Proprietà privata

Film 2006 | Drammatico, 92 min.

Regia di Joachim LaFosse. Un film Da vedere 2006 con Isabelle Huppert, Jérémie Renier, Yannick Renier, Patrick Descamps, Kris Cuppens. Cast completo Titolo originale: Nue Propriété. Genere Drammatico, - Belgio, Lussemburgo, Francia, 2006, durata 92 minuti. Uscita cinema venerdì 16 marzo 2007 distribuito da Bim Distribuzione. - MYmonetro 3,08 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Due giovani fratelli che non riescono a separarsi vengono sedotti da una madre conturbante e ambigua. In Italia al Box Office Proprietà privata ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 157 mila euro e 51,2 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,08/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,18
PUBBLICO 2,79
CONSIGLIATO SÌ
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Lafosse gira nella campagna belga la vita di due fratelli e di una madre esasperando le tensioni ma con una regia misurata ed essenziale.
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

Thierry e François sono gemelli eterozigoti e vivono in un vecchio casale di campagna con la madre Pascale, separata e animosa col padre risposato dei suoi figli. Madre e figli sembrano convivere serenamente fino a quando Pascale, innamoratasi del vicino di casa, decide di mettere in vendita l'immobile e andare a vivere con lui. Thierry, fortemente contrariato, ostacola la relazione della madre e la sua balzana intenzione di vendere. Frustrata e incapace di sostenere le pressioni del figlio, Pascale parte. In sua assenza la situazione familiare esplode e Thierry e François finiranno col farsi male.
I due protagonisti non hanno le ali ma in compenso hanno un nido, una madre che pensa a nutrirli e un padre che provvede a mantenerli. Poco più che ventenni vivono in una sorta di bolla, uno stadio senza svezzamento che rimanda continuamente l'ingresso al ruolo di adulto. Thierry e François si rotolano nel fango, si accapigliano come ragazzini, fanno il bagno insieme, mangiano continuamente davanti alla tv, fanno l'amore con la fidanzata di turno, ammazzano i topi nello stagno come il tempo che scorre senza toccarli, cambiarli, crescerli.
Joachim Lafosse, regista e fratello gemello, gira nella campagna belga la vita di due fratelli e di una madre che spezza l'equilibrio familiare nel tentativo di conquistare l'indipendenza domestica. La sua regia misurata ed essenziale scova gli egoismi familiari che imbrogliano i personaggi e rintraccia i rapporti di autorità e di affetto esistenti nel gruppo. Una famiglia incompleta esaminata nei piccoli riti domestici: la consumazione dei pasti e l'apparecchiatura del desco sono ad esempio rivelatori delle relazioni che intercorrono tra madre e figli e dell'evoluzione dei loro comportamenti e dei loro sentimenti. Se il primo pasto commenta spensierato la complicità dei tre protagonisti e i loro piccoli avvenimenti quotidiani, i successivi sembrano incapaci di dare conforto e sostegno, di ricaricare psicologicamente i membri della famiglia. Il sapore del cibo, un gesto o una parola, diventano spunti che producono rabbia e sfogano l'aggressività. Quella di Thierry, già padre adolescente dell'Enfant dei Dardenne, contro la madre di Isabelle Huppert, che rivendica per sé il diritto di essere donna, di amare invece di allevare. Lafosse esaspera le tensioni e dissemina il film di indizi di rottura, fino all'esplosione finale che frantuma letteralmente la famiglia e costringe i genitori separati a ricominciare, a rimettere insieme i pezzi, finalmente consapevoli dei loro ruoli. Al centro di queste relazioni di potere c'è una casa, una "proprietà privata" che diventa luogo di scontro e di concorrenza, che traduce gli affetti immateriali in interessi materiali. Per questa ragione nell'epilogo la macchina da presa si allontana dall'immobile rimuovendo la proprietà e muovendo in avanti i personaggi. Perché la mancanza di possesso fa circolare l'amore. Quasi sempre.

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Ambigue relazioni familiari in stile sobrio e asciutto.
Recensione di Alessandra Montesanto

Una madre, Pascale, vive in una fattoria in Belgio insieme ai suoi due figli gemelli e adulti, ma incapaci di badare a se stessi. Dopo il divorzio dal marito e convinta dal proprio amante, la donna vorrebbe vendere la proprietà, ma i due figli si oppongono. Impotente nel trovare una soluzione, Pascale abbandona la casa e i suoi figli dovranno incominciare ad affrontare la vita da soli.
Pascale come Medea. Forse il riferimento è un po' troppo "alto" per questo film che ricorda molto il buon cinema dei Dardenne e che, quindi, resta un'opera ben costruita e ben recitata. Uno stile asciutto e sobrio (Isabelle Huppert ha sostenuto un piano sequenza fisso per 5 minuti e non è cosa facile) e un montaggio attento a sottolineare il fatto che - nel sistema familiare descritto - non c'è una persona più importante di un'altra perché tutti e tre i personaggi sono i cardini di una relazione simbiotica e perversa. Questo spiega la scelta di usare i piani sequenza fissi: "Volevo che ogni personaggio fosse costretto a uscire dall'inquadratura se voleva allontanarsi. L'inquadratura è come la casa che loro tre non riescono a lasciare", spiega Joachim Lafosse, il regista. Viene alla mente un altro riferimento "alto": L'orgoglio degli Amberson di Welles, in cui i ruoli familiari e affettivi si ribaltano, si complicano, si frantumano. Nell'arte, spesso, si sono toccati questi argomenti, ma il film di Lafosse concede una riflessione in più sugli interrogativi di sempre: Qual'è il confine tra Amore e Possesso? Si possono sciogliere i legami di sangue? A quale prezzo?

