L'arco

Film 2005 | Drammatico 90 min.

Titolo originaleHwal
Anno2005
GenereDrammatico
ProduzioneCorea del sud
Durata90 minuti
Regia diKim Ki-Duk
AttoriMin-jung Seo, Jeon Sung-hwan, Han Yeo-reum, Seo Ji-seok, Jeon Gook-hwan, Kim Il-tae .
Uscitavenerdì 28 ottobre 2005
MYmonetro 3,33 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Kim Ki-Duk. Un film con Min-jung Seo, Jeon Sung-hwan, Han Yeo-reum, Seo Ji-seok, Jeon Gook-hwan, Kim Il-tae. Titolo originale: Hwal. Genere Drammatico - Corea del sud, 2005, durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 28 ottobre 2005 - MYmonetro 3,33 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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L'incesto e la pedofilia sublimati nella poesia e nella bellezza del paesaggio nel nuovo film di Kim Ki-duk, interamente girato in mare aperto. In Italia al Box Office L'arco ha incassato nelle prime 11 settimane di programmazione 116 mila euro e 14,4 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,33/5
MYMOVIES 2,75
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,62
CONSIGLIATO SÌ
Una nuova parabola morale, giocata su un registro allegorico, da cui emergono ermetici e talora ambigui significati.
Recensione di Emanuele Sacchi
Recensione di Emanuele Sacchi

Il cinema di Kim Ki-duk è un coacervo di topoi ricorrenti, fortemente caratterizzato ma costantemente a rischio di manierismo o di stasi eccessiva sui medesimi temi. Talora sembra quasi che il regista giochi con lo spettatore, sviandolo con elementi accessori per poi riportarlo nel suo regno, costellato di ossessioni onnipresenti. Quelle che da Crocodile in avanti tormentano i sogni e le visioni di Kim: un eroe o un bruto o entrambi, taciturno e iracondo, che prova per una ragazza, una donna o forse La donna, un amore insano, possessivo, violento e inaccettabile per la società, ma che è anche capace di tenerezze imprevedibili.
Con l'acqua come tessuto connettivo delle diverse storie, liquido amniotico da cui (ri)nascere e simbolo di una sessualità che segue leggi feroci e imperscrutabili. Le accuse di misoginia e di astuto compiacimento non sono mai mancate, almeno fino all'accettazione universale del talento di Kim, coincisa con il successo di Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera e di Ferro 3.
Una visione più sfumata e incline al simbolismo, in odore di estasi mistica, che rende l'esperienza fruibile a più livelli senza che risulti meno disturbante. Una tendenza che prosegue intensificandosi con L'arco, a metà tra parabola morale e allegorica rappresentazione: una storia che se da un lato si presta allo scandaloso punto di vista di un vecchio che rapisce una bambina per sposarla una volta cresciuta, dall'altro si apre a molteplici interpretazioni sul karma e sul ciclo della vita.
Un'effigie del Budda e un simbolo di yin e yang che richiama visibilmente la bandiera sudcoreana fanno da bersaglio per le frecce dell'anziano protagonista, in un misto di rituale profetico e sfogo rabbioso. Difficile dire se l'ermetismo dei simboli rappresenti una scelta di stile o un astuto mezzo per suggerire e lasciare lo spettatore estasiato a interrogarsi sul loro significato, ma è tutto il linguaggio del Kim Ki-duk maturo a nutrirsi di queste ambiguità. E a svestire la messa in scena, appiattendo volutamente lo stile da lussureggiante che era, conducendo verso la claustrofobia di un kammerspiel interamente giocato su una barca-mondo, legata intimamente al destino dei protagonisti.
Una mutazione comunque interessante del discorso autoriale di Kim, una svolta sempre più dominata dall'occhio voyeuristico del regista - la ragazza come reificazione di un desiderio lascivo, sottolineato dal rosso della bocca carnosa - in cui affiorano crepe sensazionalistiche che in seguito diventeranno preponderanti.

Sei d'accordo con Emanuele Sacchi?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Un anziano pescatore vive con una sedicenne da quand'era bambina, sulla sua barca, ormeggiata in mare aperto. Ha deciso di sposarla quando lei compirà i 17 anni. Intanto bersaglia con l'arco gli uomini che traghetta se si azzardano a farle la corte. E usa l'arco come strumento musicale e tramite per predire il futuro con un macchinoso sistema. L'equilibrio si rompe con l'arrivo di un giovane che si innamora, ricambiato, della ragazza cui regala un walkman. La coerenza col marchio di fabbrica tematico-stilistico di KKd è garantita. Prodotto e scritto dal regista, girato in 17 giorni, è una summa del suo cinema, ricco di autocitazioni e ammiccamenti. Il suo talento visivo è fuori discussione anche in questo film autoindulgente e autocelebrativo. Sbaglia, però, chi parla di misoginia: la ragazza, in apparenza succube, fa da antenna al destino, porta in sé un'energia sovversiva. Esposto a "Un Certain Regard" di Cannes 2005.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 28 marzo 2012
marcos

