Panico al villaggio

Film 2009 | Animazione Film per tutti 75 min.

Titolo originalePanique Au Village
Anno2009
GenereAnimazione
ProduzioneBelgio, Lussemburgo, Francia
Durata75 minuti
Regia diStéphane Aubier, Vincent Patar
AttoriStéphane Aubier, Jeanne Balibar, Nicolas Buysse, Véronique Dumont, Bruce Ellison, Christine Grulois, Frédéric Jannin, Bouli Lanners, Christelle Mahy, Eric Muller, Vincent Patar, Franco Piscopo, Benoît Poelvoorde Alexandre von Sivers.
Uscitavenerdì 25 giugno 2010
TagDa vedere 2009
DistribuzioneNomad Film
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti
MYmonetro 3,48 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Stéphane Aubier, Vincent Patar. Un film Da vedere 2009 con Stéphane Aubier, Jeanne Balibar, Nicolas Buysse, Véronique Dumont, Bruce Ellison, Christine Grulois, Frédéric Jannin, Bouli Lanners, Christelle Mahy, Eric Muller, Vincent Patar, Franco Piscopo, Benoît Poelvoorde. Cast completo Titolo originale: Panique Au Village. Genere Animazione - Belgio, Lussemburgo, Francia, 2009, durata 75 minuti. Uscita cinema venerdì 25 giugno 2010 distribuito da Nomad Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti - MYmonetro 3,48 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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In quel di Villaggio, Cow-boy e Indiano s'ingegnano per fare un bel regalo di compleanno a Cavallo. Ma sono due maestri di guai e invece di ordinare 50 mattoni se ne fanno recapitare 50 milioni. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office Panico al villaggio ha incassato 6,8 mila euro .

Panico al villaggio è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
3,48/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,71
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Il far west della nostra infanzia: così lontano, così vicino.
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 23 giugno 2010
Recensione di Marianna Cappi
mercoledì 23 giugno 2010

C'era una volta, in un villaggio di nome Villaggio, un cavallo di nome Cavallo, che viveva con un cow-boy di nome Cow-boy e un indiano di nome Indiano. È il 21 giugno, il compleanno di Cavallo, e i suoi due compari pensano bene di ordinare 50 mattoni per costruirgli un barbecue. Peccato che, tra un gioco e una distrazione, l'ordine on line parta pieno di zeri e il Villaggio si ritrovi invaso da 50 milioni di mattoni, che fanno particolarmente gola a dei piccoli, imprendibili ladri notturni.
Non è un caso che il bellissimo film del duo di animatori belgi Vincent Patar e Stéphane Aubier si ambienti in un paese non meglio identificato ma in un giorno precisissimo, il primo giorno d'estate. È la sola coordinata che serve per fissare la rotta, l'inaugurazione di un tempo di gioco e di libertà, di aria aperta e di tuffi. Patar e Aubier non si fanno mancare niente di tutto questo: i loro soldatini con la base, personaggi di una fattoria davvero universale, che ha abitato ogni casa del mondo, continuano le loro scorribande nonostante i bambini non li venerino e non li muovano più, un po' come i giocattoli di Toy Story ma senza rimpianti, spassionatamente incoscienti. Dei bambini non c'è traccia alcuna, eppure il mondo intero del film è governato da regole e tempistiche che appartengono indiscutibilmente all'universo del gioco infantile. È così che Cavallo può vivere un'avventura rocambolesca senza mai dimenticare l'appuntamento con la lezione di pianoforte di Madame Longrée, ricevendo le telefonate dal conservatorio letteralmente in qualsiasi posto, anche in fondo al mare, e riuscendo a presentarcisi a tempo debito, anche se non certo nel più consueto dei modi. È così che dallo stagno si accede per direttissima ad Atlantide; che la mamma dei mostriciattoli marini non smette di far frittelle né a testa in giù né a testa in su, indipendentemente dall'emisfero in cui si trova; che il casello del vigile può divenire prigione e ritornare casello alla bisogna.
Nato da una serie televisiva, questo lungometraggio in stop-motion, ha dunque nell'imprevedibilità di fondo e nella natura potenzialmente inesauribile della sua narrazione l'aspetto più originale, perduto e spettacolare. Non ci sono coordinate a cui aggrapparsi, nessuno schema in cui far rientrare la trama, tutto può succedere e succede di tutto.
Privo di logica ma non di sentimento (Jannine disperata, perché hanno incarcerato il suo Steven, Cavallo che s'intimidisce d'un tratto, sotto lo sguardo amorevole di Madame Longrée), l'andamento del film dispiega sotto i nostri occhi il passaggio magico dall'indeterminatezza (i pupazzetti seriali, interscambiabili) alla necessità (Cavallo, Cow-Boy, Indiano), dal nome comune al nome proprio, dall'inanimato all'oggetto di affetto. È quello che i bambini fanno quotidianamente, opportunamente incoscienti. I grandi, invece, hanno bisogno del cinema.

