Rocco e i suoi fratelli

Film 1960 | Drammatico +16 180 min.

Regia di Luchino Visconti. Un film Da vedere 1960 con Claudia Cardinale, Alain Delon, Roger Hanin, Katina Paxinou, Annie Girardot, Renato Salvatori. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 1960, durata 180 minuti. Uscita cinema lunedì 7 marzo 2016 distribuito da Cineteca di Bologna. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 4,45 su 34 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La storia di cinque fratelli lucani immigrati a Milano con la madre dà modo al regista di realizzare un potente affresco, che ha i toni della tragedia greca, sullo sradicamento dei meridionali. Ha vinto 5 Nastri d'Argento, ha vinto un premio ai David di Donatello e Il film è stato premiato al Festival di Venezia. In Italia al Box Office Rocco e i suoi fratelli ha incassato 7,9 mila euro .

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Consigliato assolutamente sì!
4,45/5
MYMOVIES 4,38
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,36
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un'opera compatta da un punto di vista drammaturgico, poderosa da quello descrittivo, in grado di superare l'evidente carica ideologica grazie a una mano registica che ha pochi eguali.
Recensione di Marco Chiani
Recensione di Marco Chiani

Alla morte del marito, la lucana Rosaria Parondi si trasferisce a Milano, dove abita il primogenito Vincenzo, con gli altri quattro figli maschi: Simone comincia una carriera nella boxe, Rocco fa il garzone in una stireria, Ciro va a lavorare in fabbrica e Luca, il minore, rimane a casa con la madre. L'ossessione di Simone per la prostituta Nadia, della quale si invaghirà anche Rocco, porterà alla tragedia e alla disgregazione della famiglia Parondi.
A dodici anni da La terra trema, Luchino Visconti torna ad occuparsi della questione meridionale, questa volta, dal punto di vista di chi è costretto ad emigrare: le difficoltà di adattamento in una nuova realtà sociale, la condizione di chi si sente straniero in una città ostile, tra sogni di ritorno alla terra natia e voglia di integrazione, un certo verismo nelle modalità di racconto fanno di Rocco e i suoi fratelli un seguito ideale del precedente capolavoro ispirato a "I Malavoglia". Anche qui c'è una fonte letteraria precisa, la raccolta "Il ponte della Ghisolfa" di Giovanni Testori, cui si aggiungono suggestioni da altre opere quali "Giuseppe e i suoi fratelli" di Thomas Mann, "L'idiota" di Dostoevskij e "Uno sguardo dal ponte" di Arthur Miller, che il regista portò in teatro solo due anni prima. Ma al di là della sua dimensione di saga famigliare, evidentissimi gli echi verghiani, di maestoso romanzo popolare, questo capolavoro del cinema anni Sessanta è soprattutto un grande melodramma, un miscuglio sapientissimo di sentimenti forti, pulsioni ancestrali e arcaiche, uno dei risultati più alti di Visconti, che mette in scena la sua Milano attraverso gli occhi di chi ne è respinto, allontanato, fagocitato.
Compatta da un punto di vista drammaturgico, poderosa da quello descrittivo, è il caso di un'opera in grado di superare l'evidente carica ideologica grazie a virtù riferibili ad una mano registica che ha pochi eguali: «I valori assai alti di Rocco e i suoi fratelli [...] vanno, come al solito, individuati, più che nelle intenzioni ideologiche, nella concentrata densità drammatica del racconto, nella sua grandiosità epico-melodrammatica e drammaturgico-romanzesca, nei livelli altissimi della scrittura filmica e dell'orchestrazione polifonica, nella potenza con cui vengono delineati i sentimenti e fatte esplodere le passioni» (Lino Micciché, Luchino Visconti, Marsilio).
Fu osteggiato dalla censura che impose un insensato "annerimento" nella sequenza dello stupro di Nadia, tra le scene madri più forti e sconvolgenti di tutto Visconti. Il titolo è un duplice omaggio che mescola insieme "Giuseppe e i suoi fratelli" di Mann e il nome di Rocco Scotellaro, scrittore e poeta interessato alla cultura e alla società contadina, di cui il regista era un appassionato lettore.

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Il capolavoro di Visconti, con un ottimo cast.

