La mala educación

Film 2004 | Drammatico, 110 min.

Regia di Pedro Almodóvar. Un film con Gael García Bernal, Fele Martínez, Javier Cámara, Lluís Homar, Daniel Giménez Cacho. Cast completo Genere Drammatico, - Spagna, 2004, durata 110 minuti. Uscita cinema lunedì 10 giugno 2024 distribuito da CG Entertainment. - MYmonetro 2,80 su 33 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 14 maggio 2024

Ignacio ed Enrique hanno condiviso i primi turbamenti adolescenziali e la scoperta della (omo)sessualità. Si ritroveranno insieme con il pretesto di discutere di un soggetto cinematografico. In Italia al Box Office La mala educación ha incassato 10,4 mila euro .

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Consigliato sì!
2,80/5
MYMOVIES 2,38
CRITICA
PUBBLICO 3,22
CONSIGLIATO SÌ
Un noir raggelato sullo scrivere della realtà perché diventi cinema.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Due ragazzi, Ignacio ed Enrique, scoprono l'amore, il cinema e la paura in una scuola religiosa all'inizio degli anni '60. Padre Manolo, direttore dell'Istituto e insegnante di Lettere, è testimone e attore di queste prime scoperte. I tre personaggi si rincontreranno altre due volte, alla fine degli anni '70 e nel 1980. Questo secondo incontro segnerà la vita e la morte di uno dei due."
Questa è la breve trama che Almodovar ha fatto inserire nel materiale per la stampa. Infatti è quanto basta per seguire il film senza avere troppi 'svelamenti' superflui. Perché questo non è un film 'scandalo' come il battage pubblicitario ha voluto far credere. Sui preti pedofili ha detto (e fatto) di più di recente il Vaticano. Questo è un film sullo scrivere della realtà perché diventi cinema e, per di più, cinema di genere.
Almodovar vuol realizzare un 'noir'. Alla sua maniera ma pur sempre un 'noir'. Questo progetto fa sì che il film, rispetto ai suoi due ultimi capolavori, sia quasi raggelato. La vita tenta di scorrervi all'interno ma trova continui ostacoli nella forma della narrazione. È come se, a dispetto delle numerose dichiarazioni in senso contrario, Almodovar sentisse la materia troppo vicina a sé per immergervisi dentro e avesse il bisogno di nascondersi dietro lo schermo. Quello del cinema e delle sue scelte narrative. La sua filmografia non ne guadagna molto. Tre stelle di stima.

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La storia di Ignacio ed Enrique, omosessuali che hanno condiviso i primi turbamenti adolescenziali.
martedì 21 febbraio 2017

La storia di due compagni di collegio che si ritrovano casualmente dopo diversi anni. Ignacio ed Enrique hanno condiviso i primi turbamenti adolescenziali e la scoperta della (omo)sessualità. Direttore era don Manolo, un sacerdote abbruttito da una passione pedofila per Ignacio; il ragazzo ne rimane profondamente segnato. Con un abile gioco di specchi, la vicenda è proiettata nel presente. Ignacio, attore in cerca di un ruolo, ed Enrique, regista in cerca di una storia, instaurano un ménage omosessuale cui fornisce il pretesto un soggetto cinematografico, intitolato "La visita", scritto dallo stesso Ignacio e che racconta i loro anni passati in collegio. Come evocato da una terribile magìa, ricompare anche don Manolo, ora ridotto allo stato laicale e sposato con figli. Nonostante ciò, l'ex prete nutre ancora una torbida passione per Ignatio. Ma chi si fa chiamare Ignacio (e/o Angel) non è Ignacio; è Juan, suo fratello. Ignacio è un travestito drogato, che per alimentare il suo vizio comincia a ricattare l'ex prete.

