Titolo originale | Madeo |
Anno | 2009 |
Genere | Drammatico, |
Produzione | Corea del sud |
Durata | 128 minuti |
Regia di | Bong Joon-ho |
Attori | Bin Won, Ku Jin, Hye-ja Kim, Je-mun Yun, Jeon Mi-seon Woo-hee Cheon, Hyeong-kuk Lim, Kyeong-jin Min, Myung-shin Park. |
Uscita | giovedì 1 luglio 2021 |
Tag | Da vedere 2009 |
Distribuzione | PFA Films |
Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
MYmonetro | 3,88 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 7 giugno 2021
Do-joon è un ragazzo con un deficit mentale, che vive con la madre Hye-ja in una piccola cittadina del sud Corea. In Italia al Box Office Madre ha incassato 146 mila euro .
ASSOLUTAMENTE SÌ
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Do-joon (Weon Bin) è un ragazzo con problemi mentali, bizzarro ma apparentemente inoffensivo, che viene accusato del brutale omicidio di una ragazza. La madre (Kim Hye-ja) si rifiuta di accettare questa verità e, dopo aver compreso che polizia e avvocati non vogliono fare niente per sovvertire l'andamento delle cose, si impegna da sola nell'impresa di scoprire il vero colpevole e scagionare così il figlio.
Della stagione aurea del cinema coreano, a cavallo tra gli anni Novanta e gli anni Zero, sembrano essere rimaste le ceneri o poco più. Ragioni produttive, organizzative, ma anche banalmente creative per cui la macchina sembra essersi inceppata. Restano gli autori emersi in quel frangente.
Alcuni, come Kim Ki-duk o Park Chan-wook, si sono smarriti (il primo inseguendo estremizzazioni della sua poetica, il secondo vittima di uno sterile autocompiacimento manierista), altri, come Bong Joon-ho, crescono di film in film.
Dopo aver riaperto - dall'interno - la ferita ancora sanguinante del regime fascista degli anni '80 in Memories of Murder ed esorcizzato il rimosso post-bellico con il mostro di Host, Bong alza ulteriormente il tiro e mette in scena una straziante tragedia di gente comune, incentrata sull'interpretazione di un'incredibile Kim Hye-ja.
La Madre - il personaggio non ha un nome - un'anti-Medea disposta a tutto pur di salvare il buon nome del figlio, si appropria del film per farci vivere dal suo punto di vista l'amarezza del destino, l'inevitabilità della disgrazia, la disuguaglianza di persone e cose; figura apotropaica che toglie la vita, passando le giornate a tagliare i rami secchi, ma sa anche donarla, attraverso le arti segrete dell'agopuntura.
Come e più del solito in Bong il Bene non abita più qui e risulta pressoché impossibile parteggiare o immedesimarsi con uno qualsiasi dei personaggi, caratterizzati da diversi gradi di meschinità e dalla difesa di uno spesso sordido particulare. Do-joon non è migliore di loro (e Bong non fa nulla per farcelo credere), è solo speciale, diverso da loro, quel tanto che basta a renderlo fuoriposto, (con)segnato sin dalla nascita a un destino di simbiosi madre-figlio, nella buona e nella cattiva sorte.
Il tentativo di uscire dai binari prefissati, il confronto-collisione con una feritoia nera - che è simbolo grezzamente ovvio ma di forte impatto - su cui la cinepresa insiste con evidenza scatena una reazione a catena di eventi difficile da controllare, anche per la Madre onnipresente e totalizzante a cui nulla sembra sfuggire. Il percorso di consapevolezza dell'anziana protagonista è il percorso di uno spettatore disorientato dalla maestria di Bong nel manovrare gli strumenti della narrazione: il tema edipico è appena sfiorato, il whodunit segue il suo corso (costellato di MacGuffin), mentre si dipana la vera indagine, quella nell'uso atroce del sesso e degli istinti primari che tuttora perdura nel cuore profondo (e selvaggio) della società coreana.
Un bel giallo non troppo prevedibile, ambientato in un paese di provincia nella Corea del Sud ma che potrebbe essere tranquillamente ambientato in qualunque altra parte del mondo visto che l'amore incondizionato di una madre per il figlio è una costante indipendentemente dalla locazione geografica. Interessante.
