Ema è puro fuoco, Gastón il focolare che non la contiene. Ballerina lei, coreografo lui, vedono la vita sgretolarsi quando "restituiscono" ai servizi sociali il figlio adottivo Polo. Soverchiati dai rimorsi e incapaci di gestire il trauma, i due finiscono per allontanarsi fino al divorzio.
Ma Ema (interpretata da una magnetica Mariana di Girolamo) non cede al senso di colpa e alla rassegnazione. Al contrario, architetta un piano segreto e spregiudicato per riprendersi la famiglia. Usa la sua libertà sessuale per irretire la nuova madre di Polo (la sua stessa avvocata) e il marito di lei, un pompiere sedotto in seguito a un incendio doloso.
Il regista cileno Pablo Larraín reinventa il melodramma e scardina l'ideologia dell'eroina sottomessa. Ema è un vortice pansessuale e anarchico che balla a ritmo martellante di reggaeton, armata di lanciafiamme per le strade di Valparaíso. Con uno stile estetico e musicale che sfiora la videoarte, tra luci al neon e flussi di coscienza, Larraín esplora la fluidità dei sentimenti e i nuovi modelli relazionali.
Ema è un’opera stordente e perturbante: il ritratto di una donna che non esita a manipolare e ridurre in cenere il proprio mondo per poi riconfigurarlo. Perché per creare una nuova forma di vita, a volte, serve soltanto un pieno di benzina.