La mala educación

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Un film di Pedro Almodóvar. Con Gael García Bernal, Fele Martínez, Javier Cámara, Lluís Homar, Daniel Giménez Cacho.
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Drammatico, durata 110 min. - Spagna 2004. uscita domenica 10 ottobre 2004. MYMONETRO La mala educación * * 1/2 - - valutazione media: 2,89 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Meritevole Valutazione 3 stelle su cinque

di Emanuela22


Feedback: 400 | altri commenti e recensioni di Emanuela22
domenica 8 luglio 2012

 Il film è estremamente intenso e caratterizzato da un continuo intreccio di presente e passato, la cui concatenazione  non risulta immediatamente comprensibile allo spettatore. La composita trama ,dominata da un linguaggio meta-cinematrografico, necessita di particolare attenzione e di una mente sgombra da qualsiasi penalizzante pregiudizio di sorta. Il dolore e la sofferenza di esistenze sconvolte da una mala educación non avrebbero potuto essere trattate con  un linguaggio  più chiaro e incisivo di quello adoperato da Pedro Almodovàr.  Leitmotiv di  una molteplicità di nodi tematici, è l’amore-passione, in grado di superare qualsiasi costrizione etica e razionale e di affermarsi in tutta la sua forza. Impossibile rimanere inerti nell’assistere alla rappresentazione dei  ricordi di Ignacio, ragazzino cresciuto in un istituto religioso negli anni della Spagna franchista. Sublime la tenerezza provata dinnanzi al giovinetto che, in procinto di tirare in porta un rigore sbaglia per amore nei confronti dell’altrettanto giovane portiere Enrique. Sono ricordi precisi quelli impressi nella memoria del protagonista, tutt’altro che sfocato è il sentimento che segna una intera esistenza, nel bene e nel male. La storia dei due adolescenti è raccontata in una sceneggiatura “la Visita” che un sedicente Ignacio recapita all’oramai adulto Enrique, regista affermato nella Madrid degli anni ottanta.  Nel leggere insieme ad Enrique la Visita, noi spettatori siamo proiettati in un gioco di scatole cinesi che finisce per trasformarsi in un labirinto, da cui solo alla fine sarà possibile trovare una via d’uscita. La storia narra di Zahara, nuova identità di Ignacio  che si imbatte casualmente nel suo primo amore Enrique, trascorrendo con lui la notte e concretizzando così il suo irrealizzato desiderio erotico. La rimembranza dei tempi trascorsi in collegio spingono Zahara a vendicarsi dell’uomo che ha marchiato indelebilmente la sua vita, padre Manolo. Costui aveva sempre ostentato una particolare e ossessiva predilezione per l’allievo Ignacio. Da considerarsi centrale è il momento in cui il giovine è invitato a cantare Moon River, accompagnato dalla chitarra del parroco, mentre gli altri ragazzi dell’orfanotrofio si tuffano gaiamente nel lago. La voce di Ignacio riecheggia melodiosa incantando l’insegnante, che già in questo frangente rivela  il suo sentimento estremo, sconfinante poi nella pederastia. Pian piano il regista costruisce dei profili da thriller psicologico, in grado di coinvolgere e nel contempo turbare lo spettatore, travolto da innumerevoli interrogativi, primo dei quali “Dov’è la realtà? Dove la finzione?”. Nei confronti di Padre Manolo, colpevole tra le altre cose di aver allontanato dall’istituto Enrique per gelosia, si riversa tutto il rancore di Zahara, che fingendosi sorella di Ignacio ricatta il prete, dicendosi pronta a pubblicare le verità del fratello. La “Visita” si conclude con l’uccisione di Zahara da parte di Manolo e di un suo confratello. Dopo la lettura della scenografia Enrique si mostra intenzionato a produrla, scontrandosi però con Ignacio, pronto a tutto pur di impersonare la donna. In seguito ad una indagine compiuta nella Galizia, terra originaria di Ignacio, Enrique scopre che l’uomo in cui si è imbattuto non è il suo amico di infanzia, bensì il fratello minore Juan. Quest’ultimo avrebbe realmente proposto uno scritto fraterno, del quale, tra gli altri, sarebbe stato a conoscenza padre Manolo, oramai dimesso dallo stato clericale.  È proprio quest’ultimo, caratterizzato come un omosessuale dissennato e attratto da qualsiasi manifestazione di beltà virile, a svelare sul finale il vero prosieguo della vita tormentata di Ignacio. L’amorevole collegiale era divenuto un  travestito tossicodipendente, attanagliato dai ricordi adolescenziali e miseramente infelice. Costui aveva realmente ricattato l’ex parroco, ora José Manuel Berenguer , costringendolo a versare una ingente somma di denaro onde evitare la pubblicazione di una vera storia di abusi e perversioni in cui egli era coinvolto in prima persona. Per dilazionare il pagamento Berenguer frequentò assiduamente la casa di Zahara-Ignacio e del fratello, invaghendosi di quest’ultimo, divenendone amante e pattuendo con lo stesso l’omicidio di Ignacio. Un profondo malessere caratterizza la vita di personaggi che non riescono in alcun modo a far convergere vita e forma, vivendo prigionieri entro una gabbia culturale omologante, incapaci di essere realmente se stessi e di riconoscersi negli occhi altrui. Nel film tutti i personaggi fingono di essere altro rispetto a quello che sono, l’unico che mantiene una parte è Ignacio, colui che in giovane età ha vissuto una forte e indelebile iniziazione sessuale. Il dramma di Ignacio affonda le sue radici nella torbidezza dell’ambiente ecclesiastico in cui da bambino è vissuto, un contesto che nasconde le sue bramosie e pulsioni dietro una ipocrita condanna dell’omosessualità. Nella scena in cui Zahara è uccisa il confratello di padre Manolo, afferma presuntuosamente “Ma Dio è dalla nostra parte”. L’anticlericalismo è un motivo continuamente ricorrente per tutto lo svolgimento del film . È facile pensare  che l’obbligo del celibato e la repressione della sessualità possano favorire situazioni come quella ivi rappresentata, purtroppo lungi dall’essere classificata come improbabile o surreale. Senza alcuna banalità o retorica Almodovar riesce a tratteggiare la realtà dei ragazzi protagonisti, per cui sembra essersi ispirato alla propria biografia, in particolar modo per il personaggio di Enrique, regista omosessuale cresciuto in un collegio cattolico. La frantumazione delle personalità, l’accurata indagine delle pieghe recondite e oscure della memoria, l’utilizzo del flashback, l’intrecciarsi di colpi di scena e la limpidezza della fotografia rendono tale opera cinematografica, un capolavoro degno di essere guardato più di una volta, piuttosto che essere censurato a priori.

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