Riprendersi da una delusione sentimentale con una soluzione stravagante: vivere una relazione con una bambola. È la surreale premessa di La Bambola, commedia romantica sul filo dell'assurdo - e sul sovvertimento degli stereotipi femminili - presentata in anteprima al Capalbio Film Festival e in sala dal 15 ottobre distribuita da No.Mad Entertainment, con Cecile De France e Vincent Macaigne nel cast. La regista Sophie Beaulieu ci racconta il film.
Partiamo dall'idea interessante di una bambola che si sveglia e dice finalmente la sua: è una metafora dell'attuale risveglio delle donne?
Proprio così, una metafora delle donne che si svegliano dal sistema che le vorrebbe zitte e al loro posto. L'idea della bambola nello specifico è nata mentre guardavo un documentario in tv che parlava di uomini che negli Stati Uniti convivevano con bambole vere, incredibilmente realistiche. Si possono ordinare su internet, a un prezzo piuttosto alto.
Per questo voluto raccontare un uomo che inizia un rapporto con la sua bambola?
Per raccontare il punto di vista di chi lo paragona a una relazione vera. Quegli uomini del documentario sostenevano fosse un peccato doversi nascondere dalla società, senza poter uscire come una coppia vera con la loro bambola. Ammettevano di esserne innamorati
Quando ho sentito pronunciare la parola "relazione", ho subito pensato: "Ma non c'è nessuna relazione".
Reazione simile a quella del suo personaggio, una bambola che di colpo prende vita, determinata a voler dire la sua.
C'era materiale da farne un film horror, o un revenge movie sulla ricerca di vendetta. Il punto è che non c'è nulla di cui vendicarsi. Quei tizi sono sinceri, pensano davvero di amare seriamente una bambola.
Parliamo del cast, com'è dirigere Cécile de France?
È la cosa più facile del mondo. Le dici qualcosa come: "Per questa parte del dialogo voglio che tu faccia una pausa minuscola tra questa parola e questa", e lei lo fa esattamente come vuoi, anche meglio. È precisa, puntuale, molto professionale e altrettanto umana. E sensibile, umile, piena di empatia.
Cosa vorrebbe che il pubblico cogliesse del suo film?
Prima di tutto vorrei che si divertisse. Questo vuole essere un film che fa stare bene. E magari far riflettere un po', uscire dalla sala e dire: "Caspita, non ci avevo pensato, questo non l'avevo messo in discussione perché è così radicato nella mia vita e nel modo in cui sono stata cresciuto/a. E sì, forse dovrei pensare a questo comportamento, al modo in cui penso, in cui mi comporto con gli altri, specialmente con le donne". È questo che voglio, che la gente pensi. Non che giudichi, facciamo tutti quello che possiamo come possiamo.
Quale ritiene sia il compito del cinema oggi?
Intrattenere, magari rallegrando, ma anche far riflettere senza sguardi giudicanti.
Aveva visto Lars e una ragazza tutta sua con Ryan Gosling?
Sì. È un film molto triste e traumatico. Immagino che per realizzarlo siano partiti dalle stesse domande sulla bambola, ma poi si siano concentrati sulla depressione del ragazzo e sulla sua solitudine. La mia commedia invece riguarda gli uomini che hanno delle bambole. Il focus è un altro.
La bambola, l'angelo del focolare, la moglie perfetta: i ruoli femminili contemporanei riescono ad aggirare certi clichè secolari?
Penso che stia cambiando, anche se il più delle volte le donne sono lì per servire le battute degli uomini, anche nella commedia. Sono le "spalle", non personaggi divertenti di per sé. Ecco perché nella mia commedia ho scelto di fare diversamente. All'inizio si pensa che il protagonista sia Remy, ma sono i personaggi femminili i più divertenti. Portano qualcosa di forte. Sono veri.
C'è una sorta di sorellanza tra loro.
La sorellanza è una cosa complicata. Tutte la desideriamo, ma è difficile perché siamo state cresciute nella competizione reciproca, a sedurre gli uomini e vincere, per esempio,o gareggiare per il potere. Invece nel mio film non volevo alcuna competizione femminile, non c'è conflitto tra loro.
Ritiene che il cinema europeo sia più interessante di quello americano oggi?
A volte sì, ma sento che il cinema americano abbia ancora molto da offrire. E penso anche che ci siano film europei che non propongono nulla di nuovo. Trovo che il cinema francese sia forte e ne sono orgogliosa, in un anno ho visto almeno 10 film molto buoni.
Il suo rapporto con il cinema italiano?
Amo molto Roberto Rossellini, trovo Roma città aperta un capolavoro. E ovviamente non posso non nominare il genio di Fellini.
Registi contemporanei ne segue?
Non sono appassionata di Sorrentino, lo trovo troppo barocco - non lo sto criticando, è solo che non fa per me, non mi identifico facilmente con il suo cinema-. Preferisco Alice Rohrwacher. E Matteo Garrone, con film sul sociale potenti.
Quest'anno a Venezia c'è stato un grosso dibattito per via di un solo film in concorso alla Mostra diretto da una donna. Che ne pensa?
A me sembra che ogni anno ci sia questo problema. Cannes sta cambiando un po', anche se non abbastanza. Non c'è molto spazio per le donne nella società, i festival ne sono lo specchio. Penso che ci vorrà del tempo, dobbiamo fidarci più di noi stesse e tirarci fuori dal sistema di voler o dover compiacere gli uomini. Svegliarci, come fa la bambola del mio film.