La scoperta della vita e' la risposta esatto al film " L'arco"  di Kim Ki-Duk. Film con spazi claustrofobici, dialoghi ridotti all'essenziale, trama lenta con un pizzico di noiosita' ma sicuramente assurda. La storia di un vecchio e di una giovane ragazza che vivono in una barca da quando lei aveva sei anni. Il vecchio attende il compimento dei suoi diciasette [...] Vai alla recensione »

lunedì 2 febbraio 2015
stefano capasso

Un vecchio vive in una barca in mezzo al mare con una ragazza da dieci anni. Ha atteso con cura e pazienza che arrivasse il giorno del suo diciassettesimo compleanno per sposarla. Ma quando mancano pochi giorni un ragazzo arriva sulla barca per pescare scocca la scintilla con la giovane. Determinato a portarla via affronterà le resistenze estreme del vecchio deciso a portare a compimento il [...] Vai alla recensione »

martedì 2 giugno 2015
davidino.k.b.

gran film, allegorie a go-go, regista che si conferma nello stile.

sabato 6 novembre 2010
andib

non sono daccordo con Francesca Felletti, il film non tratta nè di pedofilia nemmeno di incesto.. premesso ciò dopo averlo visto lascia l'amaro in bocca in particolare il finale. molti punti interrogativi uno in particolare,, la ragazza alla fine ha davvero 16 anni? il regista ci fa capire che non è cosi in piu scene... a parte ciò la magia del silenzio, i continui [...] Vai alla recensione »

giovedì 10 giugno 2010
tita1973

Vorrei sapere chi ha eseguito la colonna sonora del film e dove la posso trovare. Grazie!

domenica 7 febbraio 2010
Fulvia

E' un film stranissimo...giuro! Sorrido ogni volta che ci penso. Particolarissimo! Non esistono dialoghi, qualche parola contata, ogni 10 o 12 minuti. Potrebbe sembrare un film muto..però intanto sei lì che non stacchi un attimo gli occhi da quei due personaggi, tanto diversi e tanto teneri. Non c'è volgarità..nè pedofilia.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alessandra Levantesi
La Stampa

Un anziano e una giovinetta che vive con lui sulla sua vecchia barca, da quando piccola trovatella la prese con sé. I due campano affittando il battello per escursioni di pesca a clienti che l’uomo ogni volta va a prelevare e riporta sulla terraferma con un natante a motore, mentre la ragazza non abbandona mai la nave e non conosce nulla al di fuori di quel microcosmo.

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Kim Ki-Duk: una vera disperazione per il recensore pigro. C'è poco da adagiarsi sulla "trama", non si può riassumere la storiella. Perché quasi non c'è. Acclamato come innovatore dal popolo festivaliero, sospettiamo che il nuovo, o seminuovo astro coreano sia anche un po' furbacchione: disseminatore di indizi e dubbi, lo fa con arte ma anche con il gusto malizioso di indurre chi guarda a pensosi quanto [...] Vai alla recensione »

Mariuccia Ciotta
Il Manifesto

Musica per arco-solo nell'ultimo Kim Ki-duk, il regista coreano multipremiato di 3-Iron (Leone d'argento a Venezia 2004) che ha realizzato un «film retrospettiva» delle sue opere con Hwal (L'Arco, passato a Cannes 2005 nella sezione «Un certain regard»), incantato da se stesso, compiaciuto dal «merchandising» virtuale delle sue opere, come L'isola (Venezia, 1999), che lanciò l'amo, inteso come attrezzo [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Il mare, una vecchia barca. A bordo, un uomo anziano con un arco che gli serve anche per suonare, come fosse un violino. Con lui una ragazza che ha raccolto bambina e che pensa di sposare non appena sarà maggiorenne; tanto che, su un calendario, segna con cura i giorni in attesa di quella data. Ma, fra i pescatori cui dà in affitto la sua barca, arriva un giovane cui la ragazza guarda con interesse. [...] Vai alla recensione »

Pier Maria Bocchi
Film TV

La generosità, nel cinema di Kim Ki-duk, è sempre stata l’equilibrio al nero più nichilista. Era così in Bad Guy, La samaritana, Ferro 3. Con L’arco, il regista Coreano si apre ancora di più a spiragli pietosi, in quanto nessuno dei tre personaggi principali, nè il vecchio che non accetta l’allontanamento della ragazza che ha accudito e mantenuto su una barca in attesa della maturità per sposarla, [...] Vai alla recensione »

Alberto Castellano
Il Mattino

Presentato a Cannes nella sezione «Un certain regard», L'arco di Kim Ki-duk non è all'altezza degli altri titoli che hanno fatto del regista sudcoreano uno degli autori più interessanti della sua generazione. L'autore de L'isola, Ferro 3, La samaritana riprende certi temi, certi espedienti narativi a lui cari, ma stavolta affida la sua riflessione sulla crudeltà più ad elaborazioni concettuali che [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Ai festival si ridiventa tutti un po’ bambini. Litigiosi, e sempre pronti a recitare la lista dei torti che abbiamo patito. Un giornalista americano, allo scorso festival di Cannes, fece l’elenco delle scene che proprio non era riuscito a mandar giù. Le situazioni che lo avevano personalmente urtato, gli scioglimenti che aveva trovato improbabili, gli snodi che creavano cortocircuiti tra film che per [...] Vai alla recensione »

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