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misia
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venerdì 24 aprile 2009
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una domanda
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Ho appena letto questa recensione di tale Roberto Di Diodato e sono rimasta piuttosto perplessa sulle frasi finali:
" [...] Il film non è la ricerca della verità, per quanto possa essere dolorosa e scomoda, ma sembra piuttosto una comoda normalizzazione della diversità omosessuale. Ed è questo che sconcerta di più: il fatto di raccontare l'omosessualità come normalità. [...] E se invece il film fosse solo uno spot di lusso alla nuova politica familiare di Zapatero, che vuole "normalizzare" appunto le coppie omosessuali?"
Intende dire letteralmente quello che ha scritto o c'è qualche significato che non colgo? Il film è "una comoda normalizzazione della diversità omosessuale"? Ma comoda a chi? Al regista? A Zapatero forse?
L'omosessualità non rientra nel "normale"?
Spero sinceramente di essere io a non aver capito, e non che lei intendesse davvero queste cose.
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Ho appena letto questa recensione di tale Roberto Di Diodato e sono rimasta piuttosto perplessa sulle frasi finali:
" [...] Il film non è la ricerca della verità, per quanto possa essere dolorosa e scomoda, ma sembra piuttosto una comoda normalizzazione della diversità omosessuale. Ed è questo che sconcerta di più: il fatto di raccontare l'omosessualità come normalità. [...] E se invece il film fosse solo uno spot di lusso alla nuova politica familiare di Zapatero, che vuole "normalizzare" appunto le coppie omosessuali?"
Intende dire letteralmente quello che ha scritto o c'è qualche significato che non colgo? Il film è "una comoda normalizzazione della diversità omosessuale"? Ma comoda a chi? Al regista? A Zapatero forse?
L'omosessualità non rientra nel "normale"?
Spero sinceramente di essere io a non aver capito, e non che lei intendesse davvero queste cose.
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leonardo g.
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domenica 20 agosto 2006
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l'amore a dodici anni
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Un Almodovar cerebrale, che unisce amore, ricordi impossibili, pederastia, omosessualità, stupidità e conflittualità fraterna.
Enrique ed Ignacio sembrano rincontrarsi con il pretesto d'una sceneggiatura. Lo stralcio della loro vita in collegio. Del loro primo amore. Ma poi appare la magnifica Zaara, versione travestita dell'uno, che vuole far pagare al prete, direttore del collegio, i soprusi sessuali e psicologici subiti.
Sembra solo un film nel film, ma in realtà è molto di più.
La storia assume il tono del thriller psicologico e Ignacio si rivela essere suo fratello Juan, che assieme a padre Manolo, forse discreto professore di Lettere, ma indubbiamente "cattivo maestro di vita", innamoratosi perdutamente di quest'ultimo, ordisce, assieme e succube di Juan, la morte per overdose di Ignacio, proprio nel momento in cui sembrava aver deciso di disintossicarsi dalla droga.
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Un Almodovar cerebrale, che unisce amore, ricordi impossibili, pederastia, omosessualità, stupidità e conflittualità fraterna.
Enrique ed Ignacio sembrano rincontrarsi con il pretesto d'una sceneggiatura. Lo stralcio della loro vita in collegio. Del loro primo amore. Ma poi appare la magnifica Zaara, versione travestita dell'uno, che vuole far pagare al prete, direttore del collegio, i soprusi sessuali e psicologici subiti.
Sembra solo un film nel film, ma in realtà è molto di più.
La storia assume il tono del thriller psicologico e Ignacio si rivela essere suo fratello Juan, che assieme a padre Manolo, forse discreto professore di Lettere, ma indubbiamente "cattivo maestro di vita", innamoratosi perdutamente di quest'ultimo, ordisce, assieme e succube di Juan, la morte per overdose di Ignacio, proprio nel momento in cui sembrava aver deciso di disintossicarsi dalla droga.
Juan continua a fingersi suo fratello agli occhi di Enrique, divenuto regista, fino all'ultima scena del loro film, in cui Zaara/Ignacio viene ucciso all'interno del collegio da padre Manolo.
Un film nel film, dove la verità è addirittura più cruda della finzione.
Un film senza parole, dove alla fine ognuno si toglie la sua maschera e mostra le proprie inutili giustificazioni.
Padre Manolo, da pederasta lascivo, ma profondamente innamorato, si trasforma in semplice e dissennato omosessuale alla ricerca della più superficiale manifestazione della bellezza virile.
