Shortbus - Dove tutto è permesso

Film 2006 | Drammatico 102 min.

Regia di John Cameron Mitchell. Un film Da vedere 2006 con Lee Sook-Yin, Paul Dawson, Lindsay Beamish, PJ DeBoy, Raphael Barker, Jay Brannan. Cast completo Titolo originale: Shortbus. Genere Drammatico - USA, 2006, durata 102 minuti. Uscita cinema venerdì 24 novembre 2006 distribuito da Bim Distribuzione. - MYmonetro 3,03 su 63 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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John Cameron Mitchell continua a indagare tra le relazioni interpersonali e le identità sessuali. In Italia al Box Office Shortbus - Dove tutto è permesso ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 597 mila euro e 154 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,03/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,00
PUBBLICO 2,84
CONSIGLIATO SÌ
Coadiuvato da un cast eccezionale, praticamente esordiente, e da una festante colonna sonora, Mitchell firma un'opera piacevole e malinconica che niente ha a che fare con la pornografia.
Recensione di Letizia della Luna
sabato 25 novembre 2006
Recensione di Letizia della Luna
sabato 25 novembre 2006

La Statua della Libertà. New York. All'interno dei molti grattacieli prendono corpo storie di vita quotidiana. Una terapista sessuale non è mai riuscita ad avere un orgasmo. Una giovane coppia di ragazzi omosessuali vuole allargare la propria vita sessuale, intraprendendo un menage a trois. Una ragazza non riesce ad avere rapporti interpersonali e si prostituisce con clienti masochisti che disprezza. Tutta questa umanità s'incontra allo Shortbus, colorato locale notturno underground dove tutto è permesso, dove è possibile trovar rifugio senza sentirsi diversi.
È la nuova, sfrontata e polemica, pellicola di James Cameron Mitchell, animatore della scena gay newyorchese, enfant prodige proveniente dal teatro e già fattosi notare al cinema con il sagace Hedwig - La diva con qualcosa in più. C'è molto sesso esplicito ma, il tocco leggero e il grande dono dell'ironia, permettono al regista di non cadere mai nella volgarità, anzi di riuscire a commuovere e renderci partecipi anche di un mondo che può apparire davvero lontano. Mitchell, che ha dalla sua anche una grande sapienza visiva e una fresca inventiva, osserva l'uomo e la donna contemporanei. Lo fa attraverso l'angolazione del sesso. Ma davvero potrebbe essere qualcos'altro. Quest'umanità post 11 settembre è malinconica, triste, sembra essere spaesata in un mondo che non riesce più a riconoscere. Ecco allora che New York, ridisegnata al computer e propostaci in maniera davvero entusiasmante attraverso pennellate di tempera e luci che si accendono e si spengono, rimane al buio: black out completo. Coadiuvato da un cast eccezionale, praticamente esordiente, e da una festante colonna sonora, Mitchell firma un'opera piacevole. Che niente ha a che fare con la pornografia, troppo spesso tirata in ballo per questo film.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Comincia con un quarto d'ora di porno hard in 3 situazioni a montaggio alternato: una coppia etero si sbatte in casa molte delle 36 (36?) posizioni per copulare; una giovane sadomaso frusta un cliente intento a masturbarsi; un gay acrobatico si filma mentre riesce a farsi un'autofellatio. Scatta la domanda pensosa: "Può l'hard non essere porno?". Il 2° film di J.C. Mitchell, gay dichiarato e programmatico, cerca di dimostrarlo. L'ambiente è quello della middle class di New York dopo il settembre 2001. Il regista ha scritto il film con gli interpreti, spesso non professionisti, selezionati attraverso un videotape in cui ciascuno raccontava il proprio rapporto col sesso. Ogni orgasmo filmato è vero, garantisce. Le storie fanno capo al club newyorkese Shortbus , uno dei ritrovi underground per artisti e sesso libero. Quello di Mitchell "è un solipsismo corale che evita di donare a un caso esemplare un valore universale alla Altman o alla Paul Thomas Anderson" (A. Terminini). Non fa che registrare un'insaziabilità erotica che, nello stesso tempo, è ossessiva, triste, comica, malinconica. V.M. 18.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 2 marzo 2013
Bartleby Corinzio