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I soldatini d'un tempo protagonisti di un film animato surreale e irresistibile.
Recensione di Valentina Neri

I percorsi didattici
» I protagonisti sono dei pupazzi di plastica vecchio stile. Sai dire quali personaggi rappresentino e che ruolo abbiano avuto negli Stati Uniti? Se non conosci la risposta fai una ricerca sull'800 americano e quello che veniva chiamato “territorio di frontiera”.

» Quali sono per te i vecchi giocattoli? Ne hai uno preferito: qual è e perché?

» Indiano, Cowboy e Cavallo sono amici pur essendo diversi tra loro per razza, natura e comportamenti. Secondo te, nella vita reale, è possibile volersi bene tra esseri tanto differenti?

» Spiega le ragioni del tuo si o del tuo no.

» Racconta la tua esperienza personale: cosa ti accomuna o ti allontana dal tuo amico/a più stretto?

» Nella scena in cui Cowboy e Indiano comprano mattoni su Internet succede un imprevisto e il regalo si trasforma in un incubo. E' la dimostrazione che Internet è utile e divertente ma può anche complicare le cose se usato male. Ricordati di navigare sempre con un adulto accanto.

» Come mai Cavallo è quello che lavora di più tra i tre amici? Cowboy e Indiano non vogliono avere di nuovo una casa? Non credi che a volte le persone siano distratte da cose futili invece di essere concentrati su quelle importanti. Ti capita la stessa cosa?

» A che fa riferimento il titolo del film Panico al villaggio?

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PANICO AL VILLAGGIO
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 11 agosto 2015
Dandy

Uno dei più stralunati film d'animazione di tutti i tempi,forse più di ogni altro film in stop motion.La scarsa fluidità dei movimenti dei soldatini(che conservano i piedistalli,anche se possono toglierseli)e l'animazione artigianale(un mix di collage e animazione tradizionale)può rendere difficile la visione di un 'ora e mezza.

domenica 8 maggio 2016
ziomar

Un dei pochi film dove mio nipote di 7 anni ha riso di gusto e voluto rivedere dopo un paio di giorni. Alcune scene sono spassosissime anche per noi adulti. Bravi davvero.

FOCUS
INCONTRI
mercoledì 16 giugno 2010
Marianna Cappi

Versione di lungo metraggio della serie televisiva ideata dal duo di animatori belgi Aubier e Patar, Panico al Villaggio si annuncia come un'ondata di spasso incontrollabile; puro divertimento all'insegna del nonsense che governa i giochi dei bambini e, nella vita come nelle arti, è ingrediente imprescindibile del miglior umorismo. Cowboy, Indiano e Cavallo sono i protagonisti di quest'opera in stop motion che l'anno scorso ha sfilato nella selezione ufficiale di Cannes e ora si avvia a divenire un piccolo cult.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Valerio Caprara
Il Mattino