Seguendo le opere dei grandi registi sudcoreani Kim Ki-duk e Park Chan-wook mi imbatto in questo quarantenne Bong Joon-ho ed in questo suo bellissimo film presentato a Cannes nel 2009 con grande riconoscimento di critica e pubblico, tanto da avere a tutt’oggi il record d’incassi ai botteghini della Corea del Sud. Probabilmente uno dei migliori thriller del cinema asiatico e non solo, Mother, [...] Vai alla recensione »
Bong Joon-ho è molto abile nel raccontare in modo originale, non banale e mai scontato, la vita e le disavventure dei diseredati del suo Paese. Quegli ultimi che il sistema tratta in modo superficiale, frettoloso, non meritevole di troppa attenzione. Se ne sbarazza, insomma, molto presto.La presente pellicola è un esempio evidente del suo modus operandi dietro la macchina da presa e sui fogli di una [...] Vai alla recensione »
Bong sei un dio della settima arte, e lo dimostra il tuo ennesimo capolavoro. La tua regia è qualcosa di incredibile, e sai sempre portarti appresso gente che sa il fatto suo, a partire dalla protagonista, una bravissima Hye-ja Kim, costretta in un'interpretazione sofferta ed emozionante. Non mi resta che consigliare quest'opera d'arte a tutti!
La sequenza iniziale vale la visione dell’intero film di Joon-ho per la bellezza dell’immagine di questa donna danzante in un campo di grano tutto il resto è lo svilupparsi del dramma in un riavvolgersi del nastro dall’incoscienza alla consapevolezza per il ritorno all’oblio
Ringrazio la programmazione estiva, che permette di vedere tanti capolavori del cinema coreano, di gran lunga il primo al mondo. Un altro bellissimo film, una bellissima sceneggiatura che srotola con semplicità una storia dai tanti colpi di scena.
contenuti e denuncia sociale. regista tra i più grandi
film davvero orribile, mi chiedo come faccia ad avere recensioni così quotate.....io lo avrei titolato CRONACHE DA UNA PORCILAIA...mah!!!
...elucubrazioni psichiche a parte, di che cacchio parla 'sto film??
Madre Regia di Bong Joon-ho VOTO aaaab Come già avvenuto per altri grandi registi, anche Bong Joon-ho sta godendo di una riscoperta a posteriori. Il successo di Parasite , vincitore della Palma d' oro e dell' Oscar, ha traghettato sullo schermo i suoi film precedenti: l' anno scorso Memorie di un assassino e ora questo Madre , del 2009, che muove da eventi analoghi.
Il direttore del festival di Cannes Thierry Frémaux ha voluto Bong Joon-ho sul palco, alla cerimonia d' apertura del festival di luglio per cancellare l' anno funesto 2020. Il regista coreano aveva vinto la Palma d' oro con "Parasite" nel 2019, ed era uscito trionfatore dagli Oscar 2020 - miglior film e basta ( non "miglior film straniero"), migliore regista, migliore sceneggiatura originale.
L' altra faccia di "Psycho" è un gran film coreano del 2009 in cui brillava già al meglio il talento del regista di "Parasite". Formalmente è un giallo, con un figlio tonto accusato di aver ucciso una ragazza molto chiacchierata e una strana madre coraggio pronta a tutto per scagionarlo, anche a condurre indagini personali quando si rende conto che né la polizia né il grande avvocato calato in provincia [...] Vai alla recensione »
«La gente di questo posto è strana. Non fidarti di nessuno, nemmeno di me», dice il giovane Jin-tae (Jin Goo) alla Madre (Hye-ja Kim) cui rimanda il titolo di questo film girato da Bong Joon-ho dieci anni prima di Parasite (in originale Madeo, Corea del Sud, 2009, 129'). All' apparenza inoffensivo, e con difficoltà psichiche, Do-joon (Won Bin) viene arrestato per l' omicidio di una ragazzina.
