Hitler - Un film dalla Germania

Un film di Hans-Jürgen Syberberg. Con Heinz Schubert, André Heller, Harry Baer, Peter Lühr, Peter Kern.
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Titolo originale Hitler, ein Film aus Deutschland. Storico, Ratings: Kids+16, durata 429 min. - Germania, Francia, Gran Bretagna 1977.
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Trasmesso in notturna su Rai Tre, questo film diviso in quattro parti è di grande interesse per come analizza la storia del nazismo, attraverso una rappresentazione teatrale, ma talmente ricca di spunti, scenografie e personaggi da non risultare statica. I titoli delle singole parti: Dal frassino cosmico alla quercia di Goethe a Buchenwald, Un sogno tedesco... sino alla fine del mondo, La fine di una fiaba d'inverno e la vittoria finale del progresso e Noi figli dell'inferno ricordiamo la favola del Graal.

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Premi e nomination Hitler - Un film dalla Germania MYmovies
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Sulla germanicità e su hitler nel subconscio umano

martedì 21 agosto 2012 di Paolo 67

La terza parte della ambiziosa, visionaria trilogia (dopo Ludwig II e Karl May) sulla storia della Germania di Jans-Hurgen Syberberg è uno dei più grandi film mai realizzati, un monumento del cinema per la durata, l'intento, lo stile. Genialmente proiettato nel nero cosmico, come “2001” di Kubrick. La rappresentazione  è teatrale ma è talmente ricca di spunti, scenografie, personaggi da non essere statica. La scenografia, surreale, è sempre continua »

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Monumentale

mercoledì 4 aprile 2018 di Sia21

'Hitler - Un film dalla Germania' è l'ennesimo motivo per cui dobbiamo essere riconoscenti ad Enrico Ghezzi, intellettuale senza il quale in Italia avremmo difficilmente potuto conoscere autori come Syberberg.  Su questa pellicola si potrebbero scrivere decine di saggi senza mai riuscire ad analizzarne tutti gli aspetti, figurarsi una recensione, mi limiterò quindi ad un breve commento, il cui unico scopo è quello di convincere chi ancora non l'avesse fatto continua »