La storia di cinque fratelli lucani immigrati a Milano con la madre dà modo al regista di realizzare un potente affresco, che ha i toni della tragedia greca, sullo sradicamento dei meridionali. Rocco, interamente buono (un personaggio ispirato all' Idiota di Dostoevskij), cerca di tenere unita la famiglia, accettando perfino di intraprendere l'odiata carriera di pugile; ma tutto è inutile: Simone prende una brutta strada e finisce per ammazzare una povera prostituta, sua ex amante, che ora gli preferisce Rocco; Vincenzo rinnega la sua origine contadina diventando un piccolo borghese; Ciro è pure costretto a rifiutare le proprie origini diventando operaio. La speranza di un ritorno al sud rimane solo al più piccolo, Luca.
Il film è probabilmente il capolavoro di Visconti e si avvale di un ottimo cast e di eccellenti collaboratori (Pratolini e Suso Cecchi D'Amico per il soggetto, Festa Campanile, Franciosa e Medioli per la sceneggiatura, Rotunno per la fotografia, Rota per le musiche).

Stefano Lo Verme

Rosaria Parondi, una vedova lucana, si trasferisce a Milano per raggiungere il figlio Vincenzo, in procinto di sposarsi con una ragazza del luogo, Ginetta. Insieme a Rosaria ci sono anche gli altri quattro figli: Simone, Rocco, Ciro e il piccolo Luca. Simone si introduce ben presto nell'ambiente del pugilato, Rocco trova lavoro in una lavanderia e Ciro viene assunto come operaio in una fabbrica dell'Alfa Romeo.
Luchino Visconti prende spunto da una raccolta di racconti di Giovanni Testori, Il ponte della Ghisolfa, per dar vita a uno dei massimi capolavori della sua produzione, Rocco e i suoi fratelli. Ambientato a Milano, città natale del regista, il film di Visconti è una straordinaria saga familiare della durata di tre ore, e rappresenta una delle vette assolute nella storia del cinema italiano. Uscito nel 1960 (lo stesso anno di un altro celebre film-scandalo, La dolce vita di Fellini), Rocco e i suoi fratelli fu oggetto di severe restrizioni da parte della censura: la pellicola, infatti, dipingeva un ritratto amaro e impietoso dell'Italia del boom economico, e per questo fu duramente osteggiata da una certa classe dirigente, poco propensa ad accogliere le critiche mosse da Visconti alle profonde divisioni sociali del nostro paese. Al Festival di Venezia di quell'anno, sebbene fosse dato per favorito, il film dovette accontentarsi del Premio della Giuria (un verdetto controverso che suscitò infuocate polemiche), ma in compenso riscosse un enorme successo presso il pubblico, con circa dieci milioni di spettatori.
Sceneggiato dal regista insieme a Suso Cecchi D'Amico, Vasco Pratolini, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa ed Enrico Medioli, Rocco e i suoi fratelli è un'opera che ha la struttura e il respiro di un romanzo, e nella quale confluiscono tutte quelle influenze letterarie che hanno sempre attraversato il cinema di Visconti (Thomas Mann, Fëdor Dostoevskij, Giovanni Verga, ma anche Giuseppe Verdi e il melodramma). Non a caso la storia è suddivisa in cinque blocchi narrativi (quasi come i capitoli di un libro), ciascuno dei quali corrisponde idealmente a uno dei cinque fratelli. In particolare, la vis drammatica del film è imperniata sul difficile rapporto fra due di loro: Simone (Renato Salvatori), aspirante pugile, che dietro un atteggiamento spavaldo e sicuro di sé nasconde un'insospettabile fragilità interiore; e Rocco (Alain Delon), romantico e sensibile, che alla personalità instabile del fratello oppone il proprio candore e il proprio spirito altruistico. In mezzo a loro c'è la figura di Nadia (Annie Girardot), un'affascinante donna di strada che farà innamorare entrambi e, in qualche modo, contribuirà all'insanabile disgregazione dell'unità familiare.
Rocco e i suoi fratelli riesce dunque a fondere in maniera perfetta il discorso sulla società italiana dell'epoca con i toni accesi del melodramma: da una parte, Visconti descrive con accuratezza il fenomeno dell'immigrazione interna e del difficile inserimento degli emigranti meridionali nella realtà industriale delle città del Nord; dall'altra, mette in scena la forza distruttiva delle passioni come in un'antica tragedia greca, inclusi la lotta fratricida e il classico dualismo fra Eros e Thanatos. A fare da cornice alle vicende è una Milano ammantata di neve che si presenta allo sguardo degli immigrati come una città fredda ed ostile, scenario di conflitti umani che sono anche e soprattutto conflitti sociali. L'epilogo è affidato emblematicamente al dialogo tra i due fratelli più giovani: Ciro, l'unico che sembra essersi inserito nella nuova dimensione cittadina, e il piccolo Luca, che incarna in sé le speranze della famiglia per il futuro.
Decisamente convincente la caratterizzazione di tutti i personaggi, pure per merito di un'ottima squadra di interpreti: Rocco è un giovanissimo ed intenso Alain Delon (che proprio grazie a questo ruolo avrebbe ottenuto notorietà internazionale), mentre Annie Girardot dona un insolito magnetismo alla prostituta Nadia; senza dimenticare l'attrice greca Katina Paxinou nel ruolo di Rosaria, la volitiva matriarca della famiglia Parondi. Almeno due i momenti indimenticabili del film: la scena notturna dello stupro di Nadia (incluso il famigerato "lancio delle mutandine") di fronte all'atterrito Rocco e la morte della donna all'Idroscalo, con le braccia aperte come quelle di un crocefisso; due sequenze scioccanti che fecero insorgere la censura. La splendida fotografia in bianco e nero è di Giuseppe Rotunno, mentre la colonna sonora è composta da Nino Rota.

