Phone

Film 2003 | Horror 100 min.

Anno2003
GenereHorror
ProduzioneCorea del sud
Durata100 minuti
Regia diAhn Byeong-ki
AttoriHa Ji-won, Kim Yu-mi, Choi Woo-jae, Choi Ji-yeon, Eun Seo-woo .
MYmonetro 2,79 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ahn Byeong-ki. Un film con Ha Ji-won, Kim Yu-mi, Choi Woo-jae, Choi Ji-yeon, Eun Seo-woo. Genere Horror - Corea del sud, 2003, durata 100 minuti. - MYmonetro 2,79 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Phone è il primo film coreano interamente finanziato da Hollywood, per la precisione da Disney: niente di strano, se non fosse che Phone è un horror! Sulla scia del recente successo di The ring.

Consigliato sì!
2,79/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,79
CONSIGLIATO NÌ
La paura corre sul filo... del telefono..
Recensione di Andrea Chirichelli
Recensione di Andrea Chirichelli

Toilet Pictures? Buena Vista Korea?
Non si può certo dire che il blockbuster coreano dell'anno (il film ha incassato tantissimo in patria), inizi in maniera promettente per gli appassionati del genere. Fortunatamente non bisogna mai badare alle apparenze, perché pur impreciso e leggermente discontinuo nella trattazione della storia, Phone è un ottimo esempio di quella scuola orientale che negli ultimi anni ci ha regalato pellicole, poi riprese dagli americani, come Ringu, Ju-On, The Eye e una quantità industriale di altri validi titoli che, ahimè non vedremo mai nelle nostre sale. Phone non innova, semmai cita e richiama, linkando componenti già vissuti dallo spettatore, costretto suo malgrado a ricercare particolari di visioni recenti: molti elementi del film, dal telefono foriero di tristi presagi se non addirittura di morte, ai lunghi capelli neri delle protagoniste, vive o defunte, dal pallore dei corpi e gli sguardi allucinanti ed allucinati, alla presenza ectoplasmatica di fantasmi in cerca di pace, sono comuni nei film di questo genere, ma nonostante ciò la mescolanza di ingredienti già visti, riesce a dare vita egualmente ad un insieme gradevole e appassionante. Girato con un occhio all'alternarsi di stili eterogenei e dimostrando un'attenzione maniacale all'uso del colore, intenso e vivo nei flashback, livido e cupo nel presente, Phone si regge su una sceneggiatura solida e sostanziosa, ricca di colpi di scena, alcuni invero un po' prevedibili, e atterrisce lo spettatore con strumenti semplici ma sempre efficaci.
Nonostante sia come al solito svilita da un doppiaggio in italiano troppo enfatico ed approssimativo, la qualità della recitazione di gran parte del cast, è ottima, raggiungendo picchi di assoluta eccellenza nel caso della giovanissima Eun Seo Woo, vera bambina prodigio, la cui performance può tranquillamente essere equiparata a quella altrettanto riuscita, e ormai quasi "storica" di Osmond ne Il Sesto Senso. Nota di merito per la colonna sonora, che conferma l'ottimo standard raggiunto dai film orientali, che corre parallela, incrociandosi al momento giusto, con i brani di musica classica, scelti dal regista per accompagnare i momenti più ricchi di pathos.

Sei d'accordo con Andrea Chirichelli?
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 28 gennaio 2013
dian71cinema

ORIENTALE.. SI ASSOCIA QUESTO LAVORO AL PIU' FAMOSO THE RING.. MI PERMETTEREI A RIGOR DI LOGICA ASSOCIARLO ALL'ALTRETTANTO NOTO THE CALL (NON RISPONDERE)..DOVE LA TRAMA CORRE LUNGO IL FILO DEL TELEFONINO.. IN OGNI CASO PHONE SE NE DIFFERENZIA PER LA STRUTTURA DELLA SCENEGGIATURA CHE APPARE A NOSTRO GIUDIZIO MEGLIO STRUTTURATA E SOTTILE, ENIGMATICA INIZIALMENTE .

sabato 31 luglio 2010
shining

Un bel film, non horror (se non gli ultimi dieci minuti) bensì un thriller con tanto di incursioni nel giallo. Comunque un prodotto non originale, ma con buoni personaggi davvero ben interpretati. Il regista, come in Bunshinsaba, si è dimostrato abbastanza abile a non far scadere il film nel ridicolo, come purtroppo qualche volta accade (vedi The Grudge). Consigliato!

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Marco Consoli
Ciak

Stavolta il Ring asiatico che promette di farvi venire i brividi è il trillo di un telefono cellulare. Chi ha amato l’incubo di Hideo Nakata (e il remake di Gore Verbinski), non deve lasciarsi sfuggire l’horror coreano di Alm Byung-hi, secondo incasso in patria nel 2002. Conclusa un’inchiesta sulla pedofilia, una giornalista (Ha Ji-won) cambia numero di telefono e città, rifugiandosi a casa di un’amica [...] Vai alla recensione »

Adriano De Carlo
Il Giornale

In un progetto globale ormai in atto, si inserisce ora il cinema coreano, che si aggiunge alle infinite cinematografie, vissute tra ombre e luci dagli spettatori italiani, ormai solo cavie in mano a distributori che, perso ogni ritegno, gettano come cibo per animali bocconi non sempre prelibati. E Phone fa naturalmente il verso alla cinematografia occidentale, dopo lo strepitoso successo in patria. [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Dai tempi di Il terrore corre sul filo, il cinema ha usato spesso il telefono come oggetto di minaccia in thriller e film dell'orrore (quelli di Wes Craven, in particolare). Se l'apparecchio fisso veicolava paura e morte, non bisogna illudersi che le cose siano cambiate nell'era della telefonia senza fili; chi vive in simbiosi col proprio telefonino-protesi stia in orecchio: il cellulare uccide.

Pier Maria Bocchi
Film TV

Non è tanto il grado di stupidità della storia a irritare (un cellulare posseduto che fa impazzire o uccide chi Io chiama o lo utilizza; d’altronde, se ci sono 1v e videocassette possedute, ci stanno benissimo anche dei telefonini), quanto la convinzione che,, dopo Ring, ognuno possa appropriarsi degli stessi strumenti di genere e di messinscena di quel film - o deIl’onda a cui appartiene - per fare [...] Vai alla recensione »

Francesco Onorati
Il Riformista

Qualcuno dovrebbe spiegare. perché una giornalista, con un cellulare che squilla in continuazione anonimo, che quando lo si avvicina all’orecchio trasmette urla orribili e suoni agghiaccianti, dovrebbe tenersi quel cellulare e non gettarlo immediatamente dalla finestra o quantomeno a mare. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché sempre la stessa giornalista, decide di continuare a vivere in una enorme [...] Vai alla recensione »

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