Un topolino sotto sfratto

Film 1997 | Commedia Film per tutti 97 min.

Titolo originaleMousehunt
Anno1997
GenereCommedia
ProduzioneUSA
Durata97 minuti
Regia diGore Verbinski
AttoriLee Evans, Nathan Lane, Vicki Lewis, Maury Chaykin, Christopher Walken, Eric Christmas Michael Jeter, Debra Christofferson, Camilla Søeberg, Ian Abercrombie, Annabelle Gurwitch.
TagDa vedere 1997
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti
MYmonetro 3,63 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Gore Verbinski. Un film Da vedere 1997 con Lee Evans, Nathan Lane, Vicki Lewis, Maury Chaykin, Christopher Walken, Eric Christmas. Cast completo Titolo originale: Mousehunt. Genere Commedia - USA, 1997, durata 97 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti - MYmonetro 3,63 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un fabbricante di gomitoli di spago lascia in eredità ai propri figli la fabbrica che sta per fallire e una casa malridotta. I due scoprono che quest'ultima è opera di un famoso architetto. Al Box Office Usa Un topolino sotto sfratto ha incassato 61,9 milioni di dollari .

Un topolino sotto sfratto è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato assolutamente sì!
3,63/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,13
CONSIGLIATO SÌ
Una commedia che mescola visionarietà e stile da cartoon.

Il regista, che proviene dalla pubblicità, mette in scena un film che mescola visionarietà e stile da cartoon. Un fabbricante di gomitoli di spago lascia in eredità ai propri figli la fabbrica che sta per fallire e una casa malridotta. I due scoprono che quest'ultima è opera di un famoso architetto e può essere venduta per miliardi. Ci si mette un topolino che la abita a impedire loro di realizzare il progetto.

Simone Godano

Un gruppo di pescatori napoletani capitanati da Salvatore, ha abbandonato Napoli per cercare più fortuna nei mari della Sicilia. Una notte decidono di spingersi oltre il confine nelle acque territoriali africane, con la speranza di rendere più ricca e copiosa la pesca, senza rendersi conto dei pericoli a cui vanno incontro. L'esperienza verrà ripetuta e la situazione si complica, tanto che decideranno di tornare a casa. Giunti di nuovo a Napoli entreranno in pieno conflitto con i pescatori della zona e con la camorra che gestisce il traffico di pesce. Sconfitti e disperati saranno costretti a affidarsi al destino.
Tornando a casa segna l'esordio alla regia di Vincenzo Marra. Trentenne regista napoletano Marra porta sugli schermi una realtà poco conosciuta e poco raccontata dal cinema di oggi. Il film, interpretato da attori non professionisti, recitato in dialetto originale, ci racconta una storia di persone povere e umili, capaci di aggrapparsi ai sogni e alle speranze.Tornando a casa è un dramma, è un ritratto di una realtà difficile, conflittuale, dove i poveri danno vita a delle vere e proprie guerre tra di loro, rendendo ancora più dura la quotidianità, il singolo giorno. Il film è un film corale. Si sentono le influenze di Martone e Bechis, registi con cui Marra ha lavorato in passato. Si sentono le influenze della produzione, dello stile produttivo di Arcopinto e Pagani, senza i quali un determinato tipo di cinema, poco commerciale e poco fruibile in Italia, non esisterebbe nel nostro paese. Ma è anche un film di una sola persona. Di un giovane regista che ha creduto nel suo progetto, che ha portato avanti un suo discorso, che si è insediato in un villaggio di pescatori per conoscere le loro usanze, ma anche per conoscere meglio le persone. Una lunga lotta. Una sfida estenuante. Marra stesso dice Tornando a casa nasce da un'immagine che è stata dentro di me per moltissimi anni, da un viaggio che feci da bambino coi miei genitori a Pantelleria, e poi giù fino in Tunisia...". Ricordi di un bambino diventati un film. La strada è stata lunga e piena di curve, ma le soddisfazioni migliori nascono proprio da questo.

