Un'ora sola ti vorrei

Film 2002 | Documentario 55 min.

Anno2002
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata55 minuti
Regia diAlina Marazzi
AttoriLuisa Marazzi Hoepli, Alina Marazzi .
Uscitavenerdì 8 luglio 2005
TagDa vedere 2002
MYmonetro 3,90 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Alina Marazzi. Un film Da vedere 2002 con Luisa Marazzi Hoepli, Alina Marazzi. Genere Documentario - Italia, 2002, durata 55 minuti. Uscita cinema venerdì 8 luglio 2005 - MYmonetro 3,90 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una figlia ricostruisce il volto e la storia della madre attraverso i filmati del nonno. Un omaggio alla memoria di una persona cara mai conosciuta e per questo ancora più desiderata. In Italia al Box Office Un'ora sola ti vorrei ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 28,9 mila euro e 4,1 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato assolutamente sì!
3,90/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,40
CONSIGLIATO SÌ
Un lavoro sulla memoria che si concretizza in uno straziante gesto d'amore e nostalgia nei confronti della madre troppo presto perduta.
Recensione di Paola Casella
Recensione di Paola Casella

Alina Marazzi ricostruisce la vita della madre Liseli, morta suicida quando lei aveva 7 anni, attraverso gli home movie girati fin dai tempi del nonno, che "aveva comprato una cinepresa già negli anni Venti". Più che una ricostruzione documentaria, Un'ora sola ti vorrei è il tentativo di restituire voce a chi non c'è più e di permetterle di raccontarsi da sola, in voce fuori campo e in forma di lettura di diario, nonché attraverso le immagini di tutta una famiglia caratterizzata da un grande benessere economico, un'istruzione elevata (il nonno della regista era il fondatore della storica casa editrice Hoepli) e una spensieratezza che appare più recitata a beneficio della cinepresa che realmente vissuta.
Soprattutto nel caso di Liseli, che non ha mai "trovato il proprio posto nel mondo", nonostante quell'esistenza apparentemente dorata. E poiché al centro della storia c'è un rapporto madre figlia bruscamente interrotto e in qualche modo irrisolto, con grande coraggio e onestà Marazzi intuisce la possibilità di un disagio profondo legato proprio alla maternità: "Chissà se anche lei, come me, ha avuto paura di deludere i suoi figli", dice la madre, a proposito della nonna.
La ricostruzione filologica va di pari passo con quella emotiva, e Marazzi compie uno straziante gesto d'amore e nostalgia nei confronti di quella mamma bellissima e sfuggente dallo sguardo velato di malinconia dietro i sorrisi offerti all'occhio della cinepresa (e di chi vi stava dietro). Un lavoro sulla memoria che, più tardi, farà anche Sarah Polley con il suo Stories We Tell, anche lei ripercorrendo il tracciato interrotto della vita della propria madre.
Dietro all'urgenza narrativa di entrambe c'è un bisogno di verità e allo stesso tempo il desiderio di ricomporre un puzzle di cui, da figlie, non possiederanno mai tutti i pezzi. Marazzi utilizza filmati che dimostrano come il talento registico appartenga al suo Dna, in modo creativo e mai retorico, innestando frammenti di passato più recente su frammenti di passato più lontano, e tessendo il montaggio in base ad un'esigenza profonda che appare più intuitiva che rigidamente tecnica. Questo, naturalmente, non è un difetto ma un pregio, vista la natura incandescente di un ricordo tanto personale e doloroso: e la narrazione ne guadagna in fluidità e accessibilità, scantonando il rischio del pietismo a tavolino.
In questo modo lo storytelling funziona non solo per la diretta interessata ma anche per tutti noi, che ci riconosciamo in quel trasporto infantile verso una madre molto amata e troppo presto perduta, ma anche nella ricostruzione di un piccolo mondo antico che fa parte del background nazionale ma che la contemporaneità, documentata prevalentemente dall'immagine televisiva, tende ad appiattire e a cancellare. Marazzi chiama anche implicitamente tutti noi alla necessità di riconoscere la depressione in chi ci sta accanto e di non isolare chi ne mostra i segni, invitando (senza mai puntare il dito) alla solidarietà come unico possibile antidoto all'inevitabilità di una vita spezzata.

