite. |
| Uscita | venerdì 4 settembre 2009 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,50 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 27 novembre 2017
Un misterioso codice scritto da una bambina 50 anni prima sembra predire i grandi incidenti dell'umanità e mette in allarme il professore di astrofisica John Koestler. In Italia al Box Office Segnali dal futuro ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 4,6 milioni di euro e 1,5 milioni di euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Il professore di astrofisica John Koestler non crede nel destino ma le sue convinzioni vengono scosse quando il figlio entra in possesso di un documento scritto 50 anni prima da una bambina della sua stessa scuola. Sul foglio sono indicati solo numeri uno dopo l'altro, numeri che l'occhio allenato dello scienziato comincia a decifrare per caso scoprendo che indicano giorno e numero di vittime dei principali disastri dell'ultimo mezzo secolo e di alcuni che devono ancora verificarsi.
Ancora fantascienza per Alex Proyas, regista di culto (o forse è più corretto dire "di nicchia") emerso facendo un cinema decisamente underground per gli standard di Hollywood (Il corvo e Dark city) e poi legittimato dal blockbuster dal sapore asimoviano Io, robot, abile come pochi a deviare dal classico meccanismo narrativo statunitense per poi rientrarci un momento prima che le forbici del produttore si sostituiscano alle sue in sala di montaggio. Eppure nonostante l'esperienza Proyas realizza l'ennesimo buon film incompleto.
Mischiando horror e fantascienza, con stile rispettivamente nipponico e americano, e cercando di spiazzare in ogni momento lo spettatore grazie ad una storia dai risvolti piacevolmente imprevedibili, Segnali da futuro, come spesso capita ai film di Proyas, nella prima parte fa grandi promesse che però non vengono mantenute nella seconda. Una cura inusuale per l'atmosfera attraverso piccoli dettagli metereologici che contrappuntano la narrazione, un passo molto svelto e un uso espressivo delle luci cupe anche nelle giornate più assolate di Simon Duggan, sembrano preludere ad una soluzione interessante dei molti temi introdotti. Infatti accanto ai più classici spunti sulla seconda occasione e la mancanza di una figura paterna forte il regista introduce una più complessa dialettica tra predestinazione e caos, scienza e fede. Tutte idee che circolano con piacere nell'industria culturale americana degli ultimi anni.
Purtroppo però dopo alcune sequenze di rara maestria che cercano di incastrare i personaggi in un ecosistema vitale che vive e soffre con loro (il mondo visto dall'alto che somiglia ad un organismo pulsante in cui le autostrade sono le vene e le macchine i globuli rossi o il crollo di un aereo in mezzo all'autostrada), le idee sembrano terminare bruscamente e il film comincia ad attingere dall'universo hollywoodiano recente: La guerra dei mondi, Deep impact, Incontri ravvicinati del terzo tipo, il remake di Ultimatum alla Terra, un finale simile a The fountain e molto altro.
Tutto l'interesse accumulato si perde in poco e il ridicolo sembra essere dietro ogni angolo. Nicolas Cage non ha la caratura per reggere da solo un personaggio, figuriamoci un film intero e allo spettatore non resta che attendere i titoli di coda perchè la serie di delusioni abbia termine.
"Segnali dal Futuro" (Knowing) è un superbo omaggio alla mitologia ed alle suggestioni terrifiche de "Ai Confini della Realtà". E solo con questa semplicità va goduto. A me è piaciuto tantissimo. I suoi detrattori (tanti) hanno stranamente ignorato questa chiave di lettura, criticando gli attori (Cage in particolare) e la serrata e ricca commistione di generi.
Il paradiso esiste e ha prati d'erba dove scorrazzano soffici coniglietti bianchi. Quando un film con il duro Nicolas Cage ha il coraggio di affrontare di petto gli interrogativi che tormentano l'uomo da millenni (esiste o no L'aldilà?) risolvendoli con una sequenza da spot dei biscotti, è consigliabile non opporre resistenza intellettuale. Meglio abbandonarsi al flusso, anche il kitsch ha il suo fascino [...] Vai alla recensione »