Juan vive la catarsi del suo omicidio nell'ultima scena del film, dimostrandosi però disposto a tutto pur di arrivare e fare cassetta.
Enrique rimane sospeso nella sua disgustata indifferenza
Solo Ignacio, forse, ce l'avrebbe potuta fare, ma rimane travolto dalla "mala educacion".
Un film scomodo, a tratti strano, politicamente e religiosamente scorretto (non per la questione omosessuale).
Una pellicola che si capisce quasi a frammenti, mentre le inquadrature no. Quelle sono sempre spettacolari. Come il cancello verde che nell'ultima scena si chiude lasciando lo spettatore ad una lenta, ma necessaria rielaborazione di immagini e concetti.
leonardo g.
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alberto86
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sabato 7 gennaio 2006
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almodovar è sempre almodovar!
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di certo la mala educaciòn nn è uno dei migliori risultati di almodovar,uno dei grandi registi del cinema europeo contemporaneo.non ha la delicatezza,l'eleganza,la sensibilità di "parla con lei" e "tutto su mia madre" ma segna il ritorno del regista al melò sanguigno(vedi "carne tremula","il fiore del mio segreto","kika"),al suo cinema eccessivo,debordante,provocatorio...più ke una critica feroce alla chiesa però(cm molti l'hanno considerato)lo definirei piuttosto una bizzarra,originale,complessa e fiammeggiante storia di amour fou,dove la passione regna sovrana,guida tutte le azioni dei protagonisti,ank le più inique,segnando inevitabilmente le loro vite in una continua altalena di eros e tanatos.
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di certo la mala educaciòn nn è uno dei migliori risultati di almodovar,uno dei grandi registi del cinema europeo contemporaneo.non ha la delicatezza,l'eleganza,la sensibilità di "parla con lei" e "tutto su mia madre" ma segna il ritorno del regista al melò sanguigno(vedi "carne tremula","il fiore del mio segreto","kika"),al suo cinema eccessivo,debordante,provocatorio...più ke una critica feroce alla chiesa però(cm molti l'hanno considerato)lo definirei piuttosto una bizzarra,originale,complessa e fiammeggiante storia di amour fou,dove la passione regna sovrana,guida tutte le azioni dei protagonisti,ank le più inique,segnando inevitabilmente le loro vite in una continua altalena di eros e tanatos.nn vi sn figure femminili(tratto alquanto anomalo nella filmografia almodovariana)ma vi è una commistione sorprendente di generi k fanno sfociare la vicenda addirittura nel noir!il film è orchestrato in maniera quasi perfetta e minuziosa e un paio di sequenze riescono a rimanere impresse nella memoria e a lasciare addirittura attoniti.gael garcia bernal è bravissimo e interpreta un personaggio dalle mille differenti sfaccettature cn una naturalezza e uno spessore invidiabili.forse un pò eccessivo è il ruolo riservato a padre manolo,k cmq più k cm spietato carnefice è disegnato cm una delle tante vittime della sua insana qnto potente passione.un melodramma all'insegna dell'amore dunque...un amore k,a seconda dei personaggi,assume le caratteristiche di malato,corrotto,impossibile,irrefrenabile,omicida.forse il film nn meriterà le 4 stelle,ma di sicuro è una di quelle pellicole k presenta i tratti k caratterizzano il sempre grande genio di almodovar k ha sempre tanto da raccontarci e k riesce a stupirci ogni volta citando,inventando,reinventando e ripescando nella sua stessa filmografia...e la mala educacion cos'altro è se nn un concentrato di generi,di storie,di personaggi diversi k si intrecciano in maniera inscindibile ed indelebile?!
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il brandani
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martedì 22 febbraio 2011
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il noir di almodovar
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Un giovane aspirante attore si reca nello studio di un regista per proporgli una sceneggiatura. Il racconto narra la storia di due compagni di collegio negli anni sessanta. I due protagonisti, Ignacio ed Enrique, hanno condiviso i primi turbamenti adolescenziali e la scoperta della loro omosessualità. Padre Manolo, il direttore del collegio, ha un interesse per Ignacio, del quale abusa, e per questo fa allontanare Enrique dal collegio. Il giovane attore altri non è che Ignacio e il regista è Enrique, finalmente ritrovatisi dopo tanti anni. Il racconto quindi parla del loro amore passato. Enrique, dopo un primo momento di titubanza, si convince della qualità del progetto.