Auto-fellatio o selfsucking. A me viene subito in mente Ron Jeremy, detto uomo baobab ma anche Giullare. Auto-fellatio e quindi solitudine a prescindere con la variante, nell'apice, di un cum swapping. Auto-swapparsi. Se qualcuno in questo momento sta davvero leggendo quanto sto scrivendo e se questo qualcuno si sta chiedendo di che diavolo sto parlando, be', la domanda è legittima. Vai alla recensione »

domenica 21 ottobre 2012
Tiberiano

Film coraggioso, partito con buoni (o furbetti ?) propositi sociologici, che però si compiace in maniera semplicistica e superficiale di proporre il sesso e la sua pratica (in tutte le possibili varianti) come la chiave per risolvere tutti i problemi emotivi, affettivi, esistenziali. E pure sessuali, come la frigidità per una "lei" o l'impotenza per un "lui".

venerdì 24 maggio 2013
StefaniaAllen

si è stati cattivi spettatori del film  se si è visto soltanto il canto dell'inno nazionale nel deterano...il  film è ben più profondo...ad un'analisi meno superficiale, ben si capisce come tutti siano alla ricerca di un orgasmo emotivo e non solo, ed è durante questa ricerca che emergono confessioni nevrotiche,paure, blocchi e vuoti di ciascuno. Film [...] Vai alla recensione »

lunedì 8 ottobre 2012
dargam

Film in cui la narrazione è davvero debole. I dialoghi non colpiscono e le scene di sesso, che alla fine non sono niente di diverso da ciò che nella realtà avviene, appaiono prendere il sopravvento su tutto. Personalmente l'ho trovata una pellicola di scarso interesse, dove la scelta delle caratteristiche dei personaggi erano troppo stereotipate.

venerdì 30 settembre 2011
Dolcelilith

o Dio, di sicuro non è un film che guarderei con i miei genitori. all'inizio ti spiazza per quel sesso esplicito, ma poi, anche dopo che hai terminato di vederlo, quelle scene ti restano nella mente, e non ci vedi più amplessi promiscui. New York viene vista sotto una miriade di luci e colori, di notte, cn quel cielo blu dipinto, sembra un quadro di Van Gogh, Molto stile Hyppie, pieno [...] Vai alla recensione »

venerdì 5 giugno 2009
paride86

Tanti sono i temi che vengono affrontati in "Shortbus", film a contenuto esplicitamente sessuale che però non è mai gratuito e volgare. Purtroppo la sensazione che si prova alla fine è che si sarebbe potuto dire (o approfondire) molto di più di quanto è stato detto. La natura delle relazioni, la morte, l'orgasmo femminile, tutto è stato affrontato con troppa leggerezza.

Frasi
Un tempo volevo cambiare il mondo. Ora mi accontento di lasciare la stanza con dignità.
Brothel Madame (Justin Bond)
dal film Shortbus - Dove tutto è permesso
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lorenzo Maiello
XL

Per la cronaca, Shortbus è stato il film-scandalo all'ultimo festival di Cannes. Molto spesso gli scandali annunciati (dai film di Paul Verhoeven a quelli di Larry Clark, da Blair Witch Project a Melissa P.) puzzano di furbatina preparata a tavolino. Al contrario, il maggior pregio di questo film è che gronda onestà da ogni fotogramma. Certo, ci sono sesso esplicito, membri esibiti, tanta omosessualità [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

Il film-scandalo di Cannes 2006, l'americano Shortbus di John Cameron Mitchell, uscirà venerdì nei cinema italiani in sole 60 copie, anziché le 100 previste. Motivo? Il «perbenismo» degli esercenti, secondo Valerio De Paolis, che con la sua società Bim lo ha acquistato per la distribuzione in Italia. Prima ancora che il film passasse alla censura (che l'ha «ovviamente» vietato ai minori di 18 anni, [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