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ROCCO E I SUOI FRATELLI
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 1 settembre 2010
G. Romagna

Una famiglia di contadini lucani, madre e cinque figli (Vincenzo, Rocco, Simone, Ciro e il piccolo Luca) si trasferisce a Milano per cercare lavoro. Il padre è morto diversi anni fa. La vita è dura sin dal principio, perchè trovare occupazione non è facile. Vincenzo, che già abitava a Milano, si sposa con Ginetta e ha un figlio; Rocco, il più buono, parte da soldato; Ciro trova lavoro all'Alfa Romeo [...] Vai alla recensione »

venerdì 26 luglio 2013
Filippo Catani

Una famiglia lucana decide di trasferirsi al nord e in particolar modo a Milano perchè uno dei figli sta per mettere su famiglia. Nonostante i tentativi dell'anziana madre, la famiglia attraverserà momenti felici alternati a momenti di grande dolore e tristezza. Un film magnifico questo di Visconti che si dipana lungo quasi tre ore di narrazione ma che ci offre un ampio respiro e [...] Vai alla recensione »

lunedì 19 febbraio 2018
Parsifal

Coinsiderato a  tutti gli effetti uno dei capolavori più rappresentativi del Maestro Visconti, il film nasce dalla penna di Giovanni Testori e dai " Racconti della Ghisolfa" , quartiere popolare milanese, all'interno del quale venivano ammassati gli immigrati che provenivano dal Sud Italia, durante il boom economico. Rocco, interpretato da un superbo  e malinconico Alain [...] Vai alla recensione »

giovedì 26 luglio 2012
Luca Scialo

La famiglia Parondi, di origini lucane, si trasferisce a Milano come tante del Sud in cerca di fortuna. Ben 4 fratelli e una madre vedova. Cercano tutti di sbarcare il lunario onestamente, eccetto uno, più irrequieto e sbandato, che trascina anche gli altri in continui grattacapi.  Con un neorealismo tipico del cinema italiano anni '40, che in quel periodo si stava sempre più [...] Vai alla recensione »

martedì 8 febbraio 2011
il cinefilo

La storia è quella di una famiglia lucana emigrata a Milano in cerca di una vita migliore ma in cui,soprattutto a causa di uno dei fratelli chiamato Simone,l'unità dei fratelli rischia seriamente di finire nel baratro. Luchino Visconti racconta un grande dramma familiare(ambientato sullo sfondo tematico della pesante divisione sociale che separa le città del Nord da quelle [...] Vai alla recensione »

sabato 7 agosto 2010
dario

Grande bianco e nero, cinema visivo di classe, ma vicenda melodrammatica oltre la sopportazione. Gioco realistico di intellettuali annoiati e presuntuosi, fortemente coinvolti in velleità di bassa letteratura (il peggior Zola, per intenderci, al quale Testori - suo il soggetto di base - sembra ispirarsi in modo particolare, passionale sino all'ossessione).

mercoledì 6 maggio 2009
loewe

la scena dell'uccisione di Nadia all'Idrosacalo, è davvero la scena di morte piu' bella del cinema di tutti i tempi, al pari di Marlon Brando nel Padrino e di Anna Magnani in Roma città aperta. Quando potremo rivedere tanta bellezza?....

venerdì 8 ottobre 2010
Nalipa

Storia, semplicemente storia. Chi ama il cinema non può non vedere questo     c a p o l a v o r o!!!