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Un giovane aspirante attore si reca nello studio di un regista per proporgli una sceneggiatura. Il racconto narra la storia di due compagni di collegio negli anni sessanta. I due protagonisti, Ignacio ed Enrique, hanno condiviso i primi turbamenti adolescenziali e la scoperta della loro omosessualità. Padre Manolo, il direttore del collegio, ha un interesse per Ignacio, del quale abusa, e per questo fa allontanare Enrique dal collegio. Il giovane attore altri non è che Ignacio e il regista è Enrique, finalmente ritrovatisi dopo tanti anni. Il racconto quindi parla del loro amore passato. Enrique, dopo un primo momento di titubanza, si convince della qualità del progetto. Il film si farà dunque, ma egli non sa delle tante sorprese che lo attendono..
Almodovar abbandona la delicata dimensione introspettiva de Tutto su mia madre e Parla con lei per partorire una sceneggiatura che non conosce tempi morti, dove la dinamica del colpo di scena è la parola d’ordine. Il film si muove al di sopra dei generi che investe, impossessandosene, metabolizzandoli e rielaborandoli a proprio piacimento, ecco perché si ha l’impressione di assistere ad un ibrido ben riuscito che a tratti sfocia persino nel noir. Il tutto è ovviamente condito dalle inconfondibili spezie di Almodovar, che non rinunciano a far risaltare, in talune situazioni, il tipico retrogusto kitsch che da sempre ha caratterizzato il suo cinema sin dai tempi di Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio. Il film cattura l’attenzione dello spettatore e mantiene questo pregio con disinvoltura fino alla fine. Inoltre diverte, ma non è una risata in serenità, anzi, è la tipica risata che fuoriesce dalla bocca di una persona immersa in una atmosfera drammatica improvvisamente spezzata dall’avvento di un elemento inaspettato, quasi surreale (un uomo vestito da femme fatale, un travestito con un colorito turpiloquio, fulminanti battute volgari estemporanee). Geniali ed efficaci le soluzioni di allacciamento tra i diversi piani di narrazione, suggestiva la colonna sonora, bella la fotografia e funzionali le inquadrature e i movimenti della telecamera. Molto bravo tutto il cast di attori, in particolar modo Gael Garcia Bernal. Poco dopo l’intensa interpretazione di un giovane Ernesto Che Guevara ne I diari della motocicletta di Walter Salles, Bernal ci fa un regalo ancora più grande, calandosi perfettamente nel difficile ruolo di un aspirante attore gay disposto a tutto pur di ottenere fama e successo. Cresciuto parecchio dalla comunque bella prova del 2000 in Amores perros di Alejandro Gonzales Inarritu, l’attore si muove con destrezza nei panni di questo ambiguo personaggio, dimostrando grande padronanza scenica, dosando con attenzione assoluta senza mai esagerare.
Una particolarità da evidenziare infine, è la decontestualizzazione del tutto. A parte due o tre frecciatine all’età contemporanea (come la sarcastica, ma al tempo stesso bivalente frase “La gente è cambiata” pronunciata da Enrique, riferita alla Spagna di Zapatero), Almodovar si concentra prevalentemente sui meccanismi cerebrali dei personaggi, fatti scattare dalle loro relazioni e dalle conseguenze delle loro azioni. Egli non vuole fare un film che parla del problema della pedofilia all’interno della Chiesa o dell’accettazione della condizione omosessuale, questi ultimi sono solo pretesti per delineare caratterizzazione e disposizioni dei personaggi. Non gli va di far riflettere, né di far discutere. Vuole solo fare un noir e, rimanendo comunque fedele al suo stile, ci riesce.
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gael
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domenica 22 giugno 2008
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il cinismo, i contrasti, la missiva
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"La mala educaciòn" colpisce, lascia di stucco, inquieta. Non tanto per l'ingenuità del primo amore, nè tantomeno per il modo di parlare di omosessualità e nemmeno per il ruolo della chiesa in tutto questo. Quello che colpisce, come un pugno allo stomaco, è il cinismo che cola dalla pellicola fino a inondare la sala. Un cinismo che trafigge il petto lasciando lo spettatore senza fiato, distrutto. L'avvenenza di Juan, sin dalla sua prima scena cronologica, nella casa di Valencia condivisa con Ignacio ("voglio guardare la televsione.."), fa da contraltare al suo crudo cinismo come la compiaciuta descrizione del corpo martoriato di Ignacio contrasta con l'ingenuità del bambino violato e ingannato per amore.