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Pascale vive con i due gemelli ventenni, incapaci di fare una vita autonoma, in una casa di campagna. Pur divorziata da molti anni, continua a litigare con il loro padre, pronto soltanto a fornirli di soldi contanti. Di asfittica e quasi morbosa intimità, la situazione precipita quando Pascale, che si è fatta un nuovo compagno, decide di vendere la casa. 3° film, scritto con François Pirot, del belga J. Lafosse che l'ha girato in piani-sequenza fissi (con molte scene a tavola mentre si mangia). "Volevo che ogni personaggio fosse costretto a uscire dall'inquadratura se voleva allontanarsi. L'inquadratura è come la casa che non vogliamo lasciare" (J. Lafosse). Senza cadere nell'antiretorica alla Gide ("Io vi odio, famiglie"), è una storia lucida e crudele sulla vita familiare chiusa al prossimo. Personaggi disegnati bene per attori cui la regia ha lasciato spazio. I. Huppert ottima come il solito; i due J. e Y. Rénier sono fratelli anche nella vita. In concorso a Venezia 2006.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 22 agosto 2010
Suomii

Una macchina, sulle note vibranti del violino, si allontana dalla grande proprietà che, lentamente, sparisce dietro la curva, sostituita dal paesaggio verde e grigio della campagna belga. L'ultima scena chiude il cerchio del film, iniziato con la dedica inziale "a nos limites" (ai nostri limiti), per raccontare come gli oggetti, i possedimenti diventino molto spesso i catalizzatori [...] Vai alla recensione »

sabato 7 settembre 2019
stefano capasso

In una casa della campagna del nord della Francia vivono Pascale e i suoi due figli gemelli Thierry e Francois, gemelli eterozigoti. I tre vivono in un mondo a parte, caratterizzato da un forte legame, a tratti morboso, che li mantiene tutti in uno stato di adolescenza, nonostante i due ragazzi abbiano venti anni. Ogni tanto appare il padre, verso il quale Pascale, ormai divorziata da tempo, nutre [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

L'anomala dedica che figura in testa a Nuda proprietà di Joachim Lafosse è già tutto un programma: «ai nostri limiti». Già, ma è giustificazionista? Invoca cioè clemenza e comprensione, perora la causa del mal comune mezzo gaudio e del chiudere un occhio? Oppure al contrario è un'accusa e un'autoaccusa, un risveglio critico e autocritico, un monito? La risposta giusta è la numero due.

Alberto Crespi
L'Unità

Non si finirebbe (e non si finirà) mai di girare film sul microcosmo della famiglia. Mentre Lezioni di volo di Francesca Archibugi spedisce due ragazzi italiani in India, Proprietà privata del giovane belga Joachim Lafosse ci porta in Vallonia per conoscere due gemelli troppo diversi e una madre troppo giovane. Thierry e Francois sono uno biondo, l'altro bruno.

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Sempre più magrolina, energica e brava, Isabelle Huppert è protagonista di Nue propriété (Nuda proprietà, in concorso), un film belga di Joachim Lafosse, nel quale recita il personaggio della madre divorziata di due figli maschi gemelli adulti: sono fratelli, ma non gemelli, gli interpreti Yannick e Jérémie Reniers (quest'ultimo è il ragazzo padre protagonista de L'enfant dei fratelli Dardenne).

Maurizio Cabona
Il Giornale

Uno degli ultimi piccoli film in concorso è stato scritto e diretto da Joachim Lafosse e s'intitola Proprietà privata, infedele traduzione dell'originale Nue proprieté («Nuda proprietà»). Girato in economia, un'autobiografia dell'autore, oggi trentunenne. È il dramma fra due falsi gemelli (Jérémie e Yannick Renier, reali fratelli, ma non gemelli) e la madre (Isabelle Huppert), che vuole vender casa [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Specializzata in personaggi di donna morbosa (La pianista, Ma mère), che interpreta ormai con sublime manierismo, Isabelle Huppert vive in villa di campagna assieme ai suoi due (falsi) gemelli. Allorché la donna prende la decisione di vendere la proprietà, per regalarsi una nuova occasione di vita, i figli si oppongono. Proprietà privata si apre su una situazione di apparente, relativa normalità, con [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Il belga Joachim Lafosse, classe 1975, è un regista da tener d'occhio. Con ammirevole coraggio, sconfinante nell'incoscienza tipica dell'ultimo arrivato, sceglie Isabelle Huppert per un ruolo che i colleghi più adulti e rispettosi mai oserebbero proporle. La fa abitare in una casa di campagna, divorziata rancorosa con due figli gemelli, tenendola alla larga dai salotti eleganti.