Sessanta copie anziché 100: è l'uscita «ridimensionata» di Shortbus, di cui vi abbiamo parlato martedì, dovuta al «perbenismo» (parola scelta dal distributore italiano Valerio de Paolis, noi saremmo stati più coloriti) degli esercenti sconvolti, anime pie, dalle scene hard. Dunque, poiché voi spettatori siete sovrani, è vostro diritto sapere che Shortbus è tecnicamente un film hardcore: quando gli [...] Vai alla recensione »

Emanuela Martini
Film TV

Una New York colorata che sembra un gioco in plastilina per bambini: la macchina da presa la sorvola e s'infila a casaccio in una finestra qualunque, dove un giovane uomo nella vasca da bagno osserva il suo corpo nudo e lo riprende, poi in un'altra, dove una ragazza dall'aria scocciata s'intrattiene con un cliente, poi in un'altra e in un'altra. Gente che si osserva, che si ama o che tenta di amarsi, [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

In Italia perfino Venditti canta che "non c'è sesso senza amore", però poi se un regista filma il sesso per parlare d'amore scattano censure e tabù. Certo in Shortbus non manca nulla. Si comincia con un'auto-fellatio che è insieme prova acrobatica e monumento alla solitudine( ma pare che la prodezza riuscisse anche a D'Annunzio e a rendere il tutto ironico qui c'è pure un fotografo appostato alla finestra [...] Vai alla recensione »

Massi Ferramondo
Rolling Stone

Di giorno sono confusi e infelici e di notte si incontrano allo Shortbus, per chiacchierare, ascoltare musica e fare sesso, tanto sesso. Sono una terapista di coppia che non ha mai provato un orgasmo, una dominatrix malinconica e un giovane omosessuale che ha deciso di traghettare il suo compagno verso una nuova relazione prima di suicidarsi. «New York è uno stato della mente»: John Cameron Mitchell [...] Vai alla recensione »

Vito Attolini
La Gazzetta del Mezzogiorno

Tre piccole storie con un comune denominatore: il sesso. È il motivo (unico) di questo film, uno dei pochi in circolazione vietato ai minori di 18 anni (che certo, in materia sono abbastanza edotti). Il film di John Cameron Mitchell, sodale del primo Gus Van Sant, presentato a Cannes fuori concorso, è di quelli che un tempo avrebbero sollevato reazioni e una serie di misure repressive.

Roberta Ronconi
Liberazione

In Italia esce vietato e con molte difficoltà. Gli esercenti italiani (e non i distributori, visto che la Bim di De Paolis ha deciso una coraggiosa uscita ad alti numeri), per Shortbus hanno alzato le barricate e in tanti hanno chiuso le proprie sale per questo film "pornografico e dissacrante". Immaginiamo siano queste le riserve, oltre al fatto che un film vietato ai 18 come ha deciso (comprensibilmente) [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Non credevamo fosse possibile ridere vedendo un film porno. Se non nel senso in cui oggi ridiamo guardando "Gola profonda". Con tutto il rispetto per lo sdoganamento del genere, e per Jacqueline Kennedy che si mise in fila per comprare il biglietto (deliziando il regista Gerard Damiano: più sono trasgressivi, più subiscono il fascino delle signore con le perle), vedendo i baffoni e il camice del dottore [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Per deprecare Bush ognuno s'arrangia come può. Così il regista e sceneggiatore John C. Mitchell ha usato in Shortbus i primi argomenti utili: erezioni, penetrazioni, docce di sperma (in direzione di un dipinto d'arte moderna), fellatio e auto-fellatio (portata a termine grazie a un sapiente esercizio yoga), masturbazioni con o senza vibratore, cunnilinguo, ripetute orge in apposito locale off-off e, [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Commedia genitale. In Shortbus di John Cameron Mitchell, in una New York di cartapesta, si vedono soprattutto organi sessuali maschili, in ogni variante e attività: nella vasca da bagno un ragazzo si fotografa il pene con il telefonino, poi facendo ginnastica tenta con successo di portarselo alla bocca; una ragazza spolvera distrattamente i cosi finti rossi e neri che ornano uno studio; una sessuologa [...] Vai alla recensione »

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