lunedì 14 marzo 2016
ralphscott

Visconti,più efficace a raccontare i ceti medio alti,firma un'opera eccessiva,disperata. Ricorda la tragedia greca,con personaggi,come la capofamiglia Rosaria,che rischiano la parodia. Varie le scene indimenticabili:su tutte l'abbraccio mortale di una Girardot da brividi,straordinaria e complessa figura di prostituta. Anche Renato Salvatori è ottimo e,per chi come me lo conosceva [...] Vai alla recensione »

lunedì 14 marzo 2016
ralphscott

Visconti,più a suo agio quando descrive i ceti medio alti,calca la mano su alcune figure che diventano quasi parodia,come la capofamiglia Rosaria Parondi,personaggio degno della tragedia greca. L'opera è a tratti greve,ma anche questa non è una novità. Certo la padronanza della macchina da presa è eccezionale come sempre.

lunedì 1 aprile 2013
daniele23

Ispirato ai racconti di Testori (Il ponte della Ghisolfa, 1989). Una famiglia di contadini lucani si trasferisce a Milano negli anni del boom economico e si disgrega, nonostante gli sforzi della vecchia madre per tenerla unita. Nelle cadenze di un romanzo di ampio respiro narrativo con ambizioni tragiche e risvolti decadentistici, è il più generoso dei film di Visconti, quello in cui, [...] Vai alla recensione »

sabato 26 novembre 2011
Dandy

Ispirato ai racconti di Giovanni Testori,un film sulla miseria meridionale messa a confronto con la civiltà industriale tanto agognata quanto irraggiungibile del Nord.Attraverso la fabbrica e la coscienza per alcuni dei protagonisti,e la marginalità e autodistruzione per altri.La città è vista attraverso gli occhi dei "terroni"(fredda,respingente,inospitale),e [...] Vai alla recensione »

lunedì 9 agosto 2010
Francesco2

Sì, a costo di essere eretico, dico che questo presunto capolavoro non mi è piaciuto più di tanto. Ma insomma... davvero tutte le madri, anche quelle degli anni'60, sono angeli del focolare buoni e devoti ai figli? Davvero è così plausibile trovare un fratello che si sacrifichi fino a quel punto per l'altro dopo ciò che era successo? Da un lato era sangue del suo sangue, dall'altro però erano avvenute [...] Vai alla recensione »

domenica 16 maggio 2010
Federer85

A mio avviso, il miglior film italiano di tutti i tempi assieme a ladri di biciclette.

mercoledì 8 settembre 2010
dario

L'abilità registica spiega il voto, tutto sommato alto, per quanto mi riguarda. La storia: è troppo cupa, melodrammatica per forza, con impeti sanguigni e compiacimenti letterari, tipici del cosiddetto neoralismo (in realtà un'operazione borghese, con tante lacrime di plastica). Gli attori si adeguano al triste andazzo, si lasciano andare ad una specie di fato che [...] Vai alla recensione »

domenica 21 agosto 2011
dario

Il guaio sta nell'impostazione. Che è legata ala compassione e al presunto coraggio borghese di scendere nelle strade: è questa la chiave del neorealismo italiano, tutto velletario e realmente estraneo alle vicende nelle quali si va ad imbarcare. Le vicende ne escono a pezzi, sovraccariche di un moralismo da sacrestia (non per niente c'è di mezzo Testori).

Frasi
La fortuna bisogna farsela venire.
Una frase di Simone Parondi (Renato Salvatori)
dal film Rocco e i suoi fratelli
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Cinque fratelli lucani che, dopo la morte del padre, si sono lasciati condurre dalla madre a Milano per fare fortuna. Sono gente onesta e tradizionalista, ma uno di loro, Simone, si fa presto fuorviare e, pur di avere denaro, e averlo presto, non esita ad accettare una serie di compromessi che, dopo avergli fatto fare una dubbia quanto fugace carriera nel campo della boxe, di vizio in vizio, di errore [...] Vai alla recensione »

Gian Piero dell'Acqua

Dietro la fata morgana del “miracolo economico”, una famiglia di meridionali sale a Milano e si disgrega: uno solo dei fratelli i piedi in fabbrica riesce a metterli, e resta. Il più generoso dei film di Visconti, il più conteso fra tradizione romanzesca e modernità: vivo anche per questa contraddizione, espressa con straordinaria ricchezza umana. Alle prese con una materia medita come la Milano del [...] Vai alla recensione »

winner
miglior regia
Nastri d'Argento
1961
winner
miglior scenegg.ra
Nastri d'Argento
1961
winner
miglior scenegg.ra
Nastri d'Argento
1961
winner
miglior scenegg.ra
Nastri d'Argento
1961
winner
miglior fotografia in bianco e nero
Nastri d'Argento
1961
winner
miglior produzione
David di Donatello
1961
winner
premio speciale della giuria
Festival di Venezia
1960
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