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Emanuele Liveran

Pescatori che traggono a bordo le reti, che separano pesci dalle caratteristiche diverse. Un lavoro veloce, pesante. Il resto è da gettare ai gabbiani. Questa è la prima immagine di Tornando a casa. Salvatore, Franco, Giovanni e Samir sono quattro uomini di mare. La loro vita si svolge nella fatica e lontana dagli affetti. Pescano in acque africane perché lì quando issano le reti il pesce è abbondante, anche se ogni notte le motovedette costituiscono un pericolo per la loro vita e per il peschereccio. Tre napoletani e un nordafricano che decidono di tornare nel golfo di Napoli, per nostalgia, per ricominciare.
Non è comune alla cinematografia nostrana narrare il mare. Dopo La terra trema di Luchino Visconti, il cinema italiano di fiction si è totalmente dimenticato dei gesti, dei volti del popolo del mare. Marra utilizza lo stile realista - fissità delle inquadrature, lunghe pause, attori non professionisti - per formare uno scenario quasi sconosciuto allo schermo, dove il mare è passione e divisione, solitudine e abbandono, luogo dove i ricordi emergono con forza, ma anche dove è più facile perdersi, dove un'imbarcazione è definita semplicemente barca, sinonimo d'instabilità. Il mare, per chi lo vive, è come il racconto del padre di Franco narrato da Salvatore: una volta dentro di te è difficile disfarsene, puoi camminare verso l'entroterra con un remo in spalla, ma bisogna fare tanta strada prima che qualcuno ti chieda perché cammini con un palo.
Il film di Marra ha dei pregi. Una regia delicata e discreta, essenziale nell'esporre la vicenda, poetica - di una poesia a forti contrasti - nelle scene di mare. Interessante il tema della morte e della rinascita, che vede protagonisti Franco e Samir. Samir, come afferma Franco, non esiste più da quando a messo piede sulla barca, ossia da quando ha lasciato il suo Paese. Morto per la sua comunità attende una rinascita, difficile da raggiungere per chi non ha diritto nemmeno ad un poco d'intimità, per chi deve proteggersi da tutti. A tal proposito, esemplare l'immagine di Samir nell'atto di nascondere dei soldi in una valigia - altro sinonimo d'instabilità, di vita in un non luogo - preoccupato che il suo compagno di stanza, anch'esso nordafricano, si svegli e lo scopra. Franco, che coltiva il sogno di andare negli Stati Uniti per lavorare in un ristorante e vivere finalmente accanto a Rosa, la sua donna, alla morte di lei per mano di un ragazzino, medita il suicidio. Emigrante nella sua terra, come Giovanni e Salvatore costretti a pescare in Sicilia, Franco non troverà la morte, ma semplicemente scomparirà per chi lo conosce e lo ama.
Esito pirandelliano. Di notte sul peschereccio, sente una richiesta di aiuto. Tuffatosi con un salvagente senza avvisare i suoi compagni, sarà ripescato con il naufrago ormai morto da una barca di clandestini. Raggiunti da una motovedetta italiana, Franco, rimasto in un assoluto silenzio, è scambiato da tutti per nordafricano, quindi "rimpatriato". Scambio d'identità, rinascita. Unica frase conosciuta in arabo è "la pace sia con te", insegnatagli da Samir a cui idealmente si sostituisce per intraprendere il viaggio in senso inverso. La storia, grazie a questo epilogo, si compie.
Ma il film di Marra ha dei difetti. La questione della malavita del porto di Procida, la lotta per rivendicare il diritto di pescare nelle acque del golfo e attraccare il peschereccio al molo, senza subire ritorsioni come il furto delle reti - furto che costringe Salvatore a cedere la propria imbarcazione ad uno stozzino-boss in cambio di trenta milioni per ricomprarle -, è presa in esame in modo insoddisfacente. Funzionale al racconto di un'esistenza senza radici, della ricerca di un posto da definire Casa e non solo Barca, il tema è di quelli che non possono essere affrontati senza una maggiore argomentazione. Per questo gli stessi Giovanni e Salvatore, gli unici a relazionarsi con i malavitosi, appaiono sfuocati, delineati con troppa fretta, alla ricerca di una collocazione anche all'interno dell'intreccio narrativo. Posto con uguale imprecisione, l'immotivato atteggiamento razzista di Giovanni nei confronti di Samir. Istinto di sopravvivenza? Ignoranza? O solo testimonianza di un razzismo a-ideologico?

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Due sfigati fratelli ereditano dal padre, con una fabbrichetta, una vecchia casa piuttosto fatiscente, abitata da un roditore furbissimo che sfida ogni tentativo, gattesco e no, di eliminarlo. Cocktail di farsa e di umorismo nero, la commedia, scritta da Adam Rifkin, ha diverse invenzioni di taglio gotico, una tensione narrativa insolita, una partenza lanciata, ma nella 2ª parte si affloscia nella ripetizione. È il caso raro di un film zoocentrico senza bamboleggiamenti che può essere visto con piacere anche dagli adulti. Topi veri addestrati si alternano e si mescolano con gli animatronic degli Stan Winston Studios e con la computer animation. Prodotto per la Dreamworks. La coppia di N. Lane (americano e noto in TV) e L. Evans (inglese dalla mimica sopra le righe) richiama Laurel & Hardy che, però, nei loro anni d'oro si limitavano ai 2 rulli (20 minuti circa).

