Lettere dal Sahara

Film 2004 | Docu-fiction 123 min.

Regia di Vittorio De Seta. Un film con Djbril Kebe, Paola Ajmone Rondo, Stefano Saccotelli, Madawass Kebe, Fifi Cisse. Cast completo Genere Docu-fiction - Italia, 2004, durata 123 minuti. Uscita cinema venerdì 1 settembre 2006 - MYmonetro 3,15 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 6 dicembre 2017

Le difficoltà d'integrazione di un senegalese in viaggio attraverso l'Italia. In Italia al Box Office Lettere dal Sahara ha incassato 70,5 mila euro .

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Consigliato sì!
3,15/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,50
PUBBLICO 2,96
CONSIGLIATO SÌ
Una difficile integrazione.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Un giovane studente senegalese dopo la morte del padre emigra in Italia. Riesce a trovare un lavoro precario a Villa Literno, si trasferisce a Firenze da una cugina che fa l'indossatrice per poi giungere a Torino. Qui, grazie anche a un'insegnante di italiano, trova una situazione stabile. Ma un'aggressione razzista lo spinge a riconsiderare tutto.
Vittorio De Seta è stato uno dei registi più appartati e, al contempo, più 'necessari' al cinema e alla televisione italiani. Chi ha avuto la fortuna di vedere i suoi cortometraggi sa quanto, da siciliano verace, abbia saputo offrire lo spirito profondo di alcune manifestazioni collettive di lavoro (soprattutto legate alla pesca) proprie della sua cultura di origine. I non giovanissimi poi ricorderanno Banditi a Orgosolo (1961) e quel Diario di un maestro (1973) che costituì un vero e proprio giro di boa per la nostra televisione dimostrando che il basso costo di una produzione poteva coincidere con il suo elevato valore sociale e comunicativo. Lo spirito di De Seta non è cambiato e oggi, a 82 anni, ci presenta un film che ha avuto una lunga fase di gestazione e che ora arriva al pubblico. Dicevamo che De Seta non è cambiato. Sono cambiati però i tempi e nella mancata percezione del loro divenire si sente (non solo sullo sfondo) qualche scricchiolio di sceneggiatura. Perché la storia del senegalese Assane si rifà indubbiamente a situazioni reali che subiscono nel nostro Paese discriminazioni inaccettabili. Il problema è che del protagonista si fa una sorta di icona di bontà assoluta (tranne qualche pregiudizio sulla cugina troppo emancipata) che ha tutti i tratti della retorica. L'apice si raggiunge quando il 'buon' africano arriva nell'appartamento della 'buona' insegnante di italiano per accudire il fratello psicolabile (ma 'buono' e convertibile anche lui in un amico da aiutare nel corteggiare le ragazze) e riesce con un clic a far ripartire un computer in panne (non si sa perché lasciato acceso). È didascalismo allo stato puro che purtroppo rischia di ottenere l'effetto contrario al voluto. Senza bisogno di vivere situazioni estreme tutti sappiamo che l'integrazione richiede sforzi da ambedue le parti. Questo film è invece troppo schematico per risultare credibile ed efficace. Gli extracomunitari che vengono nel nostro Paese con il solo scopo di trovare un lavoro decente sono la stragrande maggioranza. Ma non è raccontandoli in forma idilliaca che se ne difendono al meglio i diritti. Tre stelle alla carriera.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Viaggio paradigmatico in Italia, in cadenze di docufiction , di Assane, giovane e colto senegalese: naufragio in mare, sbarco a Lampedusa, fuga dal CPT, lavoro in nero di bracciante agricolo a Villa Literno (CE), arrivo a Firenze da una cugina; approdo a Torino, accolto in casa da un'insegnante, lavoro in fabbrica, l'atteso permesso di soggiorno, l'aggressione di una banda di razzisti, la decisione di ritornare in Senegal. "A non sapere chi l'ha diretto, lo si direbbe davvero l'esordio di un trentenne africano che cerchi di raccontarsi e raccontarci" ( Cineforum ). De Seta ha più di 80 anni, ma filma con generosità, leggerezza, attenzione alla realtà, persino con un'ingenuità un po' schematica: una lezione ai registi giovani che stanno imparando a fare un cinema utile.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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Frasi
Ma noi non siamo inferiori...siamo diversi nel modo di sentire, di vivere e non vogliamo diventare come loro(come i bianchi).
Il maestro (Tihierno Ndiaye)
dal film Lettere dal Sahara
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Non è il primo film italiano sugli immigrati Lettere dal Sahara (fuori concorso): però è il primo, a nostra memoria, raccontato dal punto di vista degli immigrati stessi E pensare che a realizzarlo è stato un regista nato a Palermo 83 anni fa, Vittorio De Seta, con quel tipo di linguaggio creato proprio da lui per Banditi a Orgosolo e Diario di un maestro; un linguaggio che non è ne documentario né [...] Vai alla recensione »

Davide Turrini
Liberazione

È bello che Vittorio De Seta ad 82 - anni senta il bisogno di dedicarsi ad un dramma di tale attualità e dalle infinite possibilità di strumentalizzazione politica come l’immigrazione clandestina e la relativa disumanizzazione di individui. Lettere dal Sahara è un viaggio verso l’occidente, italiano, con ritorno, volontario, in patria senegalese. Perché l’Italia, per chi viene da fuori, dalla miseria, [...] Vai alla recensione »

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Pianti e applausi per Lettere dal Sahara. Un trionfo per Vittorio De Seta, che era «svanito» quasi nel nulla da 20 anni. Dopo il Bandito di Orgosolo e il Diario di un maestro, eccolo invece alle prese con il film che aspettavamo da tempo, con l'emigrazione «clandestina» in Italia. L'odissea tragica e eroica di un giovane studente africano, costretto a cercare lavoro in Italia, delle sue sofferenze [...] Vai alla recensione »

Oscar Iarussi
La Gazzetta del Mezzogiorno

Da 13 anni Vittorio De Seta, che ora di anni ne ha 83, non riusciva a trovare le risorse per girare un film. Un destino comune ad alcuni dei nostri maestri, come accadde persino a Federico Fellini e a Giuseppe De Santis crudelmente condannato all'inattività. Il palermitano De Seta esordì nel 1961 con il folgorante Banditi a Orgosolo, dopo aver vinto a Cannes nel 1955 un prestigioso premio per i cortometragg [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Dopo molti anni di silenzio, torna a riproporci un lungometraggio per il cinema Vittorio De Seta, premiato negli anni Sessanta a Venezia per la sua celebrata opera prima, Banditi a Orgosolo, largamente applaudito in televisione nei Settanta con Diario di un maestro, in seguito molto attivo (e apprezzato) negli Ottanta con alcuni suoi cortometraggi. Sempre attento alla realtà, specialmente dal punto [...] Vai alla recensione »

Pedro Armocida
Il Giornale

Applauditissimo ieri in sala grande, Lettere dal Sahara, evento speciale fuori concorso, segna il ritorno dietro la macchina da presa di Vittorio De Seta, uno degli autori più atipici e defilati del nostro cinema. In cinquant'anni di attività ha girato venti opere di cui sedici documentarie e solo quattro di finzione tra cui i celebri Banditi a Orgosolo del 1961 e Diario di un maestro del 1972.

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