Recensione di Luigi Catalani
lunedì 18 ottobre 2004

Passioni omosessuali tra l?infanzia passata al collegio e la giovinezza nel mondo del cinema.
Annunciato come un caso cinematografico, La cattiva educazione riesce nella difficile impresa di offrire spunti per discutere di tutt'altro e di deludere tutti. Delude chi ha amato i suoi esordi sovversivi, carichi di una sessualità variopinta e liberatoria, e delude soprattutto i tanti che lo avevano giustamente posto tra i pesi massimi del cinema contemporaneo in virtù delle sue ultime due prove sublimi. Il film non è un manifesto anticlericale ma offre il destro a critiche in questo senso non del tutto gratuite. Il film non è una discesa nella parte oscura dell'uomo: non è torbido, non è malato come i capolavori di Abel Ferrara. Il film non è neppure uno shockante manifesto gay: l'omosessualità non è mai apparsa così stanca, ripetitiva, monotona, abituale, soporifera, doverosa, obbligatoria come in questo film. Questo film è semplicemente un noir e non dei migliori: gli manca la capacità di turbare, di scuotere, di far pensare e tremare. La sua volgarità non è più eversiva, dunque significante, ma noiosa e petulante, dunque inutile. Un film forse pensato per troppo tempo. Un Almodovar che non conoscevamo: ombroso, ripiegato su sé stesso, improvvisamente incapace di coinvolgere il pubblico, forse stanco. Alla prossima.

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Recensione di Stefano Lo Verme

Madrid, 1980. Enrique, un giovane regista cinematografico, riceve l'inaspettata visita di Ignacio, un suo ex-compagno di collegio che non rivedeva da quando erano bambini. Il ragazzo, che adesso è un attore ed ha assunto il nome d'arte di Ángel, gli consegna un soggetto autobiografico basato sulla loro infanzia, nel quale sono narrati gli abusi subiti da parte del direttore del collegio, padre Manolo, e gli propone di farne un film.
Dopo il grande successo internazionale ottenuto con Tutto su mia madre e Parla con lei, Pedro Almodóvar ha cambiato decisamente registro realizzando uno dei suoi film più problematici e controversi, una torbida storia d'amore e di violenza nella quale passato e presente si fondono in continuazione e in cui tutte le certezze sono destinate ad infrangersi in un ambiguo gioco di specchi. Uscito nel 2004, La mala educación è stato accolto da accese polemiche al suo arrivo nelle sale per aver affrontato un argomento assai delicato (la pedofilia all'interno della Chiesa cattolica), che però in realtà è soltanto uno dei vari temi trattati nella pellicola. E a differenza della maggior parte delle opere del regista, incentrate su personaggi femminili, in questo caso invece il cast è quasi tutto al maschile, con gli attori Fele Martínez e Gael García Bernal nei due ruoli principali.
La trama è suddivisa in tre linee cronologiche: la prima è ambientata nel 1964, in un collegio salesiano nel quale l'atmosfera idilliaca dell'infanzia dei protagonisti è turbata dalla figura minacciosa di padre Manolo e dalla definitiva perdita dell'innocenza; la seconda nel 1977 e la terza, infine, nel 1980, con l'incontro fra Enrique ed Ignacio e la loro reciproca attrazione omosessuale. Se per certi aspetti il film di Almodóvar può sembrare un fosco melodramma, nel suo complesso esso può essere definito soprattutto come un tipico esempio di noir, che recupera i fondamenti del cinema classico per rielaborarli secondo quell'ottica postmoderna tanto cara alla poetica dell'autore spagnolo. La mala educación, infatti, rappresenta un autentico omaggio al cinema nero americano, dal quale riprende diversi elementi topici: il tono cupo e inquietante del racconto; una struttura narrativa costruita attraverso un sistema di flashback e di memorie sovrapposte; l'avidità e le passioni alla base del crimine e dell'omicidio; il desiderio come origine dell'ossessione; il ruolo del fato nell'esistenza umana; l'impenetrabile duplicità che caratterizza i personaggi. E poi, ovviamente, l'identità vista come qualcosa di oscuro ed ingannevole, in un intreccio ricco di colpi di scena in cui le apparenze non sono che una maschera dietro cui si cela la verità. Del resto, i riferimenti al thriller e al noir compaiono fin dagli splendidi titoli di testa, mentre le musiche di Alberto Iglesias evocano all'istante le colonne sonore dei film di Hitchcock; e non mancano, in seguito, altre citazioni dei capolavori del noir (notare le locandine de L'angelo del male e Teresa Raquin), in primo luogo Vertigo di Hitchcock (per il binomio amore / morte) e La fiamma del peccato di Wilder (la scena nel museo, che ricorda quella analoga del supermarket, e la pulsione erotica letta in chiave distruttiva e dannante). Lo sguardo dello spettatore tende a coincidere con quello di Enrique, ma il vero protagonista è Gael García Bernal, alle prese con la duplice parte di Ignacio / Juan. Almodóvar qui ne fa il suo feticcio: lo traveste da donna, lo spoglia, lo trasforma in una temibile dark-lady al maschile. Il risultato finale è un labirinto fatto da una serie di storie una dentro l'altra, visivamente affascinante e con un magistrale uso dei colori. Gli si possono rimproverare forse alcuni eccessi ed un'esasperata voglia di trasgredire, ma resta senza dubbio un'opera vigorosa e spiazzante; non per tutti i palati, magari, ma (per chi è interessato) da gustare fino in fondo.