Da non perdere, infine, anche se non si è adepti del cine tempio coreano, l' epifania del thriller Madre (2009, ma rimasto inedito in Italia) dello stesso Bong Joon-ho oggi aureolato dall' eclatante e meritato trionfo di Parasite. Dove il personaggio in tutti i sensi dominante è, appunto, una madre mai identificata con un nome- che è vissuta consacrandosi all' assistenza dell' ormai ventisettenne figlio [...] Vai alla recensione »
Un po' come avveniva in Memorie di un assassino, anche in Madre Bong Joon-ho incentra la narrazione sui tentativi di ricostruzione di un avvenimento, di un omicidio. Una ricostruzione che avviene progressivamente attraverso l'accumulo, l'intreccio e la sintesi di memorie, ricordi, punti di vista: tutti squisitamente soggettivi, ma che non solo riescono infine a (ri)condurre al versante oggettivo dei [...] Vai alla recensione »
Un vero evento nelle sale italiane: «Madre» di Bong Joon-ho (regista di «Parasite») arriva finalmente nei nostri cinema 12 anni dopo la sua prima apparizione al Festival di Cannes. Un'operazione simile era già stata fatta lo scorso anno con «Memorie di un assassino», altro lungometraggio del regista coreano datato 2003. Si tratta di un'occasione importante, non soltanto per scoprire un altro tassello [...] Vai alla recensione »
Arriva in Italia a 12 anni dall'uscita Madre del regista coreano Bong Joon-ho (che ha diretto il pluripremiato Parasite), quest'anno presidente di giuria alla Mostra del cinema di Venezia. Un mix tra humour noir e giallo, con accenti da film horror e atmosfere hitchcockiane. Il protagonista è un ragazzo con problemi di ritardo mentale, accudito come un bambino dalla madre (un'attrice di culto in Corea, [...] Vai alla recensione »
Nell' altalenante offerta di film nelle sale - la cui riapertura è arrivata giusto in coincidenza con l' estate, da noi tradizionalmente considerata stagione morta - capitano anche occasioni preziose, come l' uscita dell' inedito Madre, firmato nel 2009 da certo Bong Joon-ho che allora, ovvero dieci anni prima del successo planetario del suo Parasite, era solo uno sconosciuto regista sudcoreano.
Bong Joon-ho prima di Parasite. Con Madre mette in scena una storia a metà tra thriller e poliziesco, dimostra di conoscere gli strumenti del genere narrativo (pur tralasciando completamente il fattore tensione e limitandosi a una suspence tutta mentale) e certamente si diverte a utilizzarli in questo film incentrato sul rapporto tra madre e figlio.
L'onda lunga di Parasite continua a manifestare i propri benefici effetti sulla distribuzione nostrana, "convincendo" chi di dovere a ripescare altri lungometraggi realizzati in passato da Bong Joon-Ho. Stavolta è il turno di Madre (Madeo), straordinaria opera che l'autore sudcoreano ha girato nel 2009, successivamente al particolarissimo, eccellente, monster-movie The Host (arriverà anch'esso nelle [...] Vai alla recensione »
Una donna non più giovane in un campo di grano. Apparentemente smarrita, con i tratti del viso affaticati dalla tristezza e da una preoccupazione ignota, d'improvviso comincia a danzare. Il folgorante incipit di Mother è all'insegna di un lirismo addolorato e stordente, imbevuto di uno stato d'animo scombussolato e sul precipizio dell'autoannullamento, che ritornerà nello speculare, e altrettanto danzato, [...] Vai alla recensione »
Le quatrième film du cinéaste sud-coréen Bong Joon-ho, 40 ans, confirme avec éclat l'évidente force de son style, ainsi qu'un regard plus affiné encore que dans ses précédents films sur les comportements de ses personnages. Memories of Murder (2003) et The Host (2006) avaient frappé les spectateurs par la capacité du cinéaste à mélanger avec succès les genres.
A lady in late middle age, politely dressed, wanders through a meadow in the morning. The air is bright, with a trace of mist in the distance. You can hear birdsong, and the strumming of a guitar. God’s in His Heaven, you would say, and all’s right with the world. So begins “Mother,” a new movie from Bong Joon-ho, the most venturesome of South Korean directors.
The enthralling, unpredictable, yet highly accessible "Mother" from Korea's Bong Joon-ho, takes the predicament of a fiercely devoted single mother (Kim Hye-ja, in an Oscar-caliber portrayal) determined to get justice for her simple-minded son, Do-joon (Won Bin), arrested for the murder of a teenage girl by lazy, indifferent police, and turns it into a dazzlingly multifaceted epic of stunning surprise. [...] Vai alla recensione »