A. Heller (nella parte di se stesso)
A. HELLER Lei è la nera madre della nostra fantasia, delle ultime storie di stelle della celluloide, la Black Mary come la chiamò Edison che in quello studio fece i suoi primi film; Mary Pickford parlò di "apparecchio sacro", riferendosi alla macchina da presa, la camera oscura, è lei che ci racconta vecchie storie in modo nuovo. Sono le proiezioni del nostro mondo interiore: "C'era una volta...", oppure "In origine era...". Storie della nostalgia, di desiderio, di follia del nostro intimo, quando ormai il mondo esterno è diventato un muro insormontabile ai nostri desideri. Come ai tempi della scuola.
Pietra nera, lapis lapidi, pietra di luce, lux ex coelis, caduta dalla corona di Lucifero. Il Graal, la Kaaba, il Vello d'oro, caduto dall'albero della vita, dalle stelle, l'inizio e la fine degli astri, parte del tesoro di Delfi, dell'eredità di Apollo, il dio del Sole, portato nei giardini delle Esperidi, magico donatore di vita eterna agli dei e a coloro che ambiscono a essere come gli uomini nel paese degli Iperborei di Montsegur. Ricordate? La sacra coppa del Graal in cui fu versato sangue in quella notte, vero sangue, puro. Oriente, Maometto, Medioevo e Cristianità, la corte di Artù e Richard Wagner. Richard Wagner! Una pietra nera caduta dal cielo sulla terra, che porta con sé l'eterno desiderio del cielo, del paradiso perduto, degli angeli, che porta il peccato originale, quando Eva e Adamo si macchiarono di colpa. Nero sole della luce all'inizio e alla fine di tutte le fini, il buco nero, grande come una mela, è il vortice del nulla. Tutto comprende, la nostra terra, il sole, il sistema solare, la via lattea, una tra cinquanta milioni di galassie, miliardi, tutto è in quel piccolo buco nero del futuro. È ciò che noi siamo, il nostro immaginario, i ricordi, i sogni da un'epoca di luce.
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Heinz Schubert (direttore del circo) / Harry Baer - 1^ Parte
HEINZ SCHUBERT (con stile circense) Signore e signori, oggi parleremo di colui che è colpevole di tutto. Come Napoleone. Il Napoleone. Il Napoleone tedesco del XX secolo. Più che altro si parlerà di una non-persona, di un uomo che non rideva mai senza coprirsi la bocca con la mano e che appena lo scoprivano ad accarezzare il suo cane lo cacciava via mollandogli un calcio. Ascoltate alcune sue parole: "All'inizio tutti ridevano di me, adesso sono rimasti in pochi e tra un po' non riderà più nessuno". Era uno che non aveva nulla da perdere, nessuno riuscirà mai a essere come lui.
Signore e signori, dopo la liberazione dall'Imperatore e da Dio, andiamo a incominciare. The long of the songs, il canto dei canti. La storia di tutte le storie. Diamogli la sua ultima chance. (Si sentono canti religiosi e marce militari) E concediamola anche a noi stessi. Tabù, nient'altro che tabù. The greatest show of the century, the big business, tl.e show of the shows. O fai vedere a tutti chi sei oppure te ne resti tutta la vita a innaffiare i fiori. Sissignore, rivoluzione culturale, arte per il popolo. Il diritto delle masse a rappresentarsi da sole. il bisogno di rappresentazione. Marce e simbologie di vittoria all'insegna del culto del sole, come ai tempi di Cesare e Caligola. Gli uomini nell'epoca del cinema. Tutto o niente. L'uomo che bandì la disoccupazione, scacciò i mercanti dal tempio, ripulì le case dal sesso e dal crimine, lui, l'uomo del XX secolo. L'uomo che veniva dal basso, dal cuore del popolo, come uno di noi, urrà, arriva il finimondo. Il trionfo delle canaglie, delle perversità, degli affari più loschi, chi voleva restarne escluso? Botte da orbi, colpi ben piazzati, una gaia apocalisse, l'esperimento della fine del mondo sulla nostra società di lupi. Ecco le regole del nostro gioco: qui non ci saranno eroi, ci siamo noi soltanto. E non ci sarà neppure una storia qualsiasi, ma soltanto la nostra storia e quella delle nostre coscienze. Esplosioni fantastiche di orge di sangue in una lunga notte. Non aspettatevi una storia di persone, sarà la storia dell'umanità intera; e nemmeno un film che racconti singole catastrofi: sarà la catastrofe per eccellenza, in un film. La fine del mondo, il diluvio universale, il cosmo in distruzione. Non vedrete scene private di terrore e miseria del Terzo Reich, neppure la sarabanda banditesca della vita pubblica di trent'anni fa. Qui si parlerà soprattutto della forza della fede che sposta le montagne. È di un tribuno del popolo senza pari. Chiamate a raccolta tutte le forze del vostro animo, la gioia, anche il dolore.
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Heinz Schubert (direttore del circo) / Harry Baer - 2^ Parte
Saremo costretti a deludere tutti coloro che vorrebbero rivedere le immagini di Stalingrado, del 20 giugno o magari della bestia solitaria rintanata nel bunker della sua disfatta, oppure la Norimberga della Riefenstahl. Noi non mostreremo la realtà, che è irripetibile, come neppure il dolore delle vittime con le loro storie private. Non mostreremo neppure la storia come è stata rappresentata nei libri, o i grandi affari all'insegna della morale, dell'orrore, della paura, della morte, del pentimento, dell'arroganza e di una legittima rabbia.
Si parlerà di guerra e di sterminio razziale. Auschwitz come campo di battaglia di tutte le guerre di razza. Si tratterà di scoprire il colpevole universale, anche perché cosa sarebbe stato Hitler senza di noi? Ne va dell'immagine del divino nell'uomo, del cielo stellato sopra di noi e della legge morale in noi. Capire le avventure della mente e il loro sfociare poi in un mare di sangue, ecco il punto. Mefistofele davanti alla casa piena di gente che brucia.
Al suono di "Deutschlandl, Deutschland über alles... " H. Schubert entra nella Black Mary, dove troviamo H. Baer, seduto in meditazione, in una posa che ricorda il quadro `Melancholia"di Dürer.
HARRY BAER (manovrando la marionetta di Ludwig Il) Ancora una volta. E cosa farne? Un servizio all'arte? Parlare di morale dopo cinquanta milioni di morti? Tacere? Dover tacere. Qui si tratta di noi, non di quelli che hanno sempre tutto. Di noi che non abbiamo nulla, di noi che speriamo, che speriamo sempre in chi qualcosa farà, magari noi saremmo complici, e ci lasceremmo per una volta trascinare, e quella volta sbagliando. Qui è in gioco la più grande crisi nell'esistenza degli uomini, a tutte le latitudini, con tecniche nuove. Vi avevo avvisati, io, Ludwig II, fin dall'inizio vi avevo messo in guardia dai pericoli del business, degli affari, del cinema, della pornografia e della politica come spettacolo, show di massa. Il divertimento, e possibilmente il guadagno, è necessario, ma come provar piacere, come posso io, e come potete voi, non sto scherzando affatto, come provar piacere in questa tragedia: l'operato di un paio di pazzi, nient'altro che criminali, i protagonisti? Buon divertimento, signori, ve lo augurano le vittime.
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