Tutte le recensioni de ilMorandini
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UN TOPOLINO SOTTO SFRATTO
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 19 febbraio 2013
Fedson

Regia di Gore Verbinski. Questo già basta per garantire al film quel tocco un po' bizzarro e stravagante tipico del regista. Il film proposto è una sorta di commedia slapstick moderna, ed è come vedere Stanlio e Olio nei nostri giorni alle prese con un topolino che si rivelerà, proprio come dice uno dei protagonisti, una vera catastrofe.

lunedì 8 giugno 2015
Great Steven

UN TOPOLINO SOTTO SFRATTO (USA, 1997) diretto da GORE VERBINSKI. Interpretato da NATHAN LANE, LEE EVANS, VICKI LEWIS, MAURY CHAYKIN, CHRISTOPHER WALKEN, ERNIE SABELLA, ERIC CHRISTMAS, MICHAEL JETER, WILLIAM HICKEY Due fratelli sfortunati, alla morte del padre, ne ereditano la fabbrica di spago, dotata di attrezzature arretrate e con numerosi problemi economici, oltre ad una malridotta casa agreste [...] Vai alla recensione »

mercoledì 24 dicembre 2014
elgatoloco

Lasciando da parte il surrealismo, che è altra cosa e sul quale >Breton(il suo fondatore)aveva messo un veto ad excludendum preciso, dove nel cinema, forse gli unici"accettati"erano/sarebbero tuttora Luis Bunuel e Salvador Dali(nelle sue collaborazioni con Bunuel, però), possimao parlare di"film surreale", sotto il livello della realtà, cioè, letteralmente, [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Ci sono film per bambini vietati ai maggiori di 8 anni(leggi George re della Giungla?), se non accompagnati, e film per bambini dove anche un adulto può trovare un'ora e mezza di autentico divertimento. Non se ne vedono molti (pensiamo, ad esempio, a Babe maialino coraggioso), ma ricade a pieno titolo nel secondo casoUn topolino sotto sfratto di Gore Verbinski, scritto dallo sceneggiatore Adam Rifkin [...] Vai alla recensione »

Marco Balbi
Ciak

Di solito i registi che dagli spot pubblicitari passano al cinema vengono guardati (spesso a ragione) con sospetto ma Gore Verbinski, al suo esordio sul grande schermo, ha rotto l'incantesimo: Un topolino sotto sfratto è un film divertente, intelligente e perfino raffinato nell'ambientazione fuori dal tempo che ricorDa Mr. Hula Hoop dei fratelli Coen e nella comicità, spassosa ma mai volgare.

Fabio Rizzo
Film TV

"Un mondo senza spago,è il caos"; con questo criptico incipit inizia il film nel quale lo spago è il vero filo conduttore. Ernie e Lars Smuntz, due fratelli che non si sono mai amati troppo, si trovano a dover dividere l'eredità del vecchio padre appena morto: diversi oggetti insulsi, una fabbrica di spago e una tetra casa di fine 800 fuori città. I due, sempre in bolletta, scoprono casualmente che [...] Vai alla recensione »

Michele Anselmi
L'Unità

"I topi non sfottono, non hanno senso dell'ironia", dice uno dei due fratelli Smuntz in una scena del film. Ed è come se Spielberg, che produce con la sua Dreamworks, si divertisse a prendere in giro il topo più permaloso della storia del cinema: Mickey Mouse, alias Topolino. Per contrastare la Disney sul terreno del film per bambini, il regista di Jurassic Park ha inventato infatti per lo schermo [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Realizzato su copione di Adam Rifkin dal pubblicitario Gore Verbinski al suo esordio nella regia, la pellicola è in realtà un cartone animato interpretato da personaggi in carne ed ossa. Sin da principio si sa come finirà e cioè che i due fratelli, sempre più esasperati e malconci, non riusciranno a prevalere sul furbissimo e indiavolato animaletto; e tuttavia sarà proprio lui a salvarli dalla rovina. [...] Vai alla recensione »

Marco Lombardi
Duel

I topolini di una volta non esistono più, anche loro sono stati contaminati dalla modernità. Che peccato.... Pensate al Topolino della Disney: i suoi nuovi creatori hanno deciso di farlo diventare (anche) un po' cattivo. Sarà colpa del fatto che Minnie adesso è una donna in carriera che guadagna più di lui? (Scandalo!). Forse si ma forse no: anche il mouse protagonista di Un topolino sotto sfratto, [...] Vai alla recensione »

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