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"La mala educaciòn" colpisce, lascia di stucco, inquieta. Non tanto per l'ingenuità del primo amore, nè tantomeno per il modo di parlare di omosessualità e nemmeno per il ruolo della chiesa in tutto questo. Quello che colpisce, come un pugno allo stomaco, è il cinismo che cola dalla pellicola fino a inondare la sala. Un cinismo che trafigge il petto lasciando lo spettatore senza fiato, distrutto. L'avvenenza di Juan, sin dalla sua prima scena cronologica, nella casa di Valencia condivisa con Ignacio ("voglio guardare la televsione.."), fa da contraltare al suo crudo cinismo come la compiaciuta descrizione del corpo martoriato di Ignacio contrasta con l'ingenuità del bambino violato e ingannato per amore. E' una pelicula che gioca sui contrasti, che ci trascina in quell'inferno straziante facendoci sentire l'amaro sapore della nostra impotenza per la morte di Ignacio, martire non solo di un sistema micidiale ma anche, e sopratutto, di se stesso... come Juan è martire del suo arrivismo e "...mi sconcerti, Juan..." che alla fine lo porterà ad una possibile presa di coscienza, conclusasi con la consegna della estrema lettera a Enrique, la missiva: simbolo e perno di tutta la vicenda, ricatta, racconta, versa lacrime... è il segreto, il vero perno de "La mala educaciòn"
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teo '93
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giovedì 20 agosto 2009
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le anime oscure di almodòvar
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La frantumazione della personalità è sempre stata una delle carte vincenti di Almodòvar. Ogni personaggio ha in sé un’infinità di sfumature, pieghe recondite e oscure, pronte a riemergere violentemente a frantumare ogni certezza. E qui il passato gioca come sempre un ruolo predominante. “La mala educacion” non è un film estremamente riuscito; l’intrecciarsi asfissiante di colpi di scena, salti nel passato, prolissità varie allontanano lo spettatore dalla vicenda fin quasi ad annoiarlo. Eppure l’universo tormentato di Almodòvar non può che lasciare qualche fastidiosa incertezza sul nostro presente. Un universo che non perde negli anni la voglia di sconvolgere coinvolgendo. Alzi la mano chi non ha provato un brivido durante la scena in cui Ignacio canta fuori campo Moon River accompagnato alla chitarra da padre Manolo, mentre scorrono le immagini a ralenti dei ragazzi dell’orfanotrofio che si tuffano nel lago.
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La frantumazione della personalità è sempre stata una delle carte vincenti di Almodòvar. Ogni personaggio ha in sé un’infinità di sfumature, pieghe recondite e oscure, pronte a riemergere violentemente a frantumare ogni certezza. E qui il passato gioca come sempre un ruolo predominante. “La mala educacion” non è un film estremamente riuscito; l’intrecciarsi asfissiante di colpi di scena, salti nel passato, prolissità varie allontanano lo spettatore dalla vicenda fin quasi ad annoiarlo. Eppure l’universo tormentato di Almodòvar non può che lasciare qualche fastidiosa incertezza sul nostro presente. Un universo che non perde negli anni la voglia di sconvolgere coinvolgendo. Alzi la mano chi non ha provato un brivido durante la scena in cui Ignacio canta fuori campo Moon River accompagnato alla chitarra da padre Manolo, mentre scorrono le immagini a ralenti dei ragazzi dell’orfanotrofio che si tuffano nel lago. Come a dimostrare che la purezza della gioventù porta a “tuffarsi” in un mare apparentemente cristallino, ma che nasconde sotto la sua spuma un mondo di nefandezze dove è tremendamente facile annegare. E in questo la chiesa, reclusa nel suo mondo di opportunismi e voltafaccia, non fa che allontanare noi stessi dagli altri e viceversa. Peccato. Ciò che manca al film è una focalizzazione all’altezza di un soggetto del genere. Una focalizzazione che (ne siamo certi) avrebbe turbato più di quanto sia stato capace di fare l’insuperabile “Carne tremula”.
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alberto 86
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mercoledì 28 dicembre 2005
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sempre grande pedro
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certo nn sara il miglior film di sua maestà pedro ma è una bizzarra originalissima e cattivissima storia di amor fou!!!il film è orchestrato magnificamente come solo pedro è capace di fare...gael garcia bernal è bravissimo e ci sono alcune scene memorabili.ho ritenuto un po'eccessivo il ruolo riservato al prete ma la mala educacion resta sempre un buon film di almodovar...certo,nn l'almodovar delicato e sensibile di parla con lei e tutto su mia madre ma quello sanguigno di carne tremula.3 stelle
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