Riabilitare dal punto di vista critico i film d'animazione è diventato forse un tic, ma «Panico al villaggio» è davvero un piccolo capolavoro. Tratto dall'omonima serie tv, il lungometraggio firmato da un'equipe di schivi geni europei del ramo si distingue per la tecnica fuori moda della stop-motion, ma soprattutto per la manipolazione meravigliosamente «grezza» delle dimenticate figurette su piedistallo [...] Vai alla recensione »

Francesco Alò
Il Messaggero

Animazione per l'infanzia? Nossignori. Animazione dall'infanzia. In un villaggio color pastello incastrato tra morbide collinette verdi, ci sono due case, una guardiola, una fattoria e una scuola di musica. In una delle due abitazioni - dall'esterno sembra piccola, dentro è enorme - vive una famiglia allargata e allarmata: Indiano, Cowboy e un cavallo chiamato Cavallo.

Isabelle Regnier
Le Monde

Bienvenue en un pays de frappadingues ! Les Belges Vincent Patar et Stéphane Aubier transbahutent sur grand écran l'univers de "Panique au village", leur série a succès sur Canal+. Ça vaut le détour. En 1 h 16, avec une poignée de petits personnages, des jouets en plastique d'un autre âge rivés à des socles en dur, ils mettent le feu à une fusée fictionnelle dans laquelle n'importe quelle idée est [...] Vai alla recensione »

Maurizio Porro
Il Corriere della Sera

Anche qui c' è una toy story. Alcuni soldatini di ferro (un indiano che asciuga col phon le penne, un cavallo innamorato, un cow boy), sono gli eroi d' un grazioso film ispirato a una serie per piccini. Così al compleanno equino, arrivano, per errore, valanghe di mattoni: il via ad avventure surreali tra paesaggi nevosi e sottomarini con mucche in paracadute e altre piccole e grandi follie abbastanza [...] Vai alla recensione »

Thomas Martinelli
Il Manifesto

Muniti di follia lunatica e genialità creativa si può fare miracoli con poco. Prendi una varietà di «soldatini», neanche fossero miniature dei Village People, spostali un passo per volta e riprendi tutto a scatto singolo ed ecco uno dei lungometraggi più curiosi e divertenti della stagione. Panico al Villaggio è tratto da una serie tv belga, popolarissima anche in Francia e persino nell'isolata Inghilterra, [...] Vai alla recensione »

Davide Turrini
Liberazione

Il postino suona sempre due o tre volte. Ed ha parecchi pacchi da consegnare nel villaggio ideato e creato dal duo di registi belgi Stephane Aubier e Vincent Patar. Sfondo agreste pitturato e bidimensionale, più personaggi di plastica alti qualche centimetro con piedistallo tondo. Si chiamano Indien, Coboy e Cheval, soldatini fanciulleschi, memorabilia colorata, depositari del mondo continuamente capovolto [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Presentato l' anno scorso a Cannes e nominato agli Oscar, un piccolo gioiello d' animazione belga che pare la risposta anti-tecnologica agli effetti speciali e tridimensionali. Gli autori, Patar e Aubier, utilizzano quelle figurine di plastica, un po' rudimentali, che ancora si possono trovare in qualche vecchia bottega di giocattoli: cowboy, indiani, animali della fattoria, alieni.

Maurizio Cabona
Il Giornale

Comincia bene, ma si confonde dopo mezz'ora Panico al villaggio di Stéphane Aubier e Vincent Patar, film franco-belga d'animazione realizzato con la tecnica del rallentatore. I personaggi principali sono un cavallo, un pellerossa e un cowboy in miniatura, di quelli con i quali giocano i bimbi. Vivono sereni in campagna, finché il pellerossa e il cowboy ordinano via mail cinquanta mattoni per costruire [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
giovedì 12 novembre 2009
Marlen Vazzoler

Negli ultimi anni le nomination per la categoria di miglior film d'animazione degli Oscar erano composte da solo tre pellicole. Il motivo risale al fatto che per avere cinque nomination devono essere sottoposte nell'arco dell'anno almeno sedici pellicole. Per [...]

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