Il film esplora il rapporto tra una madre e suo figlio dall'angolo dell'istinto, dei corpi addormentati, del rapporto di quei corpi con la natura. Espandi ▽
Azucena è una donna ecuadoriana già adulta, con un lavoro e un padre anziano da accudire. Il suo mondo però si è fermato all'adolescenza, con una gravidanza a 13 anni che ha messo fine ai suoi sogni di praticare ginnastica artistica e che, nonostante abbia dato il figlio in adozione, le ha impedito di costruirsi una vita piena. A trent'anni inizia a frequentare un centro di accoglienza che ospita giovani senza famiglia, diventando pian piano amica di un gruppo di adolescenti. Tra loro c'è Julio, quasi maggiorenne e ormai così calato nella realtà del luogo da aiutare le suore a prendersi cura dei più piccoli. Julio e Azucena si avvicineranno in maniera circospetta eppure potente, in un rapporto ambiguo che sconvolgerà la prospettiva di entrambi.
Terza regia per Ana Cristina Barragán dopo
Alba e
La piel pulpo, a cui fa seguito un dramma atipico tutto girato attorno ai corpi e ai gesti.
La regista ecuadoriana parla di maternità mancata, di legami primordiali che - come l'edera del titolo - trovano un loro percorso anche laddove non ce lo aspetteremmo, o dove non riterremmo appropriato.