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Il ricordo di una madre attraverso i filmati del passato.
a cura della redazione

Un film sulla nostalgia come sentimento comune, dolce, essenziale e necessario al superamento di una perdita. Il film conduce lo spettatore nel delicato e toccante terreno della memoria, attraverso la lettura dei diari, delle lettere e delle cartelle cliniche delle case di cura in cui Liseli Marazzi Hoepli trascorse lunghi periodi, prima di morire suicida, quando la figlia aveva solo 7 anni. Attraverso questi testi e le immagini dei filmati girati dal nonno sin dal 1926, Alina Marazzi scopre sua madre, ne ricostruisce il volto e la celebra ricordandola.

La ricostruzione del volto di una madre da parte della figlia.
Recensione di Rossella Farinotti

Il film conduce lo spettatore nel delicato e toccante terreno della memoria, attraverso la lettura dei diari, delle lettere e delle cartelle cliniche delle case di cura in cui Liseli Marazzi Hoepli trascorse lunghi periodi, prima di morire suicida, quando la figlia aveva solo 7 anni. Attraverso questi testi e le immagini dei filmati girati dal nonno sin dal 1926, Alina Marazzi scopre sua madre, ne ricostruisce il volto e la celebra ricordandola. Un film sulla nostalgia come sentimento comune, dolce, essenziale e necessario al superamento di una perdita.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 3 novembre 2010
gianmarco.diroma

Gli anni di produzione sono praticamente gli stessi: 2002 per Un'ora sola ti vorrei, 2003 per Tarnation. Gli anni dei rispettivi girati hanno invece due percorsi diversi e soprattutto vengono trattati in maniera opposta. Se Jonathan Caouette lascia che la sua figura entri a fare parte nella storia che racconta (anzi ne è il pilastro!... Nel senso che il tema del film infondo risiede nell'interrogarsi [...] Vai alla recensione »

lunedì 22 dicembre 2014
alberaserami

Sono capita x caso su quel canale ,fin dalle prime battute mi sono trovata coinvolta,mi è sembrata una storia che già conoscevo: la mia.Ho pianto tanto è stata una liberazione ,mi sono ritrovata e trovata,niente in comune con la mia persona,ma in totale simbiosi con la mia anima. Grazie Alina.

Frasi
Amore mio, la causa di tutto sei tu perchè quando ti vedo mi viene un tuffo al cuore e io stessa me ne meraviglio…
Se stessa (Alina Marazzi)
dal film Un'ora sola ti vorrei - a cura di Astrid Huizer
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

La nostalgia è necessaria alla vita, dice Alina Marazzi a proposito del suo Un’ora sola ti vorrei (Italia 2002, 55). E intende la nostalgia non solo per una madre «che non c’è e non c’è mai stata», ma anche «per tutto quello che è stato e non tornerà». E proprio questo sentimento, insieme d’abbandono e di presenza ritrovata, che fa del suo film molto più che un’opera “personale”, molto più che un viaggio [...] Vai alla recensione »

Cristina Piccino
Il Manifesto

Arriva oggi in sala Un'ora sola ti vorrei, magnifico esordio da regista di Alina Marazzi (anche produttrice insieme a Gianfilppo Pedote, Giuseppe Piccioni, Francesco Virga) che nel frattempo ha girato un'altro film, Per sempre, nel quale «esplora» l'universo della clausura. Sarà anche questo un film potente , lo sappiamo, nonostante la materia maneggiata sia difficile e rischiosa, perché Alina Marazzi [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Il cinema come cura (in tutti i significati della parola). II cinema come atto d’amore. Le immagini come ultimo sguardo verso l’eterna Euridice che si nasconde in ciascuna delle nostre vite. Un’ora sola ti vorrei, di Alma Marazzi, esce in sala come gli altri film, ma non ha nulla a che vedere con gli altri film. Perché nasce da vecchie pellicole trovate in solaio, girate dal nonno, vecchie pellicole [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Una ragazza innamorata del cinema scopre che la sua vita era un film ancor prima che lei nascesse. Perché il nonno, cineamatore entusiasta fin dagli anni 20, ha ripreso la loro vita di famiglia per decenni e in soffitta ci sono ancora, gelosamente ordinate e classificate, pile e pile di preziose bobine per lo più in 16 millimetri. Feste, matrimoni, nascite, viaggi: l’album di una famiglia dell’alta [...] Vai alla recensione »

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