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Film trasbordante e insincero che non ricerca la verità ma la normalizzazione della diversità omosessuale.
Recensione di Roberto Di Diodato

Almodòvar racconta la storia di due compagni di collegio che si ritrovano casualmente dopo diversi anni. Ignacio ed Enrique hanno condiviso i primi turbamenti adolescenziali e la scoperta della (omo)sessualità. Direttore era don Manolo, un sacerdote abbruttito da una passione pedofila per Ignacio; il ragazzo ne rimane profondamente segnato. Con un abile gioco di specchi, la vicenda è proiettata nel presente. Ignacio, attore in cerca di un ruolo, ed Enrique, regista in cerca di una storia, instaurano un ménage omosessuale cui fornisce il pretesto un soggetto cinematografico, intitolato "La visita", scritto dallo stesso Ignacio e che racconta i loro anni passati in collegio. Come evocato da una terribile magìa, ricompare anche don Manolo, ora ridotto allo stato laicale e sposato con figli. Nonostante ciò, l'ex prete nutre ancora una torbida passione per Ignatio. Ma chi si fa chiamare Ignacio (e/o Angel) non è Ignacio; è Juan, suo fratello. Ignacio è un travestito drogato, che per alimentare il suo vizio comincia a ricattare l'ex prete.

La cattiva educazione di cui parla Almodòvar è quella che lascia il segno per tutta la vita e di cui non ci si può più liberare. La conseguenza è la perdita della propria identità, l'estraniamento dell'io, identificati dal regista nell'icona del travestimento, che segna trasversalmente tutto il film, e nella pluralità dei nomi-ruoli del protagonista. Questa impalcatura, però, comincia paurosamente a scricchiolare quando tutta la colpa della "mala education" viene riversata sul prete e, indirettamente, sulla Chiesa. Immagini di sacri cuori, santi e madonne compaiono già sui titoli di testa e adornano i camerini dei travestiti. Una semplificazione che il regista si poteva risparmiare, visto che è il luogo comune ampiamente sfruttato dalla stampa e dai talk show televisivi, che vivono sugli scandali e i pettegolezzi.

Abbandonata la delicatezza e la forte umanità di Tutto su mia madre e Parla con lei, Almodòvar torna ad essere trasbordante, eccessivo e perciò insincero. Il film non è la ricerca della verità, per quanto possa essere dolorosa e scomoda, ma sembra piuttosto una comoda normalizzazione della diversità omosessuale. Ed è questo che sconcerta di più: il fatto di raccontare l'omosessualità come normalità. "La gente è cambiata", grida più di una volta Enrique, un'affermazione fatta per la Spagna di oggi, che attribuisce sempre più spesso al passato gli smarrimenti e gli incubi del suo presente. E se invece il film fosse solo uno spot di lusso alla nuova politica familiare di Zapatero, che vuole "normalizzare" appunto le coppie omosessuali?

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 24 aprile 2009
Misia

Ho appena letto questa recensione di tale Roberto Di Diodato e sono rimasta piuttosto perplessa sulle frasi finali: " [...] Il film non è la ricerca della verità, per quanto possa essere dolorosa e scomoda, ma sembra piuttosto una comoda normalizzazione della diversità omosessuale. Ed è questo che sconcerta di più: il fatto di raccontare l'omosessualità come normalità.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Concita de Gregorio
La Repubblica

Annunciato come una storia autobiografica sui preti pedofili nella Spagna Anni 60, dunque temutissimo dalla Chiesa cattolica, qui in Spagna perfino più invadente e opprimente che in Italia, il nuovo film di Pedro Almodòvar è un noir melodrammatico e struggente che farà impazzire di gioia coloro (moltissimi) che lo adorano come un guru. E che farà uscire dalle sale quelli (meno) che lo considerano [...] Vai alla recensione »

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