Il destino di un uomo

Un film di Sergey Bondarchuk. Con Sergey Bondarchuk, Pavel Boriskin, Zinaida Kirienko Titolo originale Sud'ba ?eloveka. Guerra, Ratings: Kids+16, b/n durata 90 min. - URSS 1959.
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Soldato russo riesce a fuggire dal campo di concentramento e a tornare a casa, ma la trova completamente distrutta. Anche i suoi cari sono morti. L'incontro con un orfanello durante un viaggio di lavoro ridà uno scopo alla sua esistenza.
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Locandina Il destino di un uomo

Soldato russo riesce a fuggire dal campo di concentramento e a tornare a casa, ma la trova completamente distrutta. Anche i suoi cari sono morti. L'incontro con un orfanello durante un viaggio di lavoro ridà uno scopo alla sua esistenza.

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Premi e nomination Il destino di un uomo MYmovies
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di Georges Sadoul

Un operaio di Vorond (S. Bondarchuk), mobilitato, vien fatto prigioniero e maltrattato dai nazisti. Riesce a fuggire, ma viene a sapere che sua moglie (Zinaida Kirienko) e suo figlio sono stati uccisi: torna tuttavia al paese e adotta un bambino. Il film ebbe l'audacia di fare un eroe d'un prigioniero di guerra (in genere considerato con sospetto nell'epoca staliniana). Sequenze notevoli: l'arrivo al campo d'internamento, l'evasione, il ritorno in Ucraina d'un uomo affranto dal destino che riesce a ritrovare motivi di speranza. »

di Mino Argentieri

Andrei, fatto prigioniero, finisce in un campo di concentramento nazista. Evade e viene ripreso. Riuscirà nuovamente a fuggire e a raggiungere il proprio paese che è stato distrutto. Sua moglie e suo figlio sono morti. Andrei diventa camionista. Un giorno s’imbatte in un piccolo orfano e in lui ritrova una ragione per continuare a vivere. Girato con una tecnica modernissima e con una scrittura agile e scorrevole, è soffuso di dolore. Come in molti film sovietici dell’ultimo decennio, anche in questo l’accento cade soprattutto sulle distruzioni che la guerra ha apportato nelle coscienze. »

di Guido Fink Cinema Nuovo

Le rare volte in cui un film sovietico, o comunque “d’oltrecortina”, viene proiettato in Italia, assistiamo a un curioso fenomeno: la critica va alla ricerca di elementi nuovi, di “rottura”, anzi di “disgelo”; e solo quando ne trova decide che il film è “valido”. Di un film polacco presentato alla Mostra di Venezia nel 1959 abbiamo letto, con stupore, che era “bello perché occidentale”: singolare preannuncio di una estetica basata sui punti cardinali. Tale estetica respingerà, non v’è dubbio, Il destino di un uomo: è tratto da un breve racconto di Mikhail Sciolokov, uno dei massimi esponenti contemporanei di “realismo socialista” e non presenta novità o arditezze di sorta. »

Il destino di un uomo | Indice

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