Luca Barnabé
Ciak

Due gemelli ultraventenni (I fratelli Renier) vivono con la madre (Isabelle Huppert) in una villa di campagna. Quando la donna decide di vendere la casa, il triangolo è sull'orlo di un collasso affettivo. Caino e Abele dell'era postmoderna: giovani adulti posseduti dalla "proprietà privata", dalla Playstation, dal cibo pronto, dalla violenza come sfogo e attaccati alla sottana materna (meravigliosa [...] Vai alla recensione »

Raffaella Giancristofaro
Rolling Stone

Pascale (Isabelle Huppert) vive nella campagna francese con Thierry e François, i due figli gemelli eterozigoti di 25 anni (Jérémie e Yannick Renier, fratelli nella vita). Stanca di fare la "mamma tutto", si fa l'amante e trascura il desco. Oltre a Thierry, che scarica su di lei tutta la sua aggressività, anche l'ex marito si mette in mezzo, soprattutto quando lei comincia a pensare di vendere la casa [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Straordinaria Isabelle Huppert: con gli anni, l'attrice francese è sempre più forte e raffinata. Proprietà privata, secondo lungometraggio del regista belga Joachim Lafosse, 32 anni, è un dramma di famiglia concreto, comune, di assoluto realismo: uno di quei drammi quotidiani che sfociano a volte nella violenza e nella morte, non una costruzione psicologica.

Louis Guichard
Télérama

Cronaca di un disamore familiare. Il padre non c'è, il divorzio è ormai lontano. Resta la madre – abbastanza giovane per non rinunciare definitivamente a rifarsi una vita ma non abbastanza giovane per crederci fino in fondo – e i due figli ventenni sospesi tra studi e disoccupazione (interpretati dai fratelli Renier). Il regista ha ambientato il film in Belgio senza ricorrere, come molti suoi connazionali, [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Cinema belga. Ad opera di un autore, Joachim Lafosse, incontrato spesso nei festival all'insegna di una severità meditata, presente anche nei film di oggi, salutato con molta simpatia la scorsa estate alla Mostra di Venezia, soprattutto per il suo fine ma anche deciso impianto psicologico. Al centro, una madre divorziata e ancora piacente, Pascale, con due figli gemelli e ormai adulti, Thierry e François. [...] Vai alla recensione »

Federico Raponi
Liberazione

Il moderno Caino cinematografico è belga e vive in campagna, in una famiglia incentrata su rapporti perversi. In un involucro, la casa (Proprietà privata, appunto), la cui possibile vendita dà sfogo alle tensioni latenti. La violenza accidentalmente omicida di uno dei due figli riflette però un divorzio che ha lasciato astio e impossibilità di frequentazione tra i genitori.

Mario Pellizzari
XL

Una famiglia belga di oggi: due figli ventenni stanno sotterrati in casa, con frigo colmo e playstation. La madre divorziata (da un padre che nessuno stima, forse a torto) fa progetti e, per metterli in pratica, vuole vendere la casa. I bimbi" insorgono e l'equilibrio familiare, che si regge sulla rinuncia dei due a essere adulti, crolla, con dramma finale.

Callisto Cosulich
Left

«Il rapporto sessuale è la prima positiva soppressione della proprietà privata», sentenziò Carl Marx. Dal suo canto, la morte della famiglia sarebbe divenuta uno dei temi ricorrenti nel '68. Tra questi due poli si dibatte la vicenda di Proprietà privata di Joachim Lafosse. Il pensiero corre a Gruppo di famiglia in un interno. Solo che qui l'interno di Visconti è una villa abitata da una moglie divorziata [...] Vai alla recensione »

Emanuela Martini
Film TV

Una madre divorziata e i suoi figli gemelli, due ragazzi ventenni, vivono, ridono, si coccolano, litigano e, spesso, soffocano in una bella, grande casa della campagna belga. La casa è la protagonista e un elemento fondamentale del loro rapporto, l'ultima cosa che è rimasta ai ragazzi di un'immagine paterna sfumata nel rancore, la tana che dà protezione, ma anche la prigione che lega la madre a una [...] Vai alla recensione »

Roberto Silvestri
Il Manifesto

La famiglia è una implacabile macchina da guerra, basata sulla nuda proprietà privata e sulla capacità, di ogni suo rapace rampollo, di accrescerla in eterno, alla posterità. Subumano tentacolo del capitalismo di sangue feudale e della sua istigazione a porre il profitto particolare, e la sua immortalità, a altezza divina. Non sono infatti certi piccolissimi cattolici a enfatizzarne la mistica, a porre [...